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I brividi di freddo fanno dimagrire

Lo rivela uno studio pubblicato su Cell Methabolism da un gruppo di ricercatori americani dell'Istituto nazionale del diabete e malattie digestive e renali, negli Stati Uniti.
Rabbrividire a causa del freddo rilascia un ormone che stimola il tessuto grasso a produrre calore, in modo che il corpo possa mantenere la sua temperatura interna. Questo ormone, che si chiama irisina, viene prodotto anche dal muscolo durante l'esercizio fisico. I risultati dimostrano che l'atto di rabbrividire produce calorie, bruciando il grasso bruno e migliorando il metabolismo.
La polmonite è un effetto collaterale trascurabile.
(Fonte: Repubblica)

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Fino a cinque anni fa l’India vantava il triste primato di essere il Paese con circa la metà dei casi di poliomielite al mondo. Oggi, grazie alle campagne di vaccinazione, la situazione è cambiata e non si registrano nuovi casi dal 13 gennaio 2011.
"Il caso dell'India - sottolinea Alberto Cecchini, rappresentante di Rotary Italia - è emblematico perché testimonia come in una situazione sanitaria difficile e complessa da gestire, l'impegno costante e l'attenzione continua al problema possano sconfiggere la polio ovunque".
(Fonte: Repubblica)

Published in SALUTE

Quando mi avvicinai alle nuove idee sulla salute e il benessere, restai affascinato dalla macrobiotica che prometteva una vita lunga e piacevole grazie a un’alimentazione sana.
Sicuramente ho ottenuto buoni vantaggi da 7 anni di dieta rigida, ma con il tempo mi sono reso conto che la sola alimentazione non riesce a risolvere tutti i problemi di salute.
In effetti la stessa macrobiotica contiene indicazioni sulla necessità di muoversi e pensare in modo armonico ma questo messaggio globale è spesso trascurato dai principianti. È un fenomeno che ovviamente non riguarda solo la macrobiotica. I principianti tendono a praticare le diverse vie al benessere in modo parziale, cogliendone gli aspetti più vistosi (ad esempio, non mangiare più carne). La nostra esperienza ci dice che questo modo settoriale e parziale di agire a favore del nostro benessere dà scarsi risultati. È necessario comprendere come affrontare contemporaneamente le diverse componenti del nostro equilibrio.
Altrimenti si rischia di demolire con una mano quel che si costruisce con l’altra. Se la tua dieta è perfetta ma odi la vita, il mondo e gli esseri umani, non trarrai nessun vantaggio dal rinunciare a ingozzarti di cappelletti, ti ammalerai comunque e inoltre avrai un’esperienza esistenziale povera.
Questo articolo cerca di spiegare come e perché il benessere è il risultato di una serie di comportamenti ottimali in diversi ambiti della nostra vita. Siamo corpo, emozioni, pensieri e azioni e questi quattro aspetti sono un tutt’uno inscindibile e strettamente interconnesso. Se mangi bene ma vivi pessime emozioni non otterrai grandi risultati. Ugualmente, se riequilibrando il tuo organismo agisci sull’alimentazione ma non sulla respirazione e il movimento concludi poco.
Questo modo di vedere le cose ci porta a considerare come importanti ai fini della salute non solo il corpo, la psiche, l’inconscio e le abitudini esistenziali ma anche il nostro modo di appassionarci a un’attività, di pensare, di vedere la vita, di raccontarci quel che succede e di fantasticare sul futuro e di impegnarci per raggiungere con successo i nostri obiettivi lavorativi, sociali e relazionali. Questo territorio sta tra le emozioni, le passioni e il modo di ascoltare sé stessi e gli altri ed è altrettanto importante per il nostro benessere fisico e psicologico degli altri aspetti della nostra vita.

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Published in CACAO DELLA DOMENICA

Guarire di David Servan-Schreiber

Dedicato a tutte quelle persone che pensano di non avere scelta, che non cercano più l’amore, che ritengono la felicità un’utopia.

Carissimi,
in questo sabato di vera primavera vi voglio parlare nuovamente di un libro che ho amato moltissimo. Si tratta di Guarire, di David Servan-Schreiber, l’amatissimo autore di Anticancro.
In questo libro Schreiber ci racconta una nuova strada per curare lo stress, l’ansia e la depressione senza farmaci né psicanalisi.
Wow! Direte voi e chi è: Mandrake?
Quasi.
In realtà l’autore fa una cosa molto semplice: racconta in modo scientifico e al contempo chiarissimo come funziona il nostro cervello e propone alcuni metodi “alternativi” per curare quello che sembra essere il male del secolo.
E se ci pensiamo un po’ ci rendiamo conto che alcune cose sono poi già nel nostro modo di combattere ansia e stress. Per esempio, quel giorno che eravamo particolarmente di cattivo umore e abbiamo deciso di scendere dal mondo e di fare due passi in un parco. Poi ci siamo sentiti meglio, no?
E che dire di quando siamo andati al vivaio per comperare delle nuove piante per celebrare la primavera in giardino? Alla sera eravamo stanchissime e con le mani nere di terra ma contente!
Oppure, e qui parlo per me, quella notte di tre anni fa, quando stavo per andare a letto ed era veramente tardi, mi giro verso la porta e vedo due occhietti e solo quelli, poi una lingua rosa e un miagolio… no! Un altro gatto no! E poi che roba è? Era una cosina tutta nera e nella notte si distinguevano solo gli occhi. Io non lo volevo ma lui voleva me. Indovinate chi ha vinto?
E, non diteglielo, ma un gatto nero ti alza il morale come nessun psicofarmaco potrebbe mai fare!
Ecco, Servan-Schreiber spiega come mai ci sentiamo meglio in queste e in altre occasioni, come fare per renderle un’abitudine e ci racconta decine di altri piccoli esperimenti, trucchi, storie per prendere in mano la nostra vita e darle il valore che merita.
Perché voi valete e non solo per l’Oréal
Per spiegarmi meglio vi copio un paio di brani dal libro. In uno un piccolo trucchetto per combattere lo stress del risveglio mattutino, nell’altro parliamo d’amore.

Simulare l’alba
Sono le sette ed è buio pesto. La suoneria della sveglia lacera il silenzio e interrompe il vostro sogno. Con le palpebre appesantite, tendete la mano verso l’intrusa per farla tacere. “Ancora cinque minuti!” implorate. La giornata inizia male. Ma ci sono forse alternative? Be’, sì, una: basta mettere in funzione un semplicissimo apparecchio collegato alla lampada del comodino. Volete alzarvi alle 7? L’apparecchio comincia a illuminare la stanza dalle sei e un quarto; in dolcezza, simula la comparsa della luce della vostra nuova giornata, prima molto lenta, poi sempre più rapida.
Anche chiusi, gli occhi sono molto sensibili a questo segnale, che dalla notte dei tempi innesca il risveglio di tutte le specie animali, lo stesso segnale che il cervello emotivo ha imparato a riconoscere nel corso di milioni d’anni di evoluzione. Dai primi raggi di luce che filtrano attraverso le nostre palpebre chiuse, l’ipotalamo riceve un messaggio: è il momento di organizzare la transizione fuori dal sonno. Di colpo, ci si sveglia spontaneamente e con tranquillità, senza interrompere un sogno che avrà compreso da sé di doversi concludere. La secrezione mattutina di cortisolo si avvia, la temperatura del corpo comincia la sua ascesa quotidiana. Quando l’intensità della luce aumenta ancora, l’attività elettrica del cervello che caratterizza il sonno profondo passa a sua volta verso la modalità del sonno leggero, quindi verso quella del risveglio completo. Per i soggetti preoccupati dalla “dolcezza” del processo, alcuni apparecchi sono dotati di una “suoneria di richiamo”, nel caso il segnale della luce non fosse sufficiente.
In uno studio effettuato nell’arco di cinque anni a Seattle, la città più piovosa degli Stati Uniti, il dottor Avery ha dimostrato che la stimolazione dell’alba è molto efficace per trattare i sintomi di ibernazione associati alla depressione stagionale. Sembra che il cervello sia ancora più ricettivo a questo metodo naturale che all’imposizione di una luce viva e artificiale non preannunciata. In più, i suoi benefici non si limitano al trattamento della depressione: molti familiari di pazienti che hanno partecipato direttamente all’esperienza hanno affermato di essersi sentiti rinvigoriti da questi risvegli concilianti.



Il “Love lab” di Seattle
All’Università di Seattle, in un centro chiamato “Love lab”, lo coppie sposate accettano di passare sotto il microscopio emotivo del professor Gottman, che analizza la natura delle loro interazioni. Alcune videocamere filmano le coppie e permettono di individuare la più piccola smorfia sui loro visi, anche se dura soltanto qualche frazione di secondo; nel frattempo dei rilevatori sorvegliano le variazioni del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa. Da quando Gottman ha inventato il Love Lab, oltre cento coppie hanno accettato di discutervi i loro cronici argomenti di contrasto: la suddivisione dei compiti domestici, le decisioni riguardo ai figli, la gestione delle finanze, le relazioni con la famiglia acquisita, i conflitti sul fumo, sull’alcol e via dicendo.
La prima conclusione a cui Gottman è giunto è che non esiste coppia felice (e quindi un rapporto duraturo) senza un conflitto costante, Anzi, è vero l’opposto: chi non ha argomenti su cui discutere in continuazione deve preoccuparsi, perché l’assenza di contrasti è indice di una distanza emotiva tale da escludere qualsiasi autentica relazione.
La seconda, stupefacente, scoperta è che a Gottman bastano cinque minuti - sì, solo cinque! – di lite fra moglie e marito per predire con una precisione del 90% chi rimarrà sposato e chi divorzierà negli anni a venire. E questo vale anche se si tratta di una coppia ancora in luna di miele!
Nulla colpisce il nostro cervello emotivo e la nostra fisiologia quanto il sentirsi emotivamente allontanati da chi abbiamo accanto: il consorte, i figli, i genitori. Nel Love Lab una parola di troppo, una minima smorfia di disprezzo o disgusto appena visibile a un osservatore esterno bastano per produrre un’accelerazione del ritmo cardiaco in colui al quale sono destinate. Una battuta ben piazzata, insaporita da un po’ di disprezzo, ed ecco la frequenza cardiaca della vittima si impenna brutalmente oltre i 110 battiti al minuto. Il problema è che il cervello emotivo, una volta messo in allerta in questo modo, sopprime del tutto la capacità del cervello cognitivo di ragionare razionalmente: come abbiamo visto, la corteccia prefrontale si trova “disconnessa”. In particolare, sono gli uomini i più sensibili a quello che Gottman chiama “affogamento” affettivo: una volta attivata la loro fisiologia, non pensano più se non in termini di difesa e di attacco e non cercano più una soluzione o una risposta che possa placare gli animi. Lo stesso accade a molte donne. […]
Gottman ha identificato nei dialoghi conflittuali alcuni atteggiamenti che definisce “i quattro cavalieri dell’apocalisse”, che sono in grado di distruggere qualsiasi relazione al loro passaggio. Questi comportamenti attivano il cervello emotivo dell’interlocutore a un punto tale da rendergli impossibile rispondere se non con cattiveria o ritirandosi come un animale ferito. Grazie ai quattro cavalieri possiamo essere certi di non ottenere dalla nostra relazione quello che vogliamo eppure nelle nostre battaglie affettive sono quasi sempre lori i primi che facciamo scendere in campo. “
Quali sono questi 4 cavalieri?
Ehhh… tocca leggere il libro :-)

Una buona fine settimana a tutti
Gabriella

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