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Sabato 12 Maggio 2012 08:21 |
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di Gabriella Canova
Belli i libri, eh? Che miracolo sempre. Un sacco di pagine scritte fitte fitte, nessuna immagine o pochissime ma ogni volta è come se il lettore diventasse Alice nel Paese delle Meraviglie. Sei lì, sulla poltrona o a letto e in pochi secondi eccoti a Belleville con la famiglia Malaussène, oppure nella camera di Elianto mentre con lui guardi l’ombra del grande albero sulla parete. Che meraviglia i libri. Se sono belli ti fanno innamorare e poi ti dispiace finirli: che accadrà ora in quella storia che ormai ti è diventata familiare? I libri continuano a raccontare anche dopo che li hai riposti nello scaffale? E, pensa, ci puoi ritornare dentro ogni volta che vorrai, per scoprire una frase nuova che non avevi notato, riprendere quel personaggio ormai familiare, capirne ancora una volta l’essenza e amarlo una volta di più. Che invenzione fantastica i libri. Immagina i primi esseri umani che hanno pensato di mettere su papiro, pergamena, tavoletta i loro pensieri, così… perché anche gli altri li conoscessero. Magari all’inizio erano solo regole che definivano comportamenti, oppure istruzioni per utilizzare cose, costruire oggetti. Poi, chissà, un giorno un essere umano ha pensato di scrivere un’altra storia, raccontare un sogno ... Ho sempre amato leggere, e ho avuto il privilegio di poterne fare un lavoro. Mi piace la parola scritta, mi diverte moltissimo andare a cercare il sinonimo migliore per esprimere un concetto, seguire la trama di un romanzo per evitare che la nonna morta al secondo capitolo dica la frase risolutiva al decimo. Ho avuto la fortuna di lavorare per un paio d’anni con Laura Malucelli - autrice di Schiave Ribelli, Gesù amava le donne e Il libro nero del Cristianesimo - che insieme a Roberto Vignoli e Antonio Imparato ha fondato la casa editrice Nuovi Mondi Media. Iniziò con un sito, poco dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Laura era sconvolta non solo dall’accaduto ma soprattutto dalla malainformazione di giornali e televisioni “ufficiali”. Una "gènia" della navigazione in Internet, lei, che parla e scrive in tre lingue, trovava insopportabile che nessuno raccontasse anche l’altra faccia della medaglia, che i giornali mainstream non cogliessero evidenti contraddizioni nei fatti di quei giorni. Fu lei a trovare le informazioni e a diffondere l’articolo di Dario, Franca e Jacopo “Dai una possibilità alla pace” che tanto fece infuriare i quotidiani italiani, fu lei che tradusse e pubblicò “Lettera da Kandahar”, un articolo scritto da una madre afgana che raccontava la guerra dalla parte di chi la subisce. La lettera fu ripresa da tutti i giornali, La Repubblica la pubblicò in prima pagina. Passava notti intere a parlare col mondo, a leggere centinaia di articoli in inglese, tutti contenenti informazioni che in Italia non arrivavano. E allora decise di dirle lei, queste cose, e aprì un sito che pubblicava, tradotti in italiano, i migliori articoli che giravano in rete. Fu lei a dare il via in Italia, di fatto, a quello che sarà il fenomeno dell’informazione indipendente. Non contenta ha iniziato a pubblicare libri e ha assunto collaboratori. Ci conoscevamo già da anni e mi ha voluto con sè: in un piccolo negozio a Ozzano dell’Emilia eravamo stipati in 6. Lì fu editato “Tutto quello che sai è falso”, una raccolta di saggi pubblicati negli Usa da Disinformation.com, il più grande sito di informazione indipendente statunitense. Tutto era nuovo: dal formato, all’impaginazione, i saggi erano scritti dai più autorevoli autori americani e per l’edizione italiana avevamo aggiunto altri autori. Il rigore con cui erano controllate fonti e informazioni ci permise di diventare autorevoli e incontestabili. Sono stati anni appassionanti, fatti di discussioni, ricerche. Ho imparato molto: dalle impaginazioni più impegnative al controllo dei traduttori (certi strafalcioni ogni tanto esilaranti, come quella volta che una ragazza tradusse “bombe intelligenti” con “bombe simpatiche”, una simpatia addirittura letale). Per due anni abbandonai le colline per tornare a vivere nella mia Bologna tanto amata, poi il richiamo della campagna umbra risultò irresistibile e tornai quindi ad abitare qui. Nuovi Mondi Media nel frattempo andava avanti per la sua strada. Di lì a qualche anno venne assorbita dalla Logos: le piccole case editrici hanno grandi difficoltà a sopravvivere al monopolio dei distributori! Qualche tempo dopo Laura decise di lasciare la casa editrice; non è stata certo una sconfitta: se in Italia si è cominciato a parlare del mondo in un altro modo, se la saggistica geopolitica ha avuto molti più lettori di prima, è grazie anche al suo lavoro. In questo mese Commercioetico.it aderisce al Maggio dei Libri, proponendo vari testi, ogni giorno un titolo diverso al prezzo simbolico di un euro: alcuni titoli sono della Nuovi Mondi, se ve li siete persi vi consigliamo di approfittare dell’occasione, non se ne sa mai abbastanza! Grazie a tutti e buoni libri!
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Sabato 05 Maggio 2012 07:48 |
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“Questo libro documenta la guerra in atto contro la Terra e i suoi abitanti, ma anche la lotta in sua difesa, per il diritto dei popoli a godere del suolo e dell’acqua, delle foreste, delle sementi e della biodiversità. Spiega come le nostre residue speranze di sopravvivenza dipendano dal passaggio a un paradigma basato sul un’economia, una politica e una cultura della Terra. Fare pace con la Terra è un imperativo per la sopravvivenza e per la libertà.”
Così presenta il suo libro la stessa Vandana Shiva, un nome noto a chiunque si interessi di ecologia. E’ diventata una delle più importanti testimonial delle lotte per la difesa dell’ecosistema, contro il saccheggio delle risorse naturali che le grandi corporation da tempo perseguono senza alcun rispetto per le popolazioni né per i luoghi. Vicepresidente di Slow Food, nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award, il premio Nobel alternativo. E' tra i principali leader dell'International Forum on Globalization. Tra le sue battaglie, che l'hanno resa famosa anche in Europa, vi è quella contro gli OGM e la loro introduzione in India. Il libro che vi andiamo a presentare questa settimana è Fare Pace con la terra, edito da Feltrinelli. Seguendo il celebre aforisma di Gandhi che dice che “La Terra è abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone”, il libro fa il punto sullo stato dello scontro tra la logica del profitto a ogni costo delle grandi multinazionali e i bisogni delle popolazioni che vivono sul territorio. Ve ne riportiamo un brano. Buona lettura.
Guerre alimentari Le origini della crisi alimentare e le soluzioni per una giustizia e una pace alimentari.
Introduzione La crisi alimentare è l’effetto di una guerra alimentare. La guerra alimentare è, innanzitutto, una guerra tra paradigmi: tra un modello industriale e uno ecologico, ma è guerra anche perché nega a un miliardo di persone affamate il diritto al cibo e ad altri due miliardi di persone, che offrono di malattie legate al cibo, il diritto a un’alimentazione sana. E’ una guerra contro i contadini, che vedono distrutta la loro vita, insieme ai mezzi di sussistenza. Ed è una guerra contro il pianeta, nella misura in cui a essere distrutti sono il suolo, la biodiversità, l’acqua. Gli strumenti di questa guerra contro la Terra operano sul campo e, insieme, sulle menti. La crisi alimentare incarna e illustra le molteplici crisi della nostra epoca: quella finanziaria, quella energetica, la crisi legata al clima, la crisi dell’acqua, della biodiversità, della salute e della nutrizione, la crisi dell’occupazione e quella della democrazia. La crisi alimentare ha già condannato un miliardo di persone alla fame permanente e strutturale, e altri due miliardi a malattie come obesità, diabete e ipertensione. E se le tendenze attuali si manterranno invariate, l’emergenza alimentare si aggraverà, colpendo altri miliardi di persone. L’emergenza e la crisi alimentari sono dovute, secondo me, a tre importanti cause. In primo luogo, l’appropriazione e la distruzione, da parte delle corporation, dei doni della natura fondamentali per la produzione di alimenti (suolo e terra, acqua, sementi e biodiversità) ai fini dell’agricoltura industrializzata e globale, controllata e promossa dalle corporation stesse. In secondo luogo, il sistema inefficiente e inquinante della produzione alimentare industriale, fondato sull’impiego intensivo di sostanze chimiche, carburanti fossili e capitali, che distrugge da un lato il capitale della natura e dall’altro quello della società, sradicando le piccole fattorie e distruggendo la salute. Le piccole aziende agricole forniscono il 70 per cento del cibo mondiale, eppure vengono distrutte con la scusa del basso rendimento. L’88 per cento del cibo viene consumato nella stessa eco-regione o area in cui viene prodotto. L’industrializzazione e la globalizzazione sono l’eccezione, non la regola. E dove le piccole aziende agricole e le economie alimentari locali non sono state ancora distrutte dall’industrializzazione, la biodiversità e il cibo continuano a dare da vivere alle popolazioni. La biodiversità agricola viene salvaguardata dai piccoli contadini. Come riferisce il rapporto del gruppo ETC, “i piccoli contadini allevano e curano 40 specie di animali e quasi 8000 varietà di piante. Coltivano, inoltre, 5000 varietà agricole domestiche e hanno donato più di 1,9 milioni di varietà alle banche genetiche mondiali. Gli allevatori ittici hanno raccolto e protetto più di 15.000 specie d’acqua dolce. Il lavoro di contadini e allevatori a salvaguardia della fertilità del suolo è diciotto volte più efficace dei fertilizzanti sintetici forniti dalle sette maggiori corporation”. Quando questo sistema alimentare ricco di biodiversità viene sostituito da monoculture industriali, e il cibo mercificato, le conseguenze sono fame e malnutrizione. Degli attuali 6,6 miliardi di esseri umani sulla Terra, sono circa un miliardo quelli che non hanno cibo a sufficienza; e un miliardo sono quelli che hanno abbastanza calorie, ma un nutrimento insufficiente, soprattutto in termini di micronutrienti. Un miliardo e trecento milioni sono gli obesi, malnutriti perché costretti a cibi industriali, poveri di sostanze nutritive, ma ricchi di calorie e artificialmente poco costosi. Metà della popolazione mondiale è vittima di fame strutturale e di ingiustizia alimentare. Nel corso della storia, la fame era sempre causata da fattori esterni: guerre e calamità naturali. Era circoscritta nello spazio e nel tempo. La fame di oggi è permanente e globale, E’ preordinata. Ciò non significa che chi governa i sistemi alimentari attuali la crei intenzionalmente. Significa che la fame è implicita nel sistema di produzione industriale e di distribuzione globale del cibo creato dalle corporation. …. La terza causa della fame è da cercare nella globalizzazione e nella mercificazione dei sistemi alimentari. La globalizzazione dell’agricoltura industriale, che si accompagna all’appropriazione dell’agricoltura da parte delle corporation sta ulteriormente accelerando la diffusione della fame. (Continua)
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Sabato 28 Aprile 2012 06:21 |
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Carissimi, questa settimana lasciamo la parola a Dario Fo e a Giuseppina Manin e al loro nuovo libro: Il Paese dei Misteri Buffi, edito da Guanda. La retrocopertina è laconica: “Infiniti sono i misteri buffi di questo Paese, ma il vero mistero buffo sono gli italiani”. Non è la prima volta che il nostro amato premio Nobel incontra la giornalista del Corriere della Sera Giuseppina Manin e le loro conversazioni sono sempre state molto interessanti e divertenti, come questa di cui vi anticipiamo un brano. Buona lettura!
Prologo
Caro Dario, era il 1969 quando, in un’aula dell’Università Statale di Milano, portasti in scena per la prima volta quel tuo Mistero Buffo nato per irridere i santi e i fanti secondo lo stile delle sacre rappresentazioni medievali, secondo lo sguardo dei diseredati, dei dimenticati. Una rivoluzione copernicana della storia e del linguaggio teatrale destinata a girare tutto il mondo, a conquistare platee nostrane ed esotiche, dall’Africa alla Cina, dal Sudamerica all’Australia. Fino a quella più esigente e inattesa di tutte, i serissimi giurati dell’Accademia di Stoccolma, che travolti dalla forza comica e narrativa del tuo grammelot, nel 1997 ti assegnarono il più folle e audace dei Nobel per la letteratura. Con il passar degli anni il Mistero è cresciuto, si è moltiplicato. Molte storie si sono aggiunte, attinte come sempre avete fatto tu e Franca Rame dalla cronaca “di giornata”, modificando i canovacci, aggiornandoli in diretta, sera dopo sera. Ma con il tempo gli eventi sono diventati sempre più vorticosi. I santi sempre più rari, mentre fanti e fantocci hanno prolificato come conigli. Guardando indietro, gli ultimi decenni evocano forsennate sarabande, visioni di infernali gironi di dannati. A questo nostro disgraziato Paese nulla sembra esser stato risparmiato. La mutazione antropologica che aveva previsto Pasolini si è compiuta, ogni valore, etico ed estetico, è allo sbando. Oltre ogni crisi di nervi e d’identità. Dibattuti tra lo sprofondare in un cupo baratro o tentare con fatica e coraggio di rialzarci, di ritrovare perduti meriti, antica dignità. Per tutto questo oggi, a quasi mezzo secolo da quel primo Mistero, sarebbe bello riprenderne le fila, ripensare ai tanti altri “misteri”, pochissimo buffi ma terribili e grotteschi, che ci hanno scosso, minato, devastato, proprio a partire da quel post ’68 così pieno di promesse e speranze. Caro Dario, ripartiamo insieme da un viaggio nella memoria. Senza pretese storiche né sociologiche, solo con il gusto e la filosofia scanzonata del giullare che racconta a modo suo di un’Italia di nuovo “nave senza nocchiere in gran tempesta”. Quando ai versi che seguono, “non donna di province ma bordello”, lascerei perdere. Giuseppina Manin
Cara Giuseppina, la tua idea mi piace. Il tema è fin troppo vasto, ambizioso, tentatore. L’ultimo mezzo secolo è tale impasto di follie, menzogne, orrori, bassezze… Scandali e stragi, organizzazioni criminali pubbliche e private, traffici e infamie indegne, truffalderie ciniche che hanno rovinato milioni di cittadini oltre che la nostra reputazione nel mondo intero. Misteri tanti. Buffi pochissimi. Risolti nessuno. Una sarabanda di storie satiriche e tragiche insieme, dove personaggi degni di tutto rispetto si intrecciano con altri cialtroni, ruffiani, mezze calzette da comprare –vendere al mercato delle vacche. Donnette disposte a tutto e donne di grande coraggio. Uomini degni di questo nome, ma anche uominicchi e quaquaraquà di sciasciana memoria. Politici disposti a passare da uno schieramento all’altro alla prima offerta speciale. Sempre proni davanti al potente di turno. Insomma un parterre degno di una sequenza di giullarate. Per quanto riguarda il metodo, preferirei non seguire una sequenza logica o cronologica, ma piuttosto andare allo scarampazzo, cioè improvvisando gli andamenti a seconda dello spasso che ogni storia riesce a procurarci. Per cercare di offrire uno spaccato di verità fra tante menzogne. Per recuperare qualche manciata di orgoglio e dignità- Già, perché bisogna provarla la mortificazione che produce il ritrovarsi all’estero e alla parola “italiano” veder spuntare immancabilmente sulle facce degli abitanti del luogo sorrisi misti di pietà e disprezzo, seguiti dall’immancabile domanda: “Ma voi come avete fatto a sopportare certi scandali, un Governo riunito intorno a una specie di satrapo, oltretutto barzellettiere triviale…?” Come ve la cavate con le ruberie e menzogne organizzate in spregio alla vostra intelligenza da politici che hanno imposto leggi ad hoc a unico vantaggio di colui che le ha fatte promanare a colpi di fiducia e decreti legge? E poi il riemergere della massoneria e delle caste criminali… Ma voi, come potete accettare tutto ciò senza batter ciglio, senza ribellarvi?” Ehi, fratelli d’Europa, attenti, andateci piano con i luoghi comuni dell’italiota tira a campà, piagni e fotti! Fate attenzione, “italiano” vuol dire anche imprevedibile. Da noi all’istante tutto si può ribaltare e voilà! Quando tutti erano ormai convinti che nel pantano fossimo fino al collo, anzi ormai sommersi a fare glu glu, ecco che nella primavera 2011 qui da noi esplode un vero e proprio ribaltone politico-morale. Ci sono le elezioni amministrative e, inatteso, appare un movimento, con a capo i naviganti di internet, gli arancioni, le donne e gli eterni indecisi risvegliati all’istante, che mandano allo sballo totale Berlusconi, Bossi e i loro seguaci. Di botto ridotti come pugili suonati messi KO. Neanche il tempo di prender fiato e parte il referendum sull’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento, sfide considerate velleitarie e perdute da tutti, a cominciare dai Democratici di sinistra e dai disgustati della politica che si battono sì, ma con poca speranza. E invece miracolo! E miracolissimo pure le firme per il referendum successivo, per una nuova legge elettorale. Per tutta la destra parafascista, uno sconquasso. La prima vittoria per gli sfigati di sempre. E il seguito non si è fatto attendere. Perché tra i tanti misteri di questo Paese vessato, umiliato, deriso, quello davvero degno della maiuscola è proprio il suo popolo. Che al di là delle apparenze, l’aver dato credito più di una volta a imbonitori e furbastri, l’essersi fatto imbesuire da un cinico Volpone che sottoscriveva contratti fasulli in tv, si è di colpo ridestato dalla narcosi di massa con cui era stato stordito per tanti anni, Una rinascita ormai inaspettata, lenta ma costante, come quando si esce da una lunga malattia. Di nuovo pronti a reagire, a far fronte a ogni tempesta, a uscirne più forti e migliori di prima. Alla fine, il vero Mistero Buffo dell’Italia sono gli italiani.
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Sabato 21 Aprile 2012 09:09 |
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La crisi economica come abbiamo mille volte ripetuto è una crisi di sistema. Le risorse e i soldi ci sono ma vengono buttati dalla finestra (500 miliardi all’anno tra evasione fiscale, burocrazia folle, sprechi, corruzione, economia mafiosa). E i cibi in via di scadenza buttati, solo in Italia, darebbero da mangiare a 40 milioni di persone per tutto l’anno. Esiste da tempo un movimento di persone che rifiutano il consumismo in modo radicale e vivono sfruttando tutti gli sprechi e le gratuità offerti dal sistema a dimostrazione dell’esistenza di uno stile di vita opulento e sprecone. Ma senza arrivare a questi radicalismi sarebbe utile che tutti si rendessero conto di quanto potrebbe cambiare il nostro modo di consumare, privilegiando il baratto, il riuso, il riciclo e tutte le esperienze straordinarie che possiamo fare a costo zero. Non è vero che le cose migliori sono anche care. Possiamo consumare prodotti eccellenti a costo zero. Ad esempio Isa Grassano ha realizzato un bel libro nel quale raccoglie una serie di itinerari turistici, culturali e gastronomici, che non prevedono il pagamento di un corrispettivo. Ad esempio a Gualdo (Macerata) puoi approfittare della fiera Lo stivale dei formaggi, durante la quale assaggiare i formaggi più disparati e vedere anche come si realizzano, oltre a godere di conferenze sulla cultura del formaggio, spettacoli teatrali e musicali. Puoi tuffarti nell’acqua calda delle terme libere di Toscana, imparare l’arte di attaccare un bottone a Sant’Arcangelo di Romagna, godersi l’Italia in Miniatura il giorno del tuo compleanno (ricordarsi di portare la carta d’identità per dimostrare che è proprio il giorno del tuo compleanno), leggere quotidiani e riviste alla sala Borsa di Bologna…
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Venerdì 09 Marzo 2012 15:19 |
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Carissimi, questa settimana vi presentiamo il nuovo libro di Marco Boschini: Viaggio nell’Italia della buona politica. I piccoli comuni virtuosi.
Questo libro racconta l’Italia che ci piace, composta da migliaia di cittadini e amministratori pubblici che quotidianamente realizzano una buona politica nei loro comuni, dove non esistono auto blu ma rifiuti zero, mobilità sostenibile, risparmio energetico e nuovi stili di vita. Conosciamo Marco Boschini da molti anni, è assessore all’urbanistica, ambiente e patrimonio del comune di Colorno, in provincia di Parma, ma dire solo questo è, nei suoi confronti, decisamente riduttivo. Marco è alto, porta gli occhiali e i capelli corti, sembra il classico bravo ragazzo, magari anche un po’ timido, del genere che piace tanto alle mamme perché bello e con l’aria affidabile. Dietro quest’immagine quasi angelica si nasconde una determinazione e una tigna che neanche Hulk e Superman messi insieme... Di giorno fa l’educatore in un centro per bambini, di sera mette il costume ecologico e discute in consiglio comunale di acqua pubblica e risparmio energetico, di notte scrive sul blog del Fatto Quotidiano di buone pratiche. Trova anche il tempo per scrivere libri dove ci racconta in modo piacevole e preciso della sua esperienza nell’Associazione Comuni Virtuosi, nata su iniziativa di quattro comuni nel maggio del 2005, presso la sala consiliare del Municipio di Vezzano Ligure (SP). I comuni che sentono per primi l'esigenza di scambiarsi esperienze concrete e condividerle con altri sono: Monsano (AN), Colorno (PR), Melpignano (LE) e, appunto, Vezzano Ligure (SP). Oggi i comuni iscritti formalmente alla rete sono diventati 56, sparsi in tutto il territorio italiano, a dimostrazione che le buone prassi sono in corso di realizzazione un po’ ovunque, lungo lo stivale (http://www.comunivirtuosi.org/). Quando abbiamo conosciuto Marco, l’Associazione era solo un’idea e vi riporto come descrive lui l’inizio della sua avventura. La racconta bene, così come in tutto il libro la narrazione scorre e fa bene al cuore, perché come diceva Gene Wilder in Frankestein jr.: SI PUO’ FAREEEEE Grazie Marco, proprio di tutto.
Metti quattro amministratori… Brevi cenni sulla nascita dei Comuni Virtuosi
Arrivo a Santa Cristina, sulle colline tra Gubbio e Perugia in un pomeriggio d’estate del 2004. (…) Da qualche tempo Alcatraz è diventato un crocevia delle ecotecnologie: si organizzano corsi e seminari, si sperimentano azioni e prodotti in grado di abbattere i consumi energetici, si studiano modi per contagiare a tutti i livelli le comunità locali. Franca Rame, Dario Fo e il figlio Jacopo hanno scelto il piccolo comune di Monsano, in provincia di Ancona, come luogo dove lanciare qualche sasso nello stagno. L’idea è quella di dimostrare, aprendo un cantiere delle buone pratiche nella piccola comunità marchigiana (poco più di 3200 abitanti su una collinetta che domina i comuni confinanti), che è possibile invertire la rotta di una società che pare destinata a schiantarsi contro il muro del prodotto interno lordo, del profitto a tutti i costi, del mero arricchimento personale… A Monsano, grazie all’allora sindaco Sandro Sbarbati (che di mestiere fa il venditore di trattori e macchine agricole in tutta Italia), si attivano diversi gruppi di acquisto per la vendita di prodotti sfusi e alla spina. Il parco automezzi del comune inizia a viaggiare a biodiesel, e alcuno giovani del paese mettono in piedi una cooperativa sociale che si occupa di tenere le fila del progetto, promuovere gli incontri nel territorio, raccogliere le iscrizioni e ordini, gestire e distribuire la merce a basso impatto ambientale. Alcuni mass media si accorgono di loro, grazie all’intervento del premio Nobel Dario Fo la piccola Monsano sale agli onori della cronaca nazionale e il villaggio di Alcatraz, per l’appunto, comincia a proporre corsi per gli amministratori di tutta Italia con lo scopo di replicare quell’esperienza potenzialmente ovunque. E’ in una di quelle occasioni che incontro per la prima volta Luca Fioretti, allora giovane consigliere comunale al seguito del sindaco Sbarbati, e un’altra decina di amministratori provenienti dalle più impensabili e sconosciute parti d’Italia. Provengono tutti da piccoli o piccolissimi centri e borghi, non fanno politica di professione e anagraficamente viaggiano abbondantemente al di sotto dei cinquant’anni. Non assomigliano per niente, insomma, ai politici che sono abituato a vedere in televisione. In quel contesto sono comunque il più giovane di tutti, e anche quello con meno gradi: consigliere comunale semplice, per giunta in opposizione, del comune di Colorno, una cittadina di 9000 abitanti alle porte di Parma…
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