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Buona estate, buone vacanze, buona fortuna a tutti!!!

Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
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Dario Fo: Picasso Desnudo

Published in LIBRI

Non ricordo che anno fosse ma ricordo la mia emozione entrando nella casa dei Fo a Porta Romana a Milano.
“Porta Romana bella…” cantava Giorgio Gaber, e bella lo è davvero, poi a farmi digerire Milano non c’è riuscito neanche Dario che ne è innamoratissimo.
Sto divagando..., allora dicevo, entro in casa, timidissima, ci sono quadri di artisti famosi, statuette, un bassorilievo raffigurante una Madonna, non so più dove guardare. E quello che mi sconvolge proprio è una serie di ritratti di Franca, disegnati credo a carboncino, bellissimi e sotto una firma: Pablo Picasso. La firma è la sua, non ci sono dubbi, la conosco.
Non oso chiedere, e penso: sono pazzi, tengono dei Picasso così, attaccati alle pareti dello studio…
Franca, in quei ritratti fatti con quattro tratti decisi, è naturale e magnifica, non smetto di guardarli. Credo che Jacopo si sia accorto del mio stupore perché si è messo a ridere dicendo: “Sono dei falsi, li ha disegnati mio padre”. “Anche la firma?” chiedo stupidamente, “Sì, pure quella” mi risponde.
Beh, firma o non firma, falsi o meno, sono stupendi…
Mi fa sorridere ora presentarvi questo libro dove Dario ci racconta proprio di lui: Pablo Picasso. Questa volta parliamo di quello vero.
Il libro è edito dalla Franco Cosimo Panini Editore e come tutti gli altri della collana dedicata a Dario Fo (Giotto, Mantegna, Michelangelo) è illustrato con decine di tavole a colori, il testo è a cura di Franca Rame.
Un vero piacere da vedere, da leggere, da regalare.
Buona lettura
Gabriella Canova

Ho inventato Picasso
Come frontespizio alla storia di Pablo Picasso abbiamo scelto questa sua dichiarazione: “Sono venuto al mondo nel 1881, in ottobre, e devo dirlo ero un bimbo molto dotato nella pittura! Ho avuto difficoltà a farmi conoscere all’inizio, come succede a ogni giovane che intraprenda il cammino dell’arte. Poi, sempre con fatica, mi sono fatto apprezzare, quindi più tardi ho compiuto la più importante delle mie azioni: ho inventato Picasso.
Sono stato fortunato, la sorte mi ha regalato come primo insegnante di pittura nientemeno che mio padre, don José, professore all’Accademia di Belle Arti di Malaga. Ero ancora un ragazzino quando mio padre rimase letteralmente sconvolto nello scoprire una mia pittura – di cui lui stesso mi aveva dettato il tema – un dipinto di fattura talmente straordinaria da mandarlo in crisi. Nello stesso giorno mio padre decise di regalarmi la sua tavolozza, le tele e i colori e da allora non dipinse più.
Da subito ho imparato ad amare i grandi pittori antichi, pittori del mio Paese: Velàsquez, El Greco e Goya, quest’ultimo famoso per la Maja vestida e la Maya desnuda.
A proposito di questo stupendo doppio ritratto di donna mi sono subito chiesto: “Ma perché, dopo aver dipinto questa sua innamorata dolcemente sdraiata su una chaise-longue, indossante un abito così raffinato, Goya l’ha poi spogliata nuda nello stesso atteggiamento mostrandola così a tutta la città? E’ semplice, Francisco amava questa donna più di ogni altra creatura al mondo, quindi l’ha mostrata ignuda non perché volesse vendicarsi e punirla per essere stato tradito e abbandonato, come pensano stupidamente certi eruditi commentatori, ma per farle un grande dono. Denudarla perché ognuno potesse rendersi conto per intero di quanto fosse impossibile non perdere la testa per lei”.
Non capita tutti i giorni di incontrare Venere in persona!
A proposito di opere sublimi Pablo soleva ripetere un paradossale concetto: “La mediocrità di un pittore si misura osservando come faccia propria l’opera di un grande artista. Quasi sempre il pittore in questione dichiara di non copiare l’opera del grande maestro, ma di ispirarsi a lui. Ed è qui la stupida banalità; infatti un pittore di grande qualità – e scusate se io mi permetto di pensare di essere uno di quelli – non si limita mai a tradurre l’emozione che gli procura un grande maestro, ma si prende tutto intero il suo dipinto: colori, forme, linguaggio, e si porta via anche la cornice se scopre che è di valore”.

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La Vera Storia del Mondo di Jacopo Fo

Published in LIBRI

E’ tornato!!!
Dopo quasi vent’anni siamo lietissimi di presentarvi la nuova edizione, riveduta, corretta e aggiornata de La Vera Storia del Mondo di Jacopo Fo.
Con molte illustrazioni a colori, il nostro libro più amato torna con una nuova copertina e un sacco di storie mai raccontate.
Come sono state costruite le piramidi?
Perché le donne hanno le tette?
Chi erano i Seminole, i nativi americani che non si arresero ai colonizzatori?
Indice analitico, cronologia e migliaia di fonti. Se sei uno studente potrai fare un figurone con i tuoi insegnanti raccontando quello che neanche loro conoscono.
Imperdibile!

Capitolo Primo
Breve riassunto dei fatti dall’età della pietra a oggi
I manuali scolastici dedicano pochissimo spazio all’inizio dell’avventura umana. Là dove non ci sono nomi di re e date da imparare a memoria, sembra ci sia poco da apprendere: la storia, si dice, comincia con la scrittura. Non sufficiente attenzione è data poi al peso che ebbero le innovazioni tecniche.
Cerchiamo qui di riequilibrare la situazione, occupandoci dei meccanismi che fin dai primordi hanno determinato l’evoluzione umana.

PERCHE' LE DONNE HANNO LE TETTE?
Come mai le scimmie persero il pelo e diventarono umane?
Questa vi sembrerà forse una domanda stupida. Invece una domanda così superficiale ha dei risvolti profondissimi. Innanzi tutto una cosa è innegabile: le tette esistono ma le hanno solo le donne. “Idiota”, dirai tu, “è chiaro che gli uomini non le hanno, visto che non allattano”. Indiscutibile ma non pertinente.
Dicendo che le donne sono le sole ad avere le tette intendevo dire che sono le uniche mammifere ad avere le tette. No, le altre mammifere non hanno le tette. Hanno i capezzoli, sì. Hanno le ghiandole mammarie, sì. Allattano, sì.
Ma siamo seri, non mi direte che le mucche hanno le tette e neanche quelle delle scimmie si possono definire “tette”. Quando dico tette dico tette. Cioè quella protuberanza curvilinea, morbidamente imbottita, ondeggiante, traspirante, piena, soffice, ammiccante. Tette tettose insomma. Allora, da dove vengono? Perché solo le donne ce le hanno?
Cogli il senso della domanda?
Beh, la storiografia e i paraponzi di tutte le megauniversità del mondo non sono ancora riusciti a dirci da dove vengano queste realtà biologiche. Le posizioni attualmente sono due. Da una parte, alcuni scienziati sostengono che non c’è motivo di preoccuparsi per il fatto che le donne hanno le tette, non c’è pericolo che esplodano, non sono infettive e non mordono. L’altro fronte dei luminari va oltre. Le donne hanno le tette perché agli uomini piacciono le tette.
E vi prego di riflettere su questa seconda posizione. Essa supera l’annoso problema: “è nato prima l’uovo o la gallina”... Cioè: agli uomini piacevano già le tette prima che le donne le avessero. Precognizione? Desiderio embrionale? Telecinesi? Invidia del pene?
Magari salta fuori che le tette sono un ideale biologico precompresso, insito negli archetipi del DNA presente già nei protomammiferi. Le specie animali, tutte, hanno come obiettivo finale, come scopo evolutivo, le tette. Anche le cagne volevano farsele crescere perché sanno che i cani le adorano, solo che non ci sono riuscite.
Invece le donne hanno raggiunto il traguardo.
Beh, non esageriamo, amatissimi lettori, in effetti le pupe non son le sole a essere munite di ‘respingenti molleggiati’.
Già, la verità è che anche le sirene le hanno. No, non le sirene mitiche hollywoodiane: esistono delle specie di trichechi marini che hanno simil tette (i lamantini).
Pare che da questi esseri focheschi i marinai antichi, ottenebrati da sole e astinenza, abbiano tratto l’idea delle mitiche sirene.
Seguendo questa traccia scopriamo una serie di cose interessanti.
Le donne, e anche gli uomini, sono gli unici mammiferi di terra ad avere una serie di cose in comune con i mammiferi acquatici.
1. Seni - in alcuni casi.
2. Assenza della pelliccia.
3. Abbondante strato di grasso sottocutaneo.
4. Lacrimazione oculare salina.1
5. Naso a sifone (l’acqua non entra in immersione).
6. Labbra carnose (imbottite anch’esse per ottenere la chiusura ermetica
della bocca).
7. Regolazione volontaria della respirazione.
Ci sarà un motivo se le cose stanno così? La natura fa tutto per un preciso motivo e non spreca i suoi talenti; ad esempio, non dà le macchine da scrivere agli elefanti perché sa che le romperebbero.
Allora cosa ci suggeriscono queste informazioni?
Che l’umanità ha trascorso un periodo di qualche milione di anni sulle rive di un mare tiepido, passando in acqua la maggior parte del tempo (i nostri antenati scimmie non vivevano in acqua come i pesci, però vi passavano parecchie ore al giorno, sia perché così stavano al sicuro sia perché faceva un caldo bestiale).
In questo periodo l’umanità avrebbe completato quella complessa evoluzione dalla scimmia all’uomo.
Lo so che sai esattamente chi è l’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia e che se vengo a trovarti me lo puoi anche presentare... ma ti garantisco che da un certo punto di vista il problema è più complesso.
Infatti avrai letto sui giornali, negli ultimi anni, un continuo accapigliarsi di studiosi che si contendono il primato di aver trovato questo benedetto anello di congiunzione. Il problema sta proprio lì. In realtà si brancola nel buio. Fino a un certo punto è scimmia poi, dopo un periodo misterioso, trak! appare
l’uomo. Perché?
Semplice. L’umanità si è trasferita in riva al mare e là le ossa non si conservano.
Elementare! Spiega tutto. Spiega anche le tette. Le donne stavano in acqua, avevano bisogno di uno strato adiposo per isolare termicamente le ghiandole mammarie dagli sbalzi di temperatura. E servivano belle elastiche perché i neonati potessero succhiare il latte in acqua senza bersi tutto l’oceano.
Si spiega anche perché le nostre labbra siano a chiusura ermetica. Se tieni la bocca chiusa sott’acqua, questa non ti entra in bocca. Prova un po’ a farlo fare a un cane.
Resta un ultimo problema. Perché l’umanità è entrata in acqua?
Ora prova a immaginare di essere su un bell’albero nella foresta vergine, in un paio di milioni di anni scoppia un caldo boia e gli alberi di albicocche seccano.
Così tu e il tuo branco decidete di spostarvi in cerca di un po’ di fresco e ciliegie. Lungo la strada una torma di tigri vi assale. Siete in riva al mare. Che fate? Ma diamine! Vi buttate in acqua, no?
Stando in piedi (siete quadrupedi ma come tutte le scimmie potete stare anche in posizione eretta) potete arrivare molto più in là di una tigre, che si trova subito a non toccare. Così voi vi salvate la pelle perché le tigri non sono brave a nuotare e lottare allo stesso tempo.
Beh. Tutto chiaro, no!?
Non è geniale?!?
Io mi chiedo come i testoni in cattedra non lo abbiano già capito. E guardate che non è una pensata che mi è venuta negli ultimi dieci minuti. Non è neanche un’idea mia. L’ho letta su un libro. È di una certa signora Elaine Morgan, una giornalista inglese.
Documentatissima.
Spiega queste cose in circa trecento pagine...

CONTINUA A LEGGERE SCARICANDO L'ANTEPRIMA DEL LIBRO

La vera storia del mondo Jacopo Fo

Dario Fo: Il Paese dei Misteri Buffi

Published in LIBRI

Carissimi, questa settimana lasciamo la parola a Dario Fo e a Giuseppina Manin e al loro nuovo libro: Il Paese dei Misteri Buffi, edito da Guanda.
La retrocopertina è laconica: “Infiniti sono i misteri buffi di questo Paese, ma il vero mistero buffo sono gli italiani”.
Non è la prima volta che il nostro amato premio Nobel incontra la giornalista del Corriere della Sera Giuseppina Manin e le loro conversazioni sono sempre state molto interessanti e divertenti, come questa di cui vi anticipiamo un brano.
Buona lettura!

Prologo

Caro Dario,
era il 1969 quando, in un’aula dell’Università Statale di Milano, portasti in scena per la prima volta quel tuo Mistero Buffo nato per irridere i santi e i fanti secondo lo stile delle sacre rappresentazioni medievali, secondo lo sguardo dei diseredati, dei dimenticati. Una rivoluzione copernicana della storia e del linguaggio teatrale destinata a girare tutto il mondo, a conquistare platee nostrane ed esotiche, dall’Africa alla Cina, dal Sudamerica all’Australia. Fino a quella più esigente e inattesa di tutte, i serissimi giurati dell’Accademia di Stoccolma, che travolti dalla forza comica e narrativa del tuo grammelot, nel 1997 ti assegnarono il più folle e audace dei Nobel per la letteratura. Con il passar degli anni il Mistero è cresciuto, si è moltiplicato. Molte storie si sono aggiunte, attinte come sempre avete fatto tu e Franca Rame dalla cronaca “di giornata”, modificando i canovacci, aggiornandoli in diretta, sera dopo sera. Ma con il tempo gli eventi sono diventati sempre più vorticosi. I santi sempre più rari, mentre fanti e fantocci hanno prolificato come conigli. Guardando indietro, gli ultimi decenni evocano forsennate sarabande, visioni di infernali gironi di dannati. A questo nostro disgraziato Paese nulla sembra esser stato risparmiato. La mutazione antropologica che aveva previsto Pasolini si è compiuta, ogni valore, etico ed estetico, è allo sbando. Oltre ogni crisi di nervi e d’identità. Dibattuti tra lo sprofondare in un cupo baratro o tentare con fatica e coraggio di rialzarci, di ritrovare perduti meriti, antica dignità. Per tutto questo oggi, a quasi mezzo secolo da quel primo Mistero, sarebbe bello riprenderne le fila, ripensare ai tanti altri “misteri”, pochissimo buffi ma terribili e grotteschi, che ci hanno scosso, minato, devastato, proprio a partire da quel post ’68 così pieno di promesse e speranze.
Caro Dario, ripartiamo insieme da un viaggio nella memoria. Senza pretese storiche né sociologiche, solo con il gusto e la filosofia scanzonata del giullare che racconta a modo suo di un’Italia di nuovo “nave senza nocchiere in gran tempesta”. Quando ai versi che seguono, “non donna di province ma bordello”, lascerei perdere.
Giuseppina Manin

Cara Giuseppina,
la tua idea mi piace. Il tema è fin troppo vasto, ambizioso, tentatore. L’ultimo mezzo secolo è tale impasto di follie, menzogne, orrori, bassezze… Scandali e stragi, organizzazioni criminali pubbliche e private, traffici e infamie indegne, truffalderie ciniche che hanno rovinato milioni di cittadini oltre che la nostra reputazione nel mondo intero. Misteri tanti. Buffi pochissimi. Risolti nessuno. Una sarabanda di storie satiriche e tragiche insieme, dove personaggi degni di tutto rispetto si intrecciano con altri cialtroni, ruffiani, mezze calzette da comprare –vendere al mercato delle vacche. Donnette disposte a tutto e donne di grande coraggio. Uomini degni di questo nome, ma anche uominicchi e quaquaraquà di sciasciana memoria. Politici disposti a passare da uno schieramento all’altro alla prima offerta speciale. Sempre proni davanti al potente di turno. Insomma un parterre degno di una sequenza di giullarate.
Per quanto riguarda il metodo, preferirei non seguire una sequenza logica o cronologica, ma piuttosto andare allo scarampazzo, cioè improvvisando gli andamenti a seconda dello spasso che ogni storia riesce a procurarci. Per cercare di offrire uno spaccato di verità fra tante menzogne. Per recuperare qualche manciata di orgoglio e dignità- Già, perché bisogna provarla la mortificazione che produce il ritrovarsi all’estero e alla parola “italiano” veder spuntare immancabilmente sulle facce degli abitanti del luogo sorrisi misti di pietà e disprezzo, seguiti dall’immancabile domanda: “Ma voi come avete fatto a sopportare certi scandali, un Governo riunito intorno a una specie di satrapo, oltretutto barzellettiere triviale…?” Come ve la cavate con le ruberie e menzogne organizzate in spregio alla vostra intelligenza da politici che hanno imposto leggi ad hoc a unico vantaggio di colui che le ha fatte promanare a colpi di fiducia e decreti legge? E poi il riemergere della massoneria e delle caste criminali… Ma voi, come potete accettare tutto ciò senza batter ciglio, senza ribellarvi?”
Ehi, fratelli d’Europa, attenti, andateci piano con i luoghi comuni dell’italiota tira a campà, piagni e fotti! Fate attenzione, “italiano” vuol dire anche imprevedibile. Da noi all’istante tutto si può ribaltare e voilà! Quando tutti erano ormai convinti che nel pantano fossimo fino al collo, anzi ormai sommersi a fare glu glu, ecco che nella primavera 2011 qui da noi esplode un vero e proprio ribaltone politico-morale. Ci sono le elezioni amministrative e, inatteso, appare un movimento, con a capo i naviganti di internet, gli arancioni, le donne e gli eterni indecisi risvegliati all’istante, che mandano allo sballo totale Berlusconi, Bossi e i loro seguaci. Di botto ridotti come pugili suonati messi KO. Neanche il tempo di prender fiato e parte il referendum sull’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento, sfide considerate velleitarie e perdute da tutti, a cominciare dai Democratici di sinistra e dai disgustati della politica che si battono sì, ma con poca speranza.
E invece miracolo! E miracolissimo pure le firme per il referendum successivo, per una nuova legge elettorale. Per tutta la destra parafascista, uno sconquasso. La prima vittoria per gli sfigati di sempre. E il seguito non si è fatto attendere. Perché tra i tanti misteri di questo Paese vessato, umiliato, deriso, quello davvero degno della maiuscola è proprio il suo popolo. Che al di là delle apparenze, l’aver dato credito più di una volta a imbonitori e furbastri, l’essersi fatto imbesuire da un cinico Volpone che sottoscriveva contratti fasulli in tv, si è di colpo ridestato dalla narcosi di massa con cui era stato stordito per tanti anni, Una rinascita ormai inaspettata, lenta ma costante, come quando si esce da una lunga malattia. Di nuovo pronti a reagire, a far fronte a ogni tempesta, a uscirne più forti e migliori di prima. Alla fine, il vero Mistero Buffo dell’Italia sono gli italiani.

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