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Tutti
sappiamo che l'inquinamento fa male.
Ma non tutti danno la stessa valutazione della gravità degli
effetti dell'inquinamento.
Se chiediamo
alla gente per strada: "Qual'è la minaccia più grave per la
nostra società?". Molti risponderanno che c'è l'emergenza droga,
gli immigrati, la disoccupazione..."
Anche
se la coscienza ambientalista ha fatto in questi anni passi
da gigante non sono molti quanti si rendono conto della gravità
della situazione. In particolare è poco sentito il problema
del danno costituito dal sistema auto-velocità-carburanti tossici.
E non è un caso visto che per decenni le multinazionali dell'auto
hanno investito miliardi in una vera e propria campagna di disinformazione.
Solo recentemente la Ford ha smesso di finanziare la fondazione
che aveva proprio lo scopo di togliere credibilità agli scienziati
che sostenevano
l'esistenza di un nesso tra effetto serra, danni al clima e
sistema dell'auto, arrivando persino a negare che si sia di
fronte a un drammatico cambiamento del clima.
L'esempio della Ford è stato seguito a ruota dalle altre maggiori
case automobilistiche americane.
Non solo: l'Oms francese ha cambiato i criteri di elaborazione
dei dati sulle cause di morte e ne è risultato che l'inquinamento,
e in particolare l'uso di benzina e gasolio, sono la prima causa
di morte in quel paese. Contemporaneamente la Ford e la Mercedes
si stanno buttando sul motore a idrogeno e la Daewoo mette sul
mercato l'auto elettrica (ma solo in Giappone).
Cosa sta succedendo?
Semplicemente molti si sono accorti che è stato oltrepassato
il livello di emergenza.
La parte più sensibile dei produttori d'auto ha capito che non
potrà durare così a lungo e quindi hanno deciso di cambiare
tattica per non restare esclusi da una rivoluzione che ormai
è irreversibile.
Il nocciolo della situazione è che si sta per cambiare sistema
ma che alcuni paesi lo faranno più lentamente di altri e questa
lentezza avrà un costo mostruoso in termini di vite umane, costi
sociali e anche sul piano della vitalità economica dei paesi:
la Fiat, ancorata com'è a vecchi criteri speculativi e protezionisti
del "sistema auto", rischia di essere fatta a pezzi dalla concorrenza
di chi saprà convertire rapidamente i propri prodotti.
La situazione sta evolvendo con una velocità che fino a ieri
era conosciuta solo nel settore dell'informatica e dei telefoni
cellulari. Il presidente della Ford, ha annunciato che entro
12 mesi metterà sul mercato un'auto con un motore a idrogeno.
La Mercedes prevede tempi simili...
Questo è un fatto col quale solo gli stupidi possono non fare
i conti.
Ma torniamo ai danni del sistema-auto.
Il primo elemento ormai indiscutibile, è che l'inquinamento
da auto è la prima causa di morte nei paesi industrializzati.
E' falso che sia il tabacco la prima causa di morte. Infatti
il tabacco è solo una concausa. Lo dimostra il fatto che nelle
province italiane meno densamente popolate si vive fino a 5
anni di più che nei centri urbani e certamente non perché si
fumi di meno.
I fumatori muoiono perché vivono in città e si respirano, prima
delle sigarette, i gas di scarico di auto e caldaie.
E non si può sottovalutare il fatto che sono in aumento verticale
asma e allergie che hanno come causa evidente la qualità dell'aria
e dei cibi. Quello che è successo è che l'inquinamento e in
particolar modo l'inquinamento da auto è diventato un elemento
peggiorativo per tutte le patologie degli abitanti delle grandi
città.
Il
premio Nobel Rubbia ha dichiarato che per ogni litro di carburante
consumato nelle grandi città la collettività sostiene un costo
di 1400 lire in spese sanitarie (medicine, ricoveri, assenze
dal lavoro).
Questi dati terrificanti sono però solo un aspetto del problema.
C'è l'inquinamento
determinato dalla produzione dei carburanti: estrazione, trasporto
(petroliere che si spaccano nell'oceano), raffinazione, esalazioni
che colpiscono i benzinai (una delle categorie professionali
più colpite da tumori e malattie respiratorie). C'è l'effetto
serra: il riscaldamento del clima, nuove malattie, insetti cattivissimi,
tornadi, scioglimento dei ghiacciai, aumento del livello del
mare...
E se non bastasse c'è il dramma degli incidenti d'auto.
E qui l'Italia è in testa a tutte le statistiche. 1200 morti
all'anno e circa 2000 paralizzati e grandi invalidi a causa
degli incidenti. La velocità è la prima causa di morte per le
persone sotto i 20 anni. Su due persone paralizzate una ha avuto
un incidente con un motorino. Siamo infatti il paese dove correre
in auto è quasi un diritto costituzionale. Negli Usa il limite
di velocità è drasticamente posto sotto i 100 km orari, in Francia
chi supera i limiti si vede sequestrare l'auto con un atto giudiziari
immediato, visto che a bordo delle auto della polizia della
strada viaggia un pubblico ufficiale con delega giudiziaria.
In Italia abbiamo visto i benefici effetti di quei pochi mesi
nei quali il Ministro Ferri pose il limite di velocità a 110
km orari e fece qualche cosa per farlo rispettare. Diminuì drasticamente
il numero e la gravità degli incidenti, diminuì addirittura
del 30% il consumo di carburante sull'autostrada, il traffico
risultò più fluido e diminuirono i tempi medi di percorrenza.
E questo nonostante i giornali della cordata della Fiat, Corriere
della Sera in testa, si sbracciassero a togliere credibilità
all'iniziativa fornendo le dislocazioni dei rivelatori di velocità
della polizia e consigli su come
invalidare le foto dei rivelatori fotografici di velocità, spruzzando
lacca per capelli sulla targa dell'auto.
Fu una vera vergogna e dopo poco il provvedimento fu ritirato
e si tornò alla tolleranza consueta verso i virili birbaccioni
che vanno a 150.
Nell'ultimo week end sono morti 10 ragazzi, e il Ministro Livia
Turco chiede la chiusura anticipata delle discoteche. E fa tristezza
vedere come la disinformazione faccia vittime anche tra persone
per molti altri versi brillanti...
Se non volete ragazzi morti all'alba sulle strade fate rispettare
il codice della strada!!!
Il Ministro Ferri, peraltro beccato pure lui a infrangere i
limiti di velocità con la sua auto blu, ebbe un'idea semplice:
annunciò l'istituzione di una squadriglia di auto, senza contrassegni
della polizia, che avrebbero viaggiato a velocità legale munite
di videocamere atte a riprendere tutte le auto che le avessero
superate. Datemi 100 di queste auto con cinepresa e l'autorità
per sequestrare l'auto
a chiunque superi di 20 km orari i limiti e vi azzero i morti
per incidenti in 3 settimane.
Lo slogan potrebbe essere:" Puoi correre per mille chilometri,
poi però ti piglio e vai a piedi."
L'altro elemento che rende assurda l'attuale situazione è che
fin da domani mattina potremmo tagliare nettamente i consumi
di carburanti derivati da petrolio.
Ovviamente la nostra aspirazione sta in una totale riconversione
del sistema dei trasporti: auto elettriche, auto piccole che
si possano caricare sui treni, stazioni ferroviarie adatte a
questo scopo, rinnovamento del sistema dei trasporti su rotaia,
su acqua (abbiamo una rete di porti, fiumi e canali
navigabili che è stata completamente abbandonata ma che potrebbe
essere rapidamente riattivata con risparmi enormi).
Si tratta di cambiare filosofia, puntare su soluzioni nuove:
disponibilità di noleggio di automezzi a prezzi incentivati,
motorini elettrici, piste ciclabili, centri urbani chiusi al
traffico, privatizzazione dei servizi di trasporto pubblico...E
anche il riscaldamento con i pannelli solari e la produzione
di energia elettrica da fonti rinnovabili (eolico, maree, sole)
potrebbe svilupparsi enormemente visto che siamo tra quelli
che in Europa hanno più sole e tra quelli che lo usano di meno.
Siamo convinti che si sia all'inizio di un cambiamento radicale
e rapidissimo della situazione, ma realizzare questa rivoluzione
richiederà comunque qualche anno. Se ci fossero la coscienza
e la volontà politica però si potrebbero prendere da subito
misure in grado di modificare sostanzialmente il tasso di inquinamento
derivante da auto e riscaldamenti, abolendo mediatamente
l'uso di carburanti derivati dal petrolio.
Tutte le auto a gasolio circolanti oggi in Italia potrebbero
essere convertite con un costo irrisorio a olio di colza o un
altro tipo di biodiesel. Tutte le auto a benzina potrebbero
essere convertite ugualmente ad alcol (vi ricordate il progetto
di Gardini?) o a gas (gpl). Lo stesso discorso vale per le caldaie
domestiche.
E sarebbe anche un'opportunità straordinaria dal punto di vista
economico e della lotta alla disoccupazione. Bisognerebbe mettere
a coltura enormi quantità di terreno che oggi è abbandonato
perché la Comunità Economica Europea paga fior di soldi per
ogni ettaro lasciato incolto. Si tratterebbe di costruire nuovi
centri di produzione per i bio-carburanti, e molto lavoro per
convertire i mezzi. Intanto, intraprendendo la via della riconversione
globale del sistema dei trasporti, si otterrebbero enormi vantaggi
sul piano della bilancia dei pagamenti, che è strangolata dal
costo del petrolio che importiamo. E, globalmente, passare dal
trasporto individuale su ruote a quello su rotaie e su acqua
significherebbe creare centinaia di migliaia di posti di lavoro
in Italia.
Il mercato dell'auto infatti ha proporzionalmente meno addetti,
in quanto produrre auto comporta meno operatori che gestire
un sistema che sostituisca il trasporto individuale e quello
su gomma.
Inoltre le auto che usiamo in Italia sono solo in minima parte
prodotte in Italia, la stessa Fiat produce all'estero una quota
importante dei componenti dell'auto. Quindi il diminuire degli
acquisti di auto in Italia avrà effetti minimi sulla nostra
disoccupazione mentre l'investimento sui trasporti collettivi
e pubblici avrà un effetto enorme sull'occupazione. E lo stesso
discorso vale per la necessità di creare centinaia di migliaia
di micro laghi e di piantare miliardi di piante e concimare
i boschi, e ricreare l'humus laddove è stato eroso, se vogliamo
contrastare l'effetto serra e la modificazione del clima.
Qualcuno dirà: "Si è giusto, sarebbe bello ma non si può fare,
è impossibile!"; Ma l'esperienza ci mostra che neanche questo
è vero. A Los Angeles, grazie a misure severe sull'uso dell'automobile
e sui livelli di inquinamento tollerati, stanno vivendo l'estate
meno inquinata degli ultimi 50 anni.
Città come Copenaghen da anni tollerano un bassissimo numero
di auto private, grazie a una tassazione durissima, e ottengono
con trasporti veramente efficienti e l'uso di massa delle biciclette
(nonostante il freddo polare) una qualità dell'aria e della
salute dei cittadini, veramente invidiabile.
In Svizzera, Austria, Australia e Nuova Zelanda alcune cittadine
stanno sperimentando l'abolizione totale del trasporto individuale
in aree di notevoli dimensioni.
Vorrei dilungarmi sull'urgenza e sull'improrogabilità di queste
scelte. E sulle responsabilità che avrebbe un governo che scegliesse
oggi, ancora una volta di non agire per non disturbare la lobby
del petrolio e dell'auto.. Ma credo di non poter aggiungere
nient'altro di sostanziale se non il fatto che, come è accaduto
per l'industria del tabacco, ci impegneremo nei prossimi anni
a far pagare alle multinazionali dell'auto e del petrolio e
ai governanti che le hanno pedestremente servite, i danni del
disastro ambientale e della strage che stiamo subendo. Quello
che possiamo garantire è che, se ci saremo ancora, saremo vendicativi.
ARIA PULITA
di Franca Rame |