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MAMMA CHIMICA (21)

Sara Alberghini, Mamma Chimica

Rubrica a cura di Sara Alberghini, abitante dell'Ecovillaggio Solare di Alcatraz, mamma ed esperta di chimica...
Vuoi conoscere Mamma Chimica? L'abbiamo intervistata

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MAMME ZEN (5)

La rubrica Mamme Zen è a cura di Federica Morrone, giornalista, scrittrice, mamma... Buona lettura!

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Lo so, è una brutta storia, le cavie da laboratorio, usate per valutare la tossicità di una sostanza, oltre al dispiacere mi fanno anche molta rabbia.
Possibile che la ricerca non abbia ancora trovato un metodo valido e affidabile “in vitro”, cioè effettuato su cellule coltivate in laboratorio e non più “in vivo”, cioè su esseri viventi?
Comunque, è l'industria farmaceutica quella maggiormente responsabile di tali test.
Infatti un farmaco prima di poter essere immesso sul mercato ha bisogno di molti anni di studi, non solo per valutarne l'efficacia, ma soprattutto per scongiurarne la pericolosità (e nemmeno ci riesce sempre).
Molti staranno pensando anche ai prodotti cosmetici, in che modo vengono testati?
Siamo invasi da flaconi con disegni di coniglietti e scritte tipo “cruelty free” o “prodotto non testato su animali”, ed è qui che nasce la confusione e l'errore.
Per determinare la sicurezza di una crema o un rossetto non si fanno test sugli animali in Europa.
Esiste un articolo di Legge compreso nel "Regolamento Europeo Cosmetici" (REGOLAMENTO CE n. 1223/2009 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici).
Tale regolamento è entrato in vigore dalla data di pubblicazione e terminerà il suo iter nel 2013.
(Un Regolamento è diverso da una Direttiva, quest'ultima infatti deve essere recepita nell'ordinamento nazionale mentre il regolamento entra immediatamente in vigore senza alcun recepimento.)
L'articolo sulla sperimentazione animale è il n°18 ed è molto chiaro in proposito:
“è vietato sperimentare i prodotti cosmetici finiti e gli ingredienti cosmetici sugli animali (divieto di sperimentazione) e immettere sul mercato comunitario prodotti cosmetici finiti e ingredienti, presenti nei prodotti cosmetici, che sono stati sperimentati su animali (divieto di commercializzazione)”.

Quindi nessuno all'interno della Comunità Europea può testare il suo cosmetico su cavie perché sarebbe fuori legge!
E dunque scrivere “cosmetico non testato su animali” non è un valore aggiunto di quel particolare prodotto o di una determinata azienda. Sembra più una trovata del marketing, tipo “specchietto per allodole”, che punta ad attirare il consumatore sensibile e animalista.
In pratica sarebbe come voler specificare una cosa ovvia, allora potrebbero anche scrivere “cosmetico preparato con acqua umida”...
Ne consegue che tutti i produttori di cosmetici, sia quelli sensibili all'eco-bio, che quelli che utilizzano sostanze non dermocompatibili, petrolati o siliconi, sono sullo stesso piano da questo punto di vista, con o senza “coniglietti” sull'etichetta.
Recentemente (dicembre 2012) anche la Cosmetics Europe, che rappresenta l'insieme dei produttori europei di cosmetici (ed è una fonte molto autorevole ) si è espressa sulla questione.
Ha preso una posizione ufficiale contro il claim “cruelty free”, ritenendo sia necessario rimuovere tali etichette perché “misleading” ovvero ingannevoli (questo è l'articolo)
Secondo la Commissione Europea, l'indicazione sulla confezione che il prodotto è stato sviluppato senza fare ricorso alla sperimentazione animale è consentita, ma si deve DIMOSTRARE che le materie prime NON siano state sottoposte a tali test dalla ditta che le vende ma ANCHE da tutte le altre ditte.
E questo dubito che qualcuno possa scriverlo...
E già...
Perché la realtà è che TUTTE le sostanze chimiche presenti sul mercato e utilizzate per creare prodotti di vario genere (cosmetici, detersivi, colle, vernici, ecc.) sono state testate almeno una volta su animali.
Anche quelle più ecologiche e biodegradabili, tranne i "derivati vegetali non sottoposti a trasformazioni chimiche".
Certamente tali test non sono fatti dalle aziende che producono poi i prodotti che le contengono e nemmeno dai loro fornitori.
Però qualcuno, almeno una volta, anche molti anni fa, lo ha fatto, altrimenti non sarebbero sostanze commercializzabili perché non sono ritenute sicure. Lo si può vedere anche dalle “scheda di sicurezza” che una materia prima deve necessariamente possedere per essere messa in vendita, in cui compaiono le informazioni tossicologiche (es. c'è il test di tossicità acuta, il DL50, che prevede la somministrazione della sostanza fino a quando muore "solo" il 50% della popolazione animale).
La Direttiva CE del 2006 chiamata REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of Chemicals) prevede che TUTTE le sostanze immesse sul mercato debbano essere testate conformemente a quanto stabilito dall'Unione Europea, utilizzando tutti i test disponibili sia in vitro sia su animali, qualora non vi siano altri test validati per poterli sostituire. L'ECVAM (European Centre for tha Validation of Alternative Methods) è l'ente preposto per convalidare metodi alternativi alla sperimentazione animale.
Attualmente, gli esperimenti per i quali non ci sono ancora metodi alternativi in vitro sono quelli concernenti la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva e la tossicocinetica, ma il periodo di attuazione è limitato all’11 marzo 2013 e questa, se non ci saranno rinvii, mi sembra una buona notizia!
A questo punto molti di voi potranno pensare: se uso solo prodotti di vecchia formulazione, non incrementerò la sofferenza animale.
Secondo me questo non è molto logico. Magari quelle “vecchie” sostanze usate sono altamente inquinanti. Se si hanno a cuore gli animali questo comprende tutti gli animali, anche gli organismi acquatici e noi umani suppongo! Personalmente credo che la ricerca di nuove molecole vada sempre sostenuta. Potrà creare sostanze maggiormente biodegradabili o dermocompatibili. E' grazie alla ricerca che adesso abbiamo nuove molecole di sintesi molto meno impattanti sull'ambiente!
Ritengo che la normativa sui cosmetici sia molto interessante, perché affronta il problema dei test su animali ed è volta alla loro soppressione, quindi le lotte animaliste hanno dato qualche frutto!
Spero sia altrettanto chiaro che questo mio discorso non vuole certo sminuire il grande lavoro che fanno le grandi associazioni animaliste e antivivisezioniste, ci mancherebbe!
Sono assolutamente a favore delle iniziative per eliminare le sofferenze degli animali in tutti gli ambiti!
Però a me non piace essere presa in giro, e tanto meno, nascondermi dietro un coniglietto nella scelta di un cosmetico...

Per approfondire:
http://www.salute.gov.it/cosmetici/paginaDettaglioCosmetici.jsp?id=160&menu=sperimentazione
http://www.salute.gov.it/sicurezzaChimica/paginaMenuSicurezzaChimica.jsp?menu=reach&lingua=italiano
Biodizionario: Cosmetici e prodotti biodegradabili

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Secondo uno studio giapponese dell’Istituto Nazionale di Scienze Radiologiche (NIRS) masticare chewing gum aumenta le facoltà mentali di pensiero e attenzione, velocizza i tempi di reazione e favorisce le performance del cervello. Certo, bisogna averne uno...
(Fonte: Lastampa)

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Lo scorso ottobre ha aperto i battenti la prima “stanza del buco” di Copenhagen, nel quartiere di Vesterbro, e il Consiglio Comunale già pensa ad aprirne altre tre. I cittadini, spaventati da quello che accadeva nelle strade, la chiedevano da più di vent'anni. In pochi mesi sono state salvate 6 vite e ridotta in modo consistente l'incidentalità connessa alla spaccio. Le esperienze di Svizzera, Canada, Australia, Amsterdam e Madrid dimostrano che, nonostante il parere sfavorevole dell'Onu, le narcosale per salvare i tossicodipendenti dall'overdose e dalle malattie funzionano.
(Fonte: Droghe.aduc.it, segnalata da Davide Calabria)

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E' stata creata dal neurologo britannico Jack Lewis per il sito di musica in streaming Rara.com e si compone di 11 canzoni e brani musicali dall'effetto antidepressivo. Tecnicamente, spiega lo studioso, si tratta di pezzi che stimolano il sistema limbico e l'area della ricompensa, due zone cruciali per le emozioni piacevoli.
Questa la playlist: Prince - Sexy Dancer,
BB King - Let The Good Times Roll,
The Beach Boys - Surfing USA,
Bob Marley - Three Little Birds,
Muddy Waters - Got My Mojo Working,
Boney M – Sunny,
The Darkness - I Believe In a Thing called Love,
Scissor Sisters - Take Your Mama,
Outkast - Hey Ya,
M People - Moving on Up,
Tchaikovsky- 1812 Overture.
Manca “Felicità” di Al Bano e Romina Power!!!

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L’Ausl di Bologna sarà la prima azienda sanitaria in Italia e al mondo a sperimentare una meditazione tibetana sui pazienti oncologici. Le sedute di pratica meditativa “Tong Len” partiranno a febbraio e coinvolgeranno inizialmente 80 pazienti. L'idea è del dottor Gioacchino Pagliaro, direttore del reparto di Psicologia clinica dell’ospedale Bellaria.
(Fonte: Ecquologia)

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La pubblicità e il marketing non risparmiano nessuno, anche per i bambini ci sono in commercio una miriade di prodotti per la detergenza, cambio pannolino e cura quotidiana. Purtroppo, ho verificato più volte, che alcuni tra quelli famosi o acquistabili in farmacia hanno una lista di ingredienti (l'INCI) proprio scadente...
E poi, secondo me, non c'è un gran bisogno di tutti quei cosmetici, i bimbi non puzzano come gli adulti. Certo, quando fanno cacca e pipì sì, accidenti! E anche se rigurgitano o sono particolarmente sbavosi a causa dei dentini, ne so qualcosa! Ma in questi casi basta cambiare pannolino o vestitino.
Mi riferivo al fatto che le ghiandole sudoripare “apocrine”, responsabili delle secrezioni cutanee più puzzose, iniziano la loro attività solo a partire dalla pubertà. Quindi non c'è bisogno di interventi drastici di pulizia!
I neonati passano la maggior parte del tempo in culla o in braccio, quanto si potranno sporcare?
Se sono più grandicelli certamente staranno più tempo per terra (i più fortunati al parco) o a contatto con altri esserini mocciolosi e spesso avranno le mani e viso appiccicosi di pappa e merenda. Che senso avrebbe “sterilizzarli” a fondo, tanto dopo pochi minuti saranno già sozzi...
A parte gli scherzi, basteranno ovviamente poche e semplici regole di igiene, che gli consentiranno di sviluppare normalmente anticorpi.
Certamente il bagnetto è un momento divertente e piacevole, non solo un atto di pulizia. Ma non è indispensabile farlo tutti i giorni e comunque basta usare solo un po' di amido di riso o mais (puro, senza profumi o brutti conservanti) e un cucchiaio di sale integrale (per ripristinare i sali minerali persi durante il bagno). A divertire il bimbo nell'acqua saranno i giochini colorati e galleggianti che ci metteremo dentro, non tanto la schiuma del detergente!
Anche per il cambio di pannolino l'acqua può bastare, magari aiutati da un po' di cotone imbevuto sempre di acqua o olio di oliva o di riso per togliere il grosso della pupù. Oppure ho trovato molto utile sbriciolare il suddetto amido di riso, prenderne un po' con le mani e farne una specie di pappetta con l'acqua da usare tipo sapone, per lavare il sederino in modo delicato ed ecologico.
Non dobbiamo dimenticare che la pelle di un  neonato o di un bambino è delicata e nuova e non ha lo strato idrolipidico come negli adulti (questo strato si formerà solo in pubertà).
Quindi, tutte le sostanze con cui verrà a contatto tramite detergenti o creme penetreranno più facilmente e alcune potrebbero SENSIBILIZZARLI. Infatti, le ultime ricerche evidenziano che alcune allergie si sviluppano da 0 a 3 anni ma poi, improvvisamente, scoppiano in età adulta, intorno ai 20 anni.
Di conseguenza, non solo credo sia meglio RIDURRE il più possibile il numero di molecole da far arrivare alla pelle dei bimbi, ma anche stare attenti a QUALI sostanze sono contenute nei prodotti.
Se ho la necessità di usare un detergente vero e proprio per lavare i bambini o cerco una crema idratante o una pasta protettiva all'ossido di zinco (per gli arrossamenti da pannolino) scelgo prodotti semplici, preferibilmente con INCI corto e molecole chimiche possibilmente “green”.
Innanzitutto devono avere pochi allergeni e quindi essere poco profumati. La comunità europea ha stilato la lista di 26 sostanze chiamate allergeni del profumo, da segnalare obbligatoriamente in coda all'INCI e indicati con un asterisco, es: linalool, geraniol, citral, limonene.
Il profumo non è indispensabile, se ne può fare assolutamente a meno. E poi il neonato trova conforto proprio con gli odori naturali, quello della mamma per esempio, perché confonderlo con i profumi? Eppure vendono pure profumi per bebè, pessima idea!
Gli estratti vegetali tipo calendula e camomilla, possono certamente contribuire a creare un ottimo prodotto per bambini, ma non dovrebbero essere un numero elevato, sempre per problemi di allergie. Gli oli essenziali invece, è meglio che non ci siano proprio, sono molto potenti e attivi, potrebbero essere pericolosi.
Come sempre vale il motto che “non tutto ciò che è naturale è innocuo” (anche la cicuta è una pianta... mortale!).
I conservanti sono invece necessari nei cosmetici ed essendo dei biocidi saranno per forza un po' aggressivi. Ma alcuni sono migliori di altri in termini di dermo-compatibilità ed ecologicità, per esempio il sodium deydroacetate. Sicuramente scarto tutti i conservanti cessori di formaldeide (un cancerogeno accertato!) ovvero: imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, DMDM hydantoin, sodium hydroxymethylglycinate, 2-Br-2 nitropropene-1,3 diol.
Evito accuratamente anche tutte le sostanze che iniziano per Tea, Dea, Mea (che potrebbero formare nitrosoammine cancerogene in alcune condizioni), i PEG e PPG (che aumentano la permeabilità della pelle, ma così passano anche tutte le altre schifezze presenti nel prodotto! e sono derivati petroliferi etossilati (*).
Scarto anche prodotti contenenti BHT e BHA (antiossidanti e disturbatori endocrini, una buona vitamina E risolverebbe il problema senza effetti secondari). Anche i non biodegradabili siliconi (dimethicone, Cyclopentasiloxane) che creano la crema vellutata e maggiormente spalmabile sono facilmente sostituibili da sostanze vegetali e dermocompatibili (come Caprylic/Capric triglyceride) quindi cerco di evitarli.
Faccio attenzione anche la lanolina, estratta dal sebo di pecora, perché potrebbe essere un ingrediente problematico se non è bio. Infatti può essere contaminata da pesticidi, irritanti e allergizzanti, che la pecora non assorbe con l'alimentazione ma pascolando su terreni inquinati e poi si concentrano nella lanolina.
Infine, ma non per importanza, non voglio in un cosmetico per bambini petrolatum, paraffinum liquidum, paraffin e compagnia bella. Sono sostanze che derivano dalla raffinazione del petrolio, molto usate come emollienti perché non irrancidiscono e soprattutto costano poco. Ma sono occlusive, non lasciano respirare la pelle (è come avvolgersi con una busta di plastica) e sono anche inquinanti.
Inoltre il petrolatum (la comune vaselina) è riconosciuta dalla Direttiva delle Sostanze Pericolose (67/548/CEE) come sostanza CMR2, ovvero non ha una diretta causalità nella formazione del cancro, come può essere ad esempio la formaldeide o l'amianto, ma è fortemente sospettata. Viene però ammessa in prodotti cosmetici “se il fornitore garantirà di essere a conoscenza dell'intero processo di raffinazione delle materie prime utilizzate nella produzione della vaselina che escluda eventuali impurezze cancerogene”.
A me questa cosa mi fa veramente arrabbiare: esistono validissimi oli e grassi vegetali altrettanto emollienti e in più biodegradabili per sostituire i petrolati, perché non vietarli e basta?
I petrolati si trovano in grande quantità (perché ai primi posti dell'INCI) nelle creme idratanti, lenitive e nelle paste all'ossido di zinco per il cambio pannolino (e poi ci lamentiamo se il culetto diventa rosso fuoco...) e “spalmati” nei pannolini stessi.
E anche un famosissimo e vecchissimo olio per bimbi è costituito praticamente solo da paraffinum liquidum e profumo.
Già vi sento dire: “siamo stati tutti spalmati con quell'olio e non ci è successo nulla”.
Sicuramente!
E spero non ci succederà mai nulla!
Ma i bambini di adesso sono molto più esposti agli inquinanti, presenti anche nell'aria e negli alimenti che ingeriscono. Tutte queste sostanze si sommano e si accumulano, devo proprio aggiungerci anche il cosmetico schifezza?
Per il massaggio dopo bagnetto posso benissimo usare olio alimentare puro, senza conservanti e magari da agricoltura biologica, come quello di mandorle dolci, di riso o l'ottimo olio di vinaccioli (leggero, assorbibile e tollerabile).
Comunque, la documentazione scientifica sulle “dermatiti da petrolatum” è molto vasta e c'è anche uno studio che definirei “inquietante” che riguarda proprio l'uso dell'unguento al petrolatum. E' di Conner, JM, Soll RF, Edwards WH. “Topical ointment for preventing infection in preterm infants” (Cochrane Review).
Riguarda l'applicazione di unguento sui bimbi nati prematuri che sviluppano spesso infezioni batteriche durante la permanenza in ospedale. La loro pelle non è completamente formata e quindi potrebbe non essere una barriera efficace. L'uso dell'unguento può proteggere la pelle e prevenire il passaggio di germi al sangue con conseguenti infezioni. In realtà dallo studio è emerso che applicando di routine l'unguento, anche sui quei bambini in cui non c'era un evidente lesione sulla pelle, le infezioni batteriche aumentavano! Le ragioni non sono chiare, ma la conclusione è che tale unguento aumenta i rischi di infezione e che quindi non deve essere applicato in modo routinario....
Tutti questi ingredienti problematici menzionati si trovano anche nelle salviette detergenti usa e getta, sia per il cambio pannolino sia quelle per pulire le manine o il ciuccio, che ovviamente i bimbi si mettono in bocca! Certamente oltre a evitarle per la loro composizione chimica, cerco di limitarne l'uso anche perché diventano un rifiuto bello corposo. Comunque a volte sono utili, soprattutto per i cambio fuori casa, così le ho trovate addirittura compostabili, con buoni ingredienti e ottimo prezzo in un discount...
E' chiaro che la preventiva lettura dell'INCI e la consultazione del Biodizionario è d'obbligo nella scelta dei prodotti da acquistare. Scoverete tantissimi buoni prodotti a prezzi contenuti sia sul web sia nella grande distribuzione e addirittura nei discount. Alcuni cosmetici sono anche certificati, cercate quelli con certificazioni serie però, come Cosmos o NaTrue (**). La formulazione che ottiene questi marchi è stata analizzata da una commissione qualificata, vengono escluse molte sostanze consentite dalla cosmesi tradizionale e c'è il controllo del sito di produzione.
Ve ne avevo già parlato in un altro articolo, ma lo ripeto a scanso di equivoci. Nessun prodotto in commercio è tossico o nocivo, perché tutti gli ingredienti sono usati entro i parametri di legge. Però il formulatore non può, ovviamente, tener conto di quanti cosmetici una persona può usare in un giorno e quindi qualcuno, potrebbe venire a contatto più volte con un ingrediente problematico e così la dose supererà la soglia definita innocua per legge.
Cercando con un po' di pazienza avrete un prodotto buono ed ecologico. Tanto ormai è ovvio: tutto ciò che immettiamo nell'ambiente ci si ritorcerà contro prima o poi e comunque il primo “depuratore” di eventuali schifezze nel cosmetico siamo noi...
Buona ricerca e baci ai pupi!

(*)La molecola derivante dal petrolio è l'ossido di etilene gassoso, il numero scritto vicino alla sigla PEG o PPG indica le molecole presenti. Durante la sintesi chimica della fabbricazione di queste sostanze, due molecole di ossido possono legarsi insieme e creare del diossano cancerogeno.

(**)Cosmos (Cosmetics Organic Standard) è entrato in vigore nel 2009, appoggiato dagli enti certificatori  Ecocert e Cosmebio (Francia), Bdih (Germania), Soil Association (Regno Unito), Bioforum (Belgio) e Icea (Italia). Lo scopo finale e la sostanziale innovazione, è quello di ottenere una cosmesi sostenibile su tutto il suo ciclo produttivo, che va dall'origine delle materie prime, al packaging, alla comunicazione.
Altri organismi certificatori nazionali, tra i quali CCPB (Italia), Bio.Inspecta (Svizzera), EcoControl (Germania), hanno dato vita ad un altro disciplinare chiamato NaTrue. Lo scopo dichiarato da NaTrue è di offrire un marchio che indirizzi e tuteli il consumatore che vuole scegliere prodotti realmente naturali. I criteri di NaTrue sono molto più restrittivi di quelli di Cosmos, tuttavia non prestano molta attenzione all'intero ciclo di vita del prodotto, sforzo che invece è compiuto da quest'ultimo (fonte: www.skineco.org).

Per approfondire ecco le fonti:
Biodizionario: Cosmetici e prodotti biodegradabili  http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
I consigli della dermatologa Riccarda Serri:  www.riccardaserri.itwww.skineco.org

Per leggere tutte le puntate di Mamma Chimica clicca qui

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Lo dimostra lo studio condotto da Britta Larsen, del Department of Psychology and Philosophy dell’Università della California di San Diego (Stati Uniti). “I nostri dati – spiega la ricercatrice -  dimostrano che pensare a un evento offensivo con un approccio cognitivo di perdono porta a un minor livello di aumento della pressione sanguigna rispetto a quanto avviene quando lo stesso evento è pensato con un approccio cognitivo di rabbia. La semplice distrazione non rappresenta una modalità altrettanto efficace di affrontare l'offesa ricevuta.”
Se nella notizia ci sono errori... scusateci!
(Fonte: Corriere.it)

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Succede a Roma. Da oggi per un anno l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma offrirà duemila notti gratuite in albergo per le famiglie dei piccoli pazienti. Tramite l'Associazione Bambino Gesù Onlus verranno selezionate di volta in volta le persone che hanno maggiori difficoltà a sostenere le spese di lunghe degenze.
(Fonte: Tgcom)

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Torna questa settimana l'apprezzata rubrica “Mamma Chimica” di Sara Alberghini, che non vediamo l'ora di avere come abitante dell'Ecovillaggio Solare di Alcatraz. Questa settimana si parla di Ecolabel. Buona lettura!

La certificazione Ecolabel è un marchio di qualità ecologica concepita e garantita dalla UE.
Si riconosce dal simbolo del “fiorellino europeo” riportato direttamente in etichetta.
Secondo me è un ottimo compromesso di performance-prezzo-impatto ambientale tra i prodotti ecologici di nicchia e quelli commerciali famosi, più economici ma inquinanti.
Inoltre i prodotti Ecolabel si possono anche trovare nei supermercati e nei discount...

Un prodotto o un servizio ottiene il marchio Ecolabel solo se:

1) è efficace (es. detersivi che lavino!)
2) non contiene sostanze pericolose per la salute
3) abbia un impatto ambientale minimo anche usando sostanze (o parti di molecola) di origine petrolifera. Infatti CALCOLA esattamente l'inquinamento che il prodotto avrà durante “l‘intero ciclo di vita”, dalle materie prime fino all'arrivo nelle acque reflue. Quindi c'è attenzione anche al tipo di confezione o flacone. Non gli interessa invece l'origine della materia prima. In pratica l'obiettivo è che Ecolabel arrivi a coprire il 30% dei prodotti esposti in un negozio. (Ovviamente se fosse imposto di usare "solo" sostanze di origine vegetale, sarebbe un vero e proprio disastro ecologico, perché le piantagioni di cocco e di palma verrebbero devastate!)

L’Ecolabel è uno strumento che consente al consumatore di riconoscere facilmente, al momento dell'acquisto, i prodotti formulati secondo i 3 obiettivi posti dalla UE. Non solo sarà un acquisto ambientalmente consapevole, ma incoraggerà i produttori a progettare sempre più prodotti ecologici.
E' stato introdotto con il Regolamento comunitario n° 880/92, che attesta specifici requisiti ambientali, definiti "criteri", redatti dal Comitato dell’Unione Europea per il Marchio Ecologico (CUEME), su mandato della Commissione Europea. Questi criteri ambientali sono il risultato di validi studi scientifici e sono concordati tra tutti i paesi membri dell‘Unione Europea.
Questo standard è valido e riconosciuto in tutti i Paesi che fanno parte della Comunità Europea.
La richiesta del marchio Ecolabel è "volontaria" da parte dell'azienda che vuole certificare i propri prodotti.
NON È UN‘AUTO-DICHIARAZIONE DEL PRODUTTORE O DEL FORNITORE DI SERVIZI, perché l‘ottemperanza ai criteri ambientali è verificata, certificata e controllata da una "terza parte indipendente", che procederà a rilasciare l’etichetta. Questa è una garanzia per il consumatore, ma è anche indice della serietà dello standard. Una volta aderito all’Ecolabel, l’azienda è tenuta al rispetto dei parametri tecnici fissati dalla UE.
Per verificare quali siano i prodotti che hanno avuto l'autorizzazione del marchio c'è il catalogo on line: http://ec.europa.eu/ecat/

Altre certificazioni (serie) come Ecocert, Natrue, Cosmos, ICEA, badano moltissimo all'origine della materia prima ma poco al “destino” nell'ambiente e comunque non lo calcolano scientificamente. Speriamo che in futuro i due sistemi si integrino e si completino (il Biodizionario, in pratica già lo fa).
Per es. le performance di lavaggio di un detersivo sono uno dei capisaldi della certificazione europea Ecolabel ed anche di ICEA, se “non lava” non otterrà nessuno dei due marchi.
Se un prodotto ecologico non lava, diventerà peggiore di quello sintetico, magari non ecologico, ma efficace! Infatti, nel primo caso dovrò usare molto più detersivo o ripetere i lavaggi...
Le certificazioni come ICEA, ECOCERT ed ECOLABEL certificano solo il prodotto e non la ditta che li produce. EMAS, invece, certifica l'azienda e non i prodotti.
Insomma, non vi resta che cercare e provare i fiorellini!

Per approfondire ecco le fonti:
- Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia. www.biodizionario.it e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
- Marchio Ecolabel: www.ecolabel.eu

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Nuova puntata della rubrica Mamma Chimica di Sara Alberghini. Sapete cos'è l'INCI? Eppure, probabilmente, ve lo spalmate addosso ogni giorno...
Buona lettura!

INCI

Quando acquistiamo un prodotto cosmetico o un detersivo, credo che non sia importante soffermarsi sulle indicazioni scritte sul fronte del flacone, ma sulla sua composizione chimica, scritta piccola piccola nel retro, l'INCI appunto, che spesso nasconde delle sorprese...

INCI significa “International Nomenclature of Cosmetic Ingredients” ed è la lista di tutti gli ingredienti contenuti nel prodotto, scritti in ordine decrescente fino all'1%, poi si possono mettere a piacimento.
I nomi delle sostanze vengono scritti in latino (es. nomi botanici delle piante) oppure in inglese, se le molecole hanno subito processi chimici o sono prodotte in laboratorio.
Per i cosmetici l'INCI completo sul flacone è obbligatorio, secondo la Direttiva CEE 76/768.
Per i detersivi non è obbligatoria la lista sul contenitore, ma esiste il Regolamento Europeo sui detergenti (n. 648/2004), che impone al fabbricante di avere un sito web (indicato in etichetta) dove si devono trovare tutti i componenti del prodotto in ordine decrescente.
E' importante precisare che i prodotti cosmetici presenti sul mercato NON SONO TOSSICI o FUORILEGGE, perché le sostanze che contengono devono essere in percentuali i cui limiti sono stabiliti per legge.
Il problema è l'accumulo, ovvero la somma delle quantità di una certa sostanze problematica che mi metto addosso in una giornata. Infatti potrebbe essere nel sapone per le mani, nel bagnoschiuma, nel dentifricio, nella crema viso, crema corpo, ecc. e quindi potrei superare di gran lunga la dose consentita e ritenuta non dannosa per l'uomo.
E' chiaro che le sostanze discutibili con cui potremmo venire a contatto si aggiungono anche a quello che respiriamo e a ciò che ingeriamo con il cibo.

Come facciamo a sapere se stiamo acquistando una schifezza?
Ci sono circa 6000 molecole diverse utilizzate per produrre cosmetici, con nomi spesso impronunciabili e, come se non bastasse, spesso i prodotti hanno inci lunghissimi! (quando mi soffermo a lungo a leggere dietro i flaconi, le commesse dei negozi mi guardano con sospetto... mi crederanno un ispettore dei NAS...).

Per questo può essere di aiuto il BIODIZIONARIO, uno strumento utilissimo per valutare l'INCI, creato da Fabrizio Zago, chimico industriale.
E' frutto di un lavoro enorme e disponibile gratuitamente sul web, unico in Italia, a cui si rifanno molte aziende serie sensibili all'eco-bio e alla dermocompatibilità. State tranquilli, non vuole “vendere” nulla!
E' “solo” un elenco pressoché infinito di sostanze valutate in base alle loro caratteristiche chimiche, se sono sintetiche o naturali, se di derivazione petrolifera, vegetale o animale; la loro biodegradabilità; l'impatto sull'ambiente, sull'uomo e sugli organismi acquatici.(*)
La classificazione segue i colori del semaforo: verde è ok, giallo indica attenzione e rosso… lascia perdere!
Il Biodizionario tiene conto sia dell'origine che del destino delle materie prime. Bisogna considerare molti aspetti per valutare una sostanza, non sempre il giudizio può essere netto!
Per es. alcuni estratti totalmente vegetali potrebbero dare allergie e quindi sono considerati “rossi”.
Oppure, molte molecole sono valutate negativamente perché poco sostenibili, necessitano di molta energia per la loro creazione, sono inquinanti e invece potrebbero essere facilmente sostituite dal formulatore con sostanze migliori.
Viceversa, potrebbero avere un pallino “verde” sostanze che sono sintetiche, ma magari molto biodegradabili o attualmente di difficile sostituzione.
Quindi la valutazione subisce dei cambiamenti nel tempo, di pari passo con la ricerca scientifica.
Leggendo l'inci potremo essere CONSAPEVOLI di “cosa” ci spalmeremo addosso, se questa sostanza potrà essere problematica per noi e/o per l'ambiente, e regolarci di conseguenza. Poi ognuno di noi potrà fare la sua personalissima scelta di accettare o meno 1 o 20 o zero pallini rossi!

Per verificare velocemente cosa sto comprando, ecco una breve lista di sostanze che, se trovo in etichetta, mi fanno scartare il prodotto:

imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, DMDM hydantoin, sodium hydroxymethylglycinate, 2-Br-2 nitropropene-1,3 diol: sono dei conservanti, cessori di formaldeide. La formaldeide è un cancerogeno accertato come l'amianto (CMR categoria 1)(**). Questi prodotti rilasciano sempre un po' di formaldeide che uccide i batteri e si consuma. Dopodiché si decompongono per ripristinare l'equilibrio cedendo altra formaldeide (quindi attenzione ai prodotti aperti da molto tempo!)

petrolati (paraffinum liquidum, paraffin, petrolatum, ceresin, vaselina): sono occlusivi (bloccano la traspirazione cutanea), non sono dermocompatibili e sono facilmente sostituibili da sostanze vegetali. Ma sono molto utilizzati perché non irrancidiscono, non danno allergie e sono tra le sostanze meno costose e più stabili in cosmetica. Sono classificati cancerogeni CMR 2 dalla UE (***).

DEA (dietilendiammina), MEA (metiletilendiammina), TEA (trietilendiammina), MIPA: sono emulsionanti, ripristinano il grasso tolto dal tensioattivo SLES, sono aggressivi sulla pelle, potrebbero formare nitrosoammine cancerogene in alcune condizioni.

PEG (emulsionanti, umettanti) PPG (emollienti): aumentano la permeabilità della pelle (ma così passano anche tutte le altre schifezze presenti nel prodotto!) e sono derivati petroliferi “etossilati”. La molecola derivante dal petrolio è l'ossido di etilene gassoso, il numero scritto vicino alla sigla PEG o PPG indica le molecole presenti. Durante la sintesi chimica della fabbricazione di queste sostanze, due molecole di ossido possono legarsi insieme e creare del diossano cancerogeno.

BHT e BHA: antiossidanti e disturbatori endocrini (una buona vitamina E risolverebbe il problema senza effetti secondari!).

Triclosan: è un antibatterico molto penetrante, è stato trovato anche nel latte materno!

Parabeni: è una famiglia di conservanti ancora sotto studio, quasi certamente propyl e buthylparaben sono cancerogeni.

In generale, tutte le parole che contengono iso- e -eth sono sintetiche. Il -th nasconde un certo numero (normalmente scritto) di molecole di ossido di etilene ovvero di un derivato petrolifero al 100% (ossido di etilene gassoso) e che può formare, durante la sintesi chimica, del diossano cancerogeno.

La cosa che mi irrita di più è che spesso i peggiori inci si trovano (ahimè) proprio nei prodotti per bambini e neonati, anche quelli reperibili solo in farmacia...
Molte volte prodotti famosi e super pubblicizzati, non sono assolutamente diversi da quelli anonimi dei discount (se non peggio...). Ma solitamente i loro costi sono anche più elevati e non hanno nulla al loro interno di quello che magari promettono...quindi scartandoli, RISPARMIEREMO!
Viceversa, proprio “spulciando” nei discount o comunque tra prodotti non di marca, ho notato formulazioni molto buone e “green”. Infatti, può capitare che alcune piccole aziende italiane sensibili all'eco bio producano per terzi, oppure sono prodotti “stranieri” meglio formulati.
Ultimamente va di “moda” l'ecologia (fortunatamente), ma ci sono anche molti eco-furbi. Infatti, può accadere che la stessa marca abbia prodotti ottimi e altri pessimi, in termini di inci.
Insomma, non ci si deve fidare delle parole scritte sul flacone come: bio, eco, naturale, dermatologicamente testato, ecc., bisogna CONTROLLARE l'INCI!!!!

N.B.: se scoprirete di avere in casa prodotti con inci non accettabile, non buttateli, perché inquinerete e basta. Potreste “riciclarli” per altri scopi. Es. il bagnoschiuma come detersivo per capi delicati, il balsamo come ammorbidente, la crema come lucido da scarpe...

(*)BIODEGRADABILITA' E IMPATTO AMBIENTALE
Considerare solo la biodegradabilità di una sostanza non è sufficiente per definire la sua “pericolosità”. Occorre conoscere anche la sua tossicità per gli organismi acquatici.
Non è sempre vero che se è “molto biodegradabile” questo corrisponde a un minor impatto ambientale ossia danneggia meno l'ambiente. Ci sono tensioattivi molto tossici ma anche molto biodegradabili ed anche il contrario cioè poco biodegradabili ma anche poco tossici per gli organismi acquatici.
Inoltre dire “completamente” biodegradabile non è corretto. Si può dire "rapidamente", "velocemente" ma non completamente, non c'è nessun metodo OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) che dia questo risultato.
Infatti, i test che vengono eseguiti per stabilire appunto la biodegradabilità di una sostanza, non sono metodi statici o strumentali ma si basano invece sull'azione di batteri che si “mangiano” la sostanza.
Quindi è molto più appropriato parlare di "tendenza" di biodegradabilità.
I testi ufficiali secondo le linee guida OECD (o OCSE Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) definiscono le varie classi di biodegradabilità come:
BIODEGRADABILITÀ AEROBICA
R = Rapidamente biodegradabile
I = Intrinsecamente biodegradabile
P = Persistente. L’ingrediente non ha superato il testo di biodegradabilità intrinseca
O = L’ingrediente non è stato testato
NA = Non applicabile.
Il termine "Completamente” non viene mai usato. Si potrebbe sostenere la definizione completamente se ci si riferisse, ma deve essere chiaro ed espresso, a una sostanza biodegradabile sia in comparto aerobiotico che anaerobiotico.

Attenzione al naturale: non è detto che tutto ciò che deriva dalla natura è innocuo per l'uomo e non darà problemi: la cicuta è una pianta, ma è un veleno mortale per l'uomo. Il petrolio, l'arsenico, il botulino sono naturali...

Attenzione alle sostanze “solo” dannose per l'ambiente: secondo me, ambiente e uomo sono strettamente collegati, se una cosa “fa male” all'ambiente, prima o poi ci si ritorcerà contro... Es. l'EDTA è una sostanza utilizzata nei bagnoschiuma come sequestrante (significa che elimina i sali di calcio e di magnesio che impedirebbero ai tensioattivi di fare il loro lavoro). Non è particolarmente problematica per la pelle ma è un chelante, cioè si lega ai metalli e li porta in soluzione. Quando viene risciacquato e introdotto nell'ambiente, se in eccesso (cioè se diventa un inquinante) rimuoverà i metalli pesanti dai fondali marini, li porterà nelle acque rendendoli disponibile per i pesci, che poi potremo ritrovare nel nostro piatto, con un contenuti di mercurio, piombo, ecc. elevatissimi.

Non mi maltrattate la chimica!: TUTTO E' CHIMICA, possiamo associare una formula chimica a tutte le sostanze conosciute, i processi all'interno del nostro corpo avvengono tramite reazioni chimiche... ma dobbiamo usarla nel modo giusto e, nel caso dei cosmetici o detergenti, scegliere molecole “amiche”!

(**) I CMR sono divisi in 3 categorie:
categoria 1: sostanze i cui effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione nell'uomo sono accertati
categoria 2: sostanze che si presume essere cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione nell'uomo.
categoria 3: sostanze che possono causare problemi per l'uomo, a causa dei possibili effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione.
C = cancerogeno
M = mutagenico
R = pericoloso per la riproduzione

(***) I petrolati sono CMR 2, significa che non hanno una diretta causalità nella formazione del cancro, come può essere ad esempio la formaldeide o l'amianto, ma sono fortemente sospettati, se non si conosce l'intero ciclo di fabbricazione. Infatti, potrebbe non riuscire ad eliminare del tutto le impurezze contenute e quindi non è possibile escludere la presenza di inquinanti. I petrolati sono nella lista degli ingredienti della maggior parte dei rossetti e dei burro cacao, salviette mani bimbi che mettono in bocca... Questi composti attraversano intatti l'apparato digerente e poi vengono espulsi (il nostro fisico non li assimila, per fortuna) ma siccome non so se sono esenti da impurezze cancerogene non mi sembra una furbata ingerirli! Sicuramente le grandi case produttrici faranno seri controlli, ma siccome esistono oli altrettanto emollienti ma biodegradabili, perché usare e spalmarsi il petrolio?  I motivi sono molti: è idratante, crea un film occlusivo, ripara la pelle lesa molto più di qualsiasi altro grasso naturale, non dà allergie, non irrancidisce, è piacevole da spalmare sulla pelle e costa poco...

Per approfondire ecco tutte le fonti:
- Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia http://www.biodizionario.it/ e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
- L'angolo di Lola, cosmetici naturali e fai da te
- Saicosatispalmi forum, i cosmetici l'ambiente e tutto il resto
- Riccarda Serri, dermatologa, presidente di Skineco, professoressa all'Università Tor Vergata di Roma

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