Quadri e disegni di Jacopo Fo in vendita Quadri, tele e bozzetti di Dario Fo in vendita
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I libri consigliati da Cacaonline

Carissimi,
in queste settimane siamo immersi nella storia di Franca Rame e Dario Fo che Rai5 sta trasmettendo ogni lunedì sera alle 21.15.
In redazione è tutto un andare e venire di interviste, di ricerche nell’archivio e di commozione, emozione, tanta.
Questa settimana dedichiamo Cacao a un libro edito da Guanda che è una conversazione tra Dario e Giuseppina Manin dal titolo: Il mondo secondo Fo.(( http://www.commercioetico.it/libri/863/Dario-Fo/Il-mondo-secondo-Fo.aspx))
Ve ne proponiamo un brano che ci racconta della casa di Dario a Milano.
Buona lettura!

Il mondo in una stanza
Luminosa, pittoresca, disordinata, la casa di Dario e Franca è cresciuta con loro, in un palazzo di Porta Romana, austero nell’androne ma popolare nel cortile, affollato di centinaia di piante e piantine curate con affettuosa diligenza da un portiere di burbera milanesità. I coniugi Fo ci vivono da trent’anni, un tempo sufficiente per plasmare qualsiasi muro, per trasformare un appartamento in un habitat, a propria immagine e somiglianza. Dove la zona “notte”, quella consegnata al privato e al riposo è senz’altro marginale rispetto alla zona “giorno” aperta, anzi spalancata, a un continuo, frenetico, viavai di persone, amici, politici, studenti, artisti. (...)

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Carissimi,
torniamo a parlarvi dell’ultimo libro di Dario Fo:  Quasi per caso una donna: Cristina di Svezia.
Nata e cresciuta in un’Europa travolta dalla Guerra dei Trent’anni, Cristina si troverà più volte al crocevia di questioni religiose e di potere, di politica e di sesso, dando prova di essere una spericolata protagonista del suo tempo. Educata dal padre per sostenere il peso e le responsabilità di un ruolo tipicamente maschile, Cristina sceglierà di assumere atteggiamenti e abiti da uomo e amerà soprattutto le donne.
Ed è di questo amore per le donne che narra il brano che andiamo a presentare.
Una donna straordinaria Cristina di Svezia, trovate il libro qui
Buona Lettura!

Un’educazione maschile. Ma quante frottole su di lei!
Che educazione aveva ricevuto Cristina da piccola? Ce lo racconta lei stessa nella sua autobiografia, dove la regina, secondo le regole di questo genere letterario, si volge al passato per confessarsi in pubblico ma anche per fornire la propria versione sui punti critici della sua vita.
“Mio padre quando era ancora vivo e re aveva dato ordine che mi fosse impartita un’educazione virile. Dichiarò apertamente di non volere che mi venisse ispirata nessuna delle virtù del mio sesso all’infuori dell’onestà e della modestia. Voleva che, in tutto il resto, fossi un principe e che mi fosse insegnato tutto ciò che un giovane principe deve sapere.
Mi permetterete di commentare che non concordo con chi è convinto dell’autenticità di questo testo. Pare piuttosto un salvacondotto che scarica sul padre, caduto in battaglia, il comportamento eccessivo e singolare della giovane regina, come a dire: “Io sono come mi vedete, un po’ trasandata e molto mascolina, perché così ha voluto il padre mio che stimo e al quale obbedisco”. Secondo me, una frottola bellamente adattata alla bisogna, per placare chi non accettava quella “regina in abiti da uomo”. Ne ́ credo alla poca avvenenza fisica di Cristina. Le si è appioppato un viso privo di grazia, da “ma-schiaccio” capelli arruffati, e addirittura una spalla più alta dell’altra... neanche fosse il Gobbo di Notre Dame. E si insiste sulla sua statura che viene definita bassa. E poi quei modi sguaiati, senza eleganza e sensualità, e magari ai piedi scarpe da salumiere. Andiamo, si è un po’ esagerato!
Basta leggere le lettere che la figlia di re Gustavo Adolfo, diventata adulta, inviava alla sua dama di camera per esprimerle il suo amore, scritte in uno stile che dimostra non solo finezza di linguaggio e di sentimento, ma una cultura non comune, specie nelle corti dei paesi scandinavi in quel tempo.


Ma lascio al vostro giudizio e alla vostra sensibilità la lettera che Cristina spedì all’amata Ebba Sparre, sua dama di camera, da lei chiamata Belle in omaggio alla sua avvenenza:
“Tutto mi piace di te, fragile e stupenda figliola: la figura agile, svelta, aerea, quel tuo colorito delicato. Il pallore che ti affiora quando t’avvolgo fra le mie braccia, un candore pari a un petalo di rosa. I begli occhi che le palpebre, abbassandosi per il pudore, mi nascondono insieme al tuo lampo di meraviglia. Sono innamorata solo di te, figliola. Appena tu te ne vai da questo mio palazzo tutto si spegne intorno a me e anche nei miei occhi, e mi rimane solo il tuo profumo sparso qua e là”.  (...)

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Carissimi,
questa settimana vi parliamo di un piccolo libricino edito da Dissensi e scritto dal nostro amico Carlo Giordano e da Luca Giovanni Piccione.
Pochi sanno che gli interessi che lo Stato paga sui suoi titoli provengono dalle nostre tasse. 
Sono ancora meno coloro che sanno che il tasso di interesse è un meccanismo finanziario che trasferisce ricchezza dai più poveri ai più ricchi (…)

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Carissimi,
oggi vi presentiamo l’ultimo libro di Dario Fo, un libro su una spettacolare figura femminile: Cristina di Svezia.
Colta e ribelle, ammirata e avversata, imprevedibile e coraggiosa. L’ultima eroina narrata da Dario è una “regina impossibile”.
Nata e cresciuta in un’Europa travolta dalla Guerra dei Trent’anni, Cristina si troverà più volte al crocevia di questioni religiose e di potere, di politica e di sesso, dando prova di essere una spericolata protagonista del suo tempo. Educata dal padre per sostenere il peso e le responsabilità di un ruolo tipicamente maschile, Cristina sceglierà di assumere atteggiamenti e abiti da uomo e amerà soprattutto le donne. Si circonderà di filosofi e artisti, da Cartesio a Pascal a Molière.
Lasciato il trono di Svezia si convertirà al cattolicesimo per trasferirsi a Roma, dove darà vita al movimento artistico che, alla sua morte, nel 1689, porterà alla fondazione dell’Accademia dell’Arcadia.
Un personaggio incredibile, quindi, proprio di quelli che piacevano un sacco a Dario.
Come al solito, vi proponiamo alcune pagine del libro che trovate in vendita qui
Buona Lettura!

«E’ maschio!»
Alla sua nascita, le dame di corte che presenziavano al parto esplosero in un tripudio. «E’ maschio!» gridò qualcuna di loro. «Evviva il re!» risposero le altre nobili dame.
Ma era una notizia falsa. Di lì a poco apparve evidente che il neonato, nonostante la corporatura robusta e qualche tratto che poteva indurre in inganno, era una femmina, con una capigliatura subito folta, un viso dalla carnagione un po’ scura, sana e vivace. Pare che invece di emettere il solito pianto dopo la sculacciata della levatrice, la bimba avesse fatto una sonora risata. Un bel modo davvero di presentarsi, e infatti il re non si dimostrò per nulla contrariato all’idea di avere come successore una femminuccia, anzi. Del resto, prima che la bambina vedesse la luce, era già stata promulgata una legge in cui si accettava come regnante anche una femmina. Era successo mezzo secolo prima in Inghilterra con Elisabetta I, e dopo lo scalpore che la sua nomina aveva suscitato in tutta Europa, col tempo quella scelta si era rivelata felice, anzi trionfale.
Cristina aveva un’energia strabiliante. Il padre ne era talmente entusiasta che acquistò subito un piccolo cavallo perché la figlia potesse cavalcarlo al più presto. Il capo delle scuderie di corte gli fece notare che la bimba era troppo piccina, ma il re non sentì ragioni: «Vuol dire che per ora la terrò fra le braccia cavalcando. Anche mio padre aveva fatto così con me».
Fu di parola. Ogni mattina usciva nel grande parco del palazzo reale con la bimba a cavalcioni sulle spalle e la portava con sé ovunque. Alla fine della giornata la nutrice, piuttosto contrariata, non smetteva di esclamare: «Non si può allevare una figliola in questo modo! Mattina e sera scorrazzata fra paludi e boschi, questa bimba diventerà un selvatico indomabile». Il re sorrideva, di orgoglio e di gioia.

Quando nacqui, la regina mia madre, che accanto a tutte le virtù del suo sesso ne mostrava anche tutte le debolezze, era inconsolabile. Si aspettava una creatura di bimbo e sono capitata io che non le apparivo degna di calzare una corona. La infastidiva questo mio essere troppo sicura di me, alla mano con ognuno e disponibile a qualsiasi gioco, specie se imponeva capovolte e sberleffi chiassosi. Non mi poteva soffrire e non aveva tutti i torti perché continuavo a rimanere scura di pelle come un moretto. Si liberò della mia presenza accettando il consiglio di mio padre di affidarmi ad Anna Svensson, una bella donna che tempo dopo scoprii essere stata l’amante di mio padre e che da un paio d’anni si era maritata con un ufficiale d’alto rango dando subito alla luce due figlioli. Mio padre la chiamava Giunone, abbondante di latte e di tenerezze. (...)

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Domani 18 gennaio, alle 12, a Sant’Ivo alla Sapienza, Sala Alessandrina, Corso Rinascimento, 40, Roma, JACOPO FO presenta l’ultimo libro di Dario Fo: Quasi per caso una donna, Cristina di Svezia.
“Alla sua nascita, le dame di corte che presenziavano al parto esplosero in un tripudio.
«E' maschio!» gridò qualcuna di loro. «Evviva il re!» risposero le altre nobili dame. Ma era una notizia falsa.
Di lì a poco apparve evidente che il neonato, nonostante la corporatura robusta e qualche tratto che poteva indurre in inganno, era una femmina, con una capigliatura subito folta, un viso dalla carnagione un po’ scura, sana e vivace. Pare che invece di emettere il solito pianto dopo la sculacciata della levatrice, la bimba avesse fatto una sonora risata...”
L'ingresso alla conferenza stampa è libero fino a esaurimento posti.
Il libro lo potete trovare qui

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Carissimi,
eccola! Finalmente tutte le ricette, i consigli, le considerazioni di MammaChimica raccolti in un libro disponibile su CommercioEtico!
E inoltre per ogni copia venduta una parte dei ricavi sarà devoluta al Nuovo Comitato Nobel per i Disabili.
Salviamo l’ambiente e facciamo solidarietà, che vogliamo di più?
Lascio la parola a Sara che ci racconta della sua passione per la chimica.
Buona lettura!


Perché la chimica non piace?
Anche nel film Hook (Capitan Uncino), durante la gara di insulti con Rufio, Peter Pan diceva come insulto supremo “Professore supplente di chimica!”.
Considerando le mie supplenze a scuola ammetto di sentirmi parecchio punta nel vivo....
Ma perché la chimica viene disprezzata?
E' una scienza esatta, ordinata, rigorosa e così interessante!
E comunque, è inutile fare tanto gli spiritosi: TUTTO E' CHIMICA!
Definizione testuale: “La chimica è la scienza che studia la composizione, la struttura e la trasformazione della materia. La materia è tutto ciò che ci circonda, che occupa spazio e ha una massa”.

Beh, mi sembra evidente che niente e nessuno può scappare da questa definizione!
Potrei fare milioni di esempi che dimostrino come, anche nel quotidiano, siamo immersi nella terribile chimica: non solo l'acqua che beviamo e l'aria che respiriamo è una miscela chimica di tutto rispetto, ma anche tutti i processi del nostro corpo sono reazioni chimiche.
La gustosissima pizza, con la sua bella pasta lievitata da farcire con fantasia, non potrebbe esistere senza la reazione chimica che consente di produrre anidride carbonica (CO2) e gonfiarla a dovere. Per non parlare dei dolci: la pasticceria è chimica applicata, assolutamente.
Ma anche l'imbrunimento e il gusto tipico della torta in forno, della cipolla nel soffritto o di una buona bistecca è dovuto a una ben precisa reazione chimica, quella di Maillard per l'esattezza, che avviene tra zuccheri ed aminoacidi, con produzione di gustose molecole aromatiche.
Provate a guardare tutti gli oggetti che ci sono in una stanza della vostra casa o quelli che indossate. Se sparisse la chimica la maggior parte delle cose non esisterebbe proprio e rimarreste letteralmente in mutande... sempre che non siano in microfibra pure quelle, eh!
Certo, posso avere tutti gli abiti in fibre naturali, i mobili in legno massello, ecc. Ma qualche strumento con parti in plastica qualcuno li avrà pure creati, qualcuno li avrà trasportati con camion a benzina, o magari li avete ordinati tramite il tablet o telefono (di solito in plastica, vero?).
E forse avrete sulla scrivania, in pregiata noce italiana s'intende, una penna, un evidenziatore o una gomma per cancellare, che è però completamente in plastica!
Non dimentichiamoci che è stato assegnato a un italiano, Giulio Natta, il Nobel per la chimica, nel 1963, proprio per aver messo a punto dei catalizzatori per creare il polipropilene, una plastica che ritroviamo in moltissimo oggetti di uso comune e conosciuta anche con il nome commerciale di Moplen.
Insomma, non maltrattatemi la chimica!

E non appellatevi al “TUTTO NATURALE”, che tra l'altro potrebbe farmi venire il raffreddore da fieno!
Naturale non significa innocuo e sintetico (cioè prodotto in un laboratorio chimico) non significa dannoso.
Dipende.
Il botulino, la cicuta, l'arsenico, l'amianto e il petrolio sono naturali, eppure chi vorrebbe venirci a contatto?
I farmaci (molecole chimiche create ad hoc dopo lunghe ricerche), i dispositivi medici usa e getta, i tensioattivi (sempre più biodegradabili per lavare e lavarci), i pannelli solari, ecc. ecc., sono il frutto della sintesi chimica e molte volte possono contribuire rendere molto più sostenibile la nostra – invadente - vita sulla terra.
Se esistono anche molecole sintetiche nocive e pericolose, è per colpa nostra... non certo della chimica.

Sono molto contenta e soddisfatta di aver studiato Chimica all'università. Fin da piccola sono sempre stata affascinata dal “perché” succedeva una determinata cosa. Perché la torta di mamma cresceva nel forno? Perché se mi sporcavo i piedi di catrame, al mare, si sarebbero puliti con un po' d'olio di oliva? Perché era meglio non cuocere o conservare la passata di pomodoro nelle pentole di alluminio? E altre mille stupidaggini di cui volevo sapere il motivo “vero” e con cui rompevo i miei genitori... mica c'era internet!

Al liceo ero molto combattuta sulla facoltà da scegliere. Certamente doveva essere scientifica e non letteraria, su questo non avevo dubbi.  Tra l'altro, la professoressa di italiano, mi metteva sempre e solo il voto 7, a tutti i compiti in classe. Non facevo nessun errore di grammatica o di sintassi, non andavo mai fuori tema, ma semplicemente a lei non piaceva come scrivevo... Quindi il suo voto era assolutamente soggettivo.
Bene, certamente avrei studiato solo qualcosa di “oggettivo”. Il basso voto doveva dipendere da un mio errore, effettivo e univoco. Non certo perché non ero simpatica al prof, cavolo!
Alla fine ho scelto Chimica, anche grazie ai consigli del mio allenatore di nuoto dell'epoca, un professore di chimica delle superiori.
E l'ho adorata dal primo laboratorio, quello di Chimica Qualitativa, con tutti i suoi colori e odori caratteristici. In laboratorio tutto deve essere tutto pulito e in ordine, altrimenti, oltre a non ottenere ciò che si vuole, si potrebbero correre pure rischi seri. Non era certo un problema per me, ordinata e precisina di natura...

Conservo ancora una provetta super sigillata di un complesso di cobalto. E' costituito da due stratificazioni colorate, rosa e azzurro, bellissime. Se agitate si mescolano facilmente, ma poi si separano, sempre. Non è un trucco, è chimica!

Però, il merito di approfondire e di comprendere meglio le sostanze che solitamente utilizzavo a casa per pulire o lavarmi, va tutto a Emiliano, il mio primo figlio. Solo con lui ho cominciato a leggere criticamente gli ingredienti dei detergenti o delle creme. Avrei spalmato quelle cose su di lui? Gliele avrei fatte respirare? Che impatto avrebbero avuto sull'ambiente in cui avrebbe vissuto?
La responsabilità era troppo grande e non potevo nascondermi dietro quei nomi complicati, io avevo gli strumenti per comprenderli... ma mi serviva una guida affidabile.

Ed è così che ho scoperto Fabrizio Zago e il suo preziosissimo forum BioDizionario: Cosmetici e prodotti Biodegradabili. Fabrizio è un chimico industriale, l'ideatore del Biodizionario e un'autorità nel campo della cosmesi e detergenza ecobio, nonché consulente per Ecolabel.  Sono anni che studio il suo forum, pieno di consigli e dritte, che ovviamente si basano solo sulla chimica e dati scientifici, certi e inconfutabili. Da più di un decennio, costantemente, gratuitamente, con infinita pazienza (che non so proprio dove riesca a trovare) risolve mille problemi di pulizia della casa, di bucato o ci rende più consapevoli nel cercare la crema o il bagnoschiuma perfetto!
Fabrizio non è solo competente e disponibile, ma anche molto simpatico, davvero una bella persona. Ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente l'estate del 2014, perché ha accettato il mio invito a partecipare a EcoFuturo, il festival delle ecotecnologie e autocostruzione, promosso da Jacopo Fo.

Ed ora è qui con me in questo libricino, che soddisfazione!
Allora, accantoniamo i pregiudizi e cerchiamo di conoscerla questa bellissima chimica.
Solo le basi, eh! Giusto per risolverci o migliorare qualche piccolo problema quotidiano. Vedrete come la conoscenza e la consapevolezza vi permetterà di scegliere, di scartare, di non essere abbindolati dalla pubblicità o dalle bufale che girano spesso sul web.

MammaChimica, di Sara Alberghini (con la collaborazione di Fabrizi Zago), è in vendita su CommercioEtico!!!

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Carissimi,
ci siamo proprio affezionati a questo Darwin qui, come lo racconta Dario nel suo ultimo lavoro e quindi dedichiamo ancora allo scienziato inglese questo numero di Cacao. 
Se siete dalle parti di Biella potete ammirare la mostra bellissima a lui dedicata  a Palazzo Ferrero e Palazzo Gromo Losa con dipinti, pupazzi, sagome, sculture.
Oggi vi proponiamo le prime pagine del libro: Darwin. Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre? Edito da Chiarelettere.
Grazie a Dario Fo per questo splendido lavoro.
Se vuoi acquistare il libro clicca qui

Alla riscoperta del mondo
Un giovane curioso e assetato di conoscenza

Charles Darwin, nato in Inghilterra all’inizio dell’Ottocento, crescendo si dimostrò nel suo evolversi culturale uno dei geni assoluti della scienza degli ultimi secoli.
Comincio col dirvi che Darwin proveniva da una famiglia di personaggi fuori dal comune. Nonni e padre erano di professione medici: tutti presi da una voglia irresistibile di scoprire attraverso la nuova scienza una verità del sapere del tutto sconosciuta. Soprattutto facevano parte di quella umanità che oggi chiamiamo progressista.
Tanto per cominciare, le lotte a cui partecipavano con slancio straordinario erano quelle contro la tratta degli schiavi e tutti i conflitti sullo sfruttamento coatto dei lavoratori.
Il giovane Darwin fu a sua volta coinvolto fortemente dal desiderio di conoscenza: «Quando mi trovo davanti a ogni realtà conclamata – ripeteva – mi sorge sempre il dubbio che la verità sia un’altra». E ancora ragazzino divenne un accanito ricercatore, si interessò agli insetti per arrivare agli esseri viventi più complessi. Ma, come succede a tutti i ragazzini o quasi della sua età, guardava con molta attenzione ed emozione anche le ragazzine, in particolare una più giovane di lui di qualche anno. Si chiamava Fanny.
Con lei trascorreva tutte le vacanze estive. Un giorno, mentre raccoglievano in un campo di fragole alcuni coleotteri, si ritrovarono così vicino a una fragola da morderla insieme e si baciarono.
Gli incontri che preferivano, però, erano quelli sotto il tetto del palazzo in cui abitava Fanny: lo chiamavano «il Paradiso». In Paradiso si amarono davvero senza limiti.
Ma, ahimè, arrivò il tempo in cui l’inverno costrinse Charles ad abbandonare Fanny per frequentare l’università a Edimburgo. Tentò di entrare nella facoltà di Medicina ma, al primo incontro con l’autopsia di un cadavere, svenne dopo aver vomitato addosso al maestro degli squartamenti. Fu indirizzato quindi a frequentare la facoltà di Teologia, un po’ meno cruenta.
Il suo interesse per la scienza, però, cresceva di giorno in giorno, soprattutto grazie alle lettere che riceveva e spediva ad altri giovani naturalisti e scienziati di fama, di cui aveva letto articoli che lo avevano fortemente colpito.
Spesso si lamentava d’essere costretto ad abitare in un’isola, l’Inghilterra, rimanendo nella quale era difficile toccare con mano la realtà espressa dall’intero creato. Per cui, all’età di vent’anni, decise di esplorare da vicino tutto il mondo ancora in gran parte sconosciuto. Quindi si imbarcò su un tre alberi della Reale marina inglese nelle vesti di ricercatore scientifico.
Zampe che si accorciano e becchi che si allungano
Culturalmente il capitano era il suo esatto opposto: un credente quasi fanatico col quale Charles ebbe spesso discussioni che finivano nell’insulto. Fin dal primo giorno di navigazione si divertiva ad apostrofare il giovane laureato col termine di «reverendo» e ogni tanto anche di «dottore».
Darwin non raccoglieva le provocazioni ma un giorno, trovandosi la nave ancorata alle Galápagos, un arcipelago del Pacifico situato al largo del continente sudamericano e attraversato dall’equatore, raccolse il solito sberleffo e si lasciò andare a sostenere idee che per il capitano erano vere e proprie bestemmie.
Il confitto si consumò durante il pranzo degli ufficiali, a bordo naturalmente del Beagle (questo era il nome del brigantino).
Eccovi il dialogo.
«Se vi devo dire la verità, dottor Darwin – comincia il capitano –, spero non vi offendiate, mi è difficile capire come possa un uomo intelligente a par vostro, con una laurea in Teologia, diventato pastore di anime, andarsene in giro a raccogliere conchiglie, coleotteri e crostacei, e non per mangiarli, ma per catalogarli. A che scopo?»
«Nella ricerca della verità» risponde Darwin.
«Già, la verità del coleottero!?»
In coro gli ufficiali esplodono in una grossa risata.
Il professore in Teologia non raccoglie la provocazione e risponde tranquillo: «Vedete, capitano, grazie a ricercatori che sono arrivati prima di me ho maturato una teoria».
«E quale sarebbe questa teoria?»
«Quella inerente all’evoluzione delle specie.»
«Che vuol dire con evoluzione?»
«È un termine che viene dal latino evolutio, che indica il gesto di srotolare il papiro del conoscere.»
«Ah, interessante! Non lo sapevo.»
«Io e i miei amici scienziati ci siamo messi in testa che ogni essere vivente sulla Terra, che sia animale, vegetale o umano, così come lo conosciamo oggi, risalga a una specie primordiale univoca, poi in seguito si sia evoluto e da una sola specie si siano prodotte specie diverse più composite.»
«Sì, la conosco questa teoria. Ma andate avanti, diteci, che cosa le fa evolvere queste creature? Una loro volontà innata?»
«No, in questo primo caso la volontà non c’entra per niente. L’evoluzione avviene incidentalmente, ma soprattutto questa metamorfosi è prodotta dalla necessità di sopravvivere. Ogni giorno qui alle Galápagos visitiamo atolli contornati da barriere coralline, e voi potete ben testimoniare che queste isole sono straordinariamente prossime l’una all’altra. Eppure in ogni atollo risiedono fauna e flora completamente diverse.»
«Sì, è vero, l’ho osservato anch’io.»
«Ecco, bravo, avrete notato che gli uccelli che abitano l’una e l’altra isola svelano forme diverse di ali, e dimensioni e colori differenti. Che in alcuni volatili il becco si è allungato, in altri le zampe si sono accorciate o divenute di doppia lunghezza. È qui che mi sono chiesto: perché? Che cosa ha prodotto questa variante tanto evidente in quei volatili? Appunto, la ricerca di un modo più facile e sicuro di campare.»
«Come, come? Si accorciano e si allungano le zampe per riuscire a sopravvivere?» «Certo, naturalmente con un processo che dura secoli. Ci sono volatili che all’istante si trovano costretti a campare in una palude nella quale l’acqua è a livelli minimi, tre, quattro piedi al massimo, e il cibo di cui si nutrono, crostacei vari, sta sul fondo. Ed ecco che per evitare di tuffarsi decine di volte nell’acqua risolvono meglio facendo sì che le zampe si allunghino, e anche il becco e il collo s’allungano, per permettere all’uccello di infilare la testa fino al fondo della palude.»
E il capitano con ironia: «Stupendo! Come a dire che quei volatili hanno il privilegio di poter ridurre o dilatare gambe e becco a seconda del livello della laguna?».
«Sì, è così! Alcuni giungono sull’acqua e proseguono galleggiando e facendosi trasportare dalle correnti. Altri invece volano ad alta quota e poi di lassù, all’istante, serrano le ali l’una contro l’altra così da poter penetrare nel mare come siluri, zuuun!, fino a raggiungere decine di spanne sul fondo, e catturano i pesci con una velocità e una precisione impressionanti. Questo è un esempio di diversa evoluzione.» «Fantastico! E quindi voi, grazie a una semplice osservazione, caro Darwin, mi venite a dire che il fenomeno della metamorfosi a cui partecipiamo è frutto dell’adattamento naturale insito in ogni essere vivente, e che uccelli e fenicotteri e fringuelli dimostrano istinto di adattabilità, quindi sono intelligenti!»
«Eh sì, mi dispiace, ma alludere a certi personaggi chia-mandoli “stupidi come un piccione” è completamente sbagliato.»
(Continua)

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Carissimi,
in questi giorni mi sto occupando di un lavoro veramente piacevole. Per un progetto molto interessante di cui spero di parlarvi prestissimo sto rivedendo tutti i corsi di teatro tenuti da Dario Fo in questi anni ad Alcatraz.
Chi li ha frequentati ricorderà che Dario creava con i ragazzi una sorta di bottega artigianale: insieme agli allievi discuteva, raccontava il progetto a cui stava lavorando al momento. Ecco quindi che ogni seminario era diverso dal precedente perché lo era l’argomento principale.
In particolare ieri pomeriggio mi sono riascoltata un corso del 2010 e quell’anno si parlava di Gesù e le donne.
Il libro è la riedizione di un altro testo scritto da Jacopo Fo e Laura Malucelli
Qui Dario ha aggiunto le sue straordinarie tavole e altre storie che dimostrano l’incredibile rapporto tra il Cristo e le donne del suo tempo.
Come dice Dario stesso: “Sono convinto che Gesù sia esistito davvero e possedesse straordinarie doti di fabulatore.  Come avrebbe potuto altrimenti catturare l’attenzione appassionata di migliaia di uomini e donne, per non parlare dei bambini?  Le folle non lo seguivano solo per i suoi miracoli, ma per la commozione e la gioia che sapeva comunicare con le sue storie.
 Di San Francesco si diceva che “di tutto il suo cuorpo facea parola”.  Questo valeva anche per Gesù. Egli portò ai disperati l’agape, Ovvero l’amore, e di questo amore gran parte ne regalò alle donne. (...)

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Carissimi,
questa settimana parliamo di un libro di Dario Fo, scritto con Giuseppina Manin e uscito a marzo di quest’anno: si tratta di Dario e Dio, a cui Micromega dedica un bellissimo articolo di Michele Martelli. Ne pubblichiamo una parte e di seguito un brano del libro stesso.
Buona lettura!

Il Deus ridens di Dario Fo
di Michele Martelli

Dario Fo era ateo, l’aveva dichiarato ripetutamente, nato e cresciuto in una famiglia di tradizioni laiche e socialiste, mai stato credente: un ateo anarchico pronto a sbeffeggiare ogni forma e tipo di potere, come recita la motivazione del Premio Nobel attribuitogli nel 1997: «Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo dignità agli oppressi». Non era stato cacciato, insieme a Franca Rame, dalla tv di Stato democristiana nel 1962, colpito da anatema nel 1977 dal cardinal Poletti e dal Vaticano, esecrato da preti e deputati dc come un guitto nemico dei valori cattolici e religiosi? Mistero buffo, il suo capolavoro? Un’opera da Indice dei libri proibiti, un autore eretico da mandare, in altri tempi, al rogo.
Questo era il mio Fo, conosciuto anche personalmente negli anni Settanta. Un artista dissacrante, imprevedibile, libertario, trasgressivo, divenuto per me un esempio vivente di coraggio e coerenza civile e intellettuale. Ma ecco la sorpresa: il recente libro-intervista di Dario Fo con Giuseppina Manin: Dario e Dio, pubblicato nel marzo di quest’anno. E che, lo scomodo giullare novantenne, dileggiatore di ogni potere, si è improvvisamente convertito? Quanti atei e agnostici, dinnanzi all’approssimarsi della fine, preferiscono dubbiosi la scommessa di Pascal? Fo uno di loro? Questo il mio sospetto, che nemmeno le recensioni scorse rapidamente avevano del tutto dissipato.
Ma ecco che mi capita, in libreria, di sfogliare quel libro (da precisare che non era ancora uscito il suo ultimo, su Darwin), fermandomi sul delizioso capitolo: «L’invenzione dell’Inferno». Leggo il libro e scopro un altro Fo. Sì, il teatrante di genio, ma anche qualcos’altro, sì, un teologo. Il teologo della risata. L’espressione può apparire strana, paradossale, assurda. Fo ha sempre rifiutato di farsi rinchiudere in uno schema, tantomeno professorale, accademico. Cito un ricordo personale: negli anni Settanta accettò di tenere un corso di Estetica all’Università di Urbino, ma presto smise. Le sue lezioni erano un divertente misto di parlato e recitato, intessuto di accurate esposizioni dei risultati delle sue originali ricerche sulla Commedia dell’Arte e sulla storia del teatro popolare da un lato, e dall’altro di gustose e straordinarie recitazioni improvvisate. L’Accademia con i suoi tempi fissi, i suoi riti barbosi e le sue regole plumbee non era fatta per lui, maestro insuperabile di libertà e creatività. (...)
Continua

Gesu all’inferno: liberi tutti!
E sempre Maddalena è scelta da Gesù come testimone prima della resurrezione. Il Vangelo di Giovanni ci dice che l’evento clou della storia, quello su cui si fonda l’intera religione cristiana è consegnato a lei. A una donna. Un altro scandalo, postumo, di Gesù.

“La prova che lui la considerava superiore a tutti gli altri discepoli, le più amata,  la più sincera.  Quelle di cui si fida più di qualsiasi altro,  apostoli compresi.  L’eletta di Gesù in vita,  morte e pure resurrezione,  è Maddalena.  E’ lei,  che con altre donne sta andando a imbalsamare il corpo di Gesù con unguenti e mirra, la prima a scoprire il sepolcro vuoto. A scorgere, tra le lacrime che il panico, un uomo che sulle prime Maddalena non riesce neanche a identificare. Lo scambia per il custode del giardino dove era la tomba. Ma subito dopo capisce che proprio lui, il suo Gesù. Che con tenerezza la invita a non piangere e la incarica di annunciare a tutti gli apostoli che lui risorto.”

 Chissà come ci saranno rimasti male degli altri apostoli… sia per il fatto in sé,  sia anche perché un messaggio vitale importanza viene affidato a una donna.
“ Pietro di certo sarà stato nervosissimo…  come, anche dopo morto preferisce quella lì,  si mostra a lei per prima…  ma dove andremo a finire! Se non  si mette un freno subito, qui finisce che invece di San Pietro, a Roma sorgerà la basilica di Santa Maddalena.” (...)
(continua)

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Pubblichiamo di seguito la lettera scritta da Dario Fo al Sindaco di Biella, Marco Cavicchioli dove si stava allestendo la mostra dedicata a Darwin, inaugurata per la prima volta questa estate al Palazzo del Turismo Primo Grassi a Cesenatico.

Caro Marco,
mi spiace di non averti potuto conoscere quando, nel 1974, venimmo con tutta la compagnia a Biella per un incontro davvero epico, giacché allora tu eri un bambino, avevi appena cinque anni. Nessuno poteva immaginare fin da allora che dopo quarant’anni saresti divenuto il sindaco di una delle città più vive del Piemonte. Ma di certo, qualche anno dopo quell’evento, ti avranno raccontato delle manifestazioni che, con Franca e l’intera nostra compagnia, (...)

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