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Generazione smarrita. Il mondo dei trentenni Featured

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Cari lettori,
in questo sabato di Maggio dei Libri parliamo del libro “Generazione smarrita. Il mondo dei trentenni” edito da Nuovi Mondi Media (solo oggi a 2,00 euro).
I trent'anni sono diventati l'eta' dei dubbi, delle prime separazioni, della ricerca di un impiego gratificante, del disincanto, del primo figlio o del desiderio di un figlio. Si sono rivelati l'osservatorio privilegiato dei processi di trasmissione intergenerazionale, considerato come sempre più spesso i genitori dei trentenni di oggi abbiano ancora un ruolo attivo e influenzino in modo decisivo le scelte di vita dei loro figli.
Ma chi sono esattamente questi trentenni, forza vitale del loro paese e bersaglio preferito dei pubblicitari? Qual è il loro vero volto? Qual è l'origine della disillusione che li distingue? Chi sono stati i loro genitori?
Bernadette Bawin-Legros, sociologa della famiglia, ha realizzato tra l'inverno del 2004 e la primavera del 2005 quarantadue interviste con trentenni francesi e belgi – ognuna basata su colloqui "qualitativi", approfonditi – a cui si aggiungono alcuni dati di ricerche statistiche tratte da una vasta inchiesta che la stessa autrice ha co-diretto fino al 2002 all'Università di Liegi.
Di incontro in incontro, di famiglia in famiglia, di valore in valore, di coscienza in coscienza, il risultato è illuminante.
Il ritratto che esce è quello di una generazione sì individualista e quasi mai totalmente indipendente, ma allo stesso tempo solidale e disposta ad ascoltare, in perenne bilico tra la speranza di una società nuova e il fallimento della diplomazia di turno. Soprattutto, una generazione segnata da fattori di crisi repentini e continui, dal crollo della famiglia tradizionale al deterioramento del capitalismo, dal trionfo di una tecnologia senz'anima al declino generale dei valori e delle istituzioni. Una generazione che, significativamente, come ricorda l'autrice, "non gode nemmeno di uno status ufficiale, che statisticamente non esiste".
Ecco a voi un brano del libro tratto dal primo capitolo:

Sull’amore. Sesso ma anche amore.
Una sfera della vita che è molto cambiata rispetto agli anni ’60 è quella dei costumi e delle abitudini sessuali. Il vecchio modello di matrimonio, in cui il sesso era concepito solo come un dovere coniugale, è stato sostituito dall’idea di una vita di coppia in cui la sessualità è espressione dell’amore.
L’istituzione del matrimonio ha cominciato a entrare in crisi all’inizio degli anni ’70. Attualmente, anche se il numero dei matrimoni è in leggero aumento, la situazione è molto diversa rispetto a quella antecedente al 1968. In Belgio, infatti, nel 2002, solo il 75,3% dei matrimoni celebrati erano prime nozze e il numero dei matrimoni è in continua diminuzione, proporzionalmente con l’aumento del numero dei divorzi. Nel 2003 in Belgio, su 40.434 coppie che si sono unite in matrimonio, 30.628 hanno divorziato, il che equivale a tre divorzi ogni quattro matrimoni.
Il Belgio è uno dei paesi europei con il più alto tasso di divorzi, anche perché la legislazione in merito è particolarmente accomodante. I dati sulla Francia sono meno appariscenti: nel 2003 ci sono stati 275.963 matrimoni e 125.175 divorzi. Tuttavia, in generale si può sostenere che, nella postmoderni, gli uomini e le donne siano sempre più affascinati dalle avventure sentimentali e che preferiscano lasciarsi aperte delle opportunità piuttosto che impegnarsi in maniera definitiva.
Quando una persona su tre vive “da single”, per riprendere il termine del sociologo Jean-Claude Kaufmann, è ragionevole interrogarsi sulle motivazioni di questo nuovo celibato. La vita di coppia sempre essere poco interessante. Le ragioni sono da ricercare anche nel nuovo contesto, in gran parte creato dal movimento femminista, di un mercato interamente organizzato attorno alla domanda del consumatore, il cui obiettivo è quello di mantenere continuamente insoddisfatta la richiesta per perpetuare la dinamica del desiderio.
Invece di costruire l’identità come si costruisce una casa, cioè con pazienza, in maniera graduale, pietra dopo pietra, si è tentati, sia in campo affettivo che in campo lavorativo, di cominciare ogni volta daccapo, con unioni spesso improvvise e svincolate le une dalle altre. Max Weber vedeva l’identità come una gabbia d’acciaio. Oggi, la si può definire piuttosto come un leggero mantello gettato sulle spalle di un individuo che cerca, a tutti i costi, di evitare l’immobilità. Che sia nella vita affettiva o in quella lavorativa, i rapporti sono dei “campeggi”, non certo delle dimore stabili e definitive. Le radici sono superficiali come le relazioni: quello che conta è non ipotecare il futuro. Viviamo in un mondo in cui, come scrive lo sociologo Zygmunt Bauman, i residenti sono dei nomadi che non appartengono a un luogo preciso, mentre coloro che vorrebbero ottenere la residenza non hanno il permesso di soggiorno e la loro vita si disperde tra avventure diverse. I trentenni sono sempre più spesso coinvolti in questa problematica del “nomadismo” e la loro “memoria” è riscrivibile: ogni nuovo episodio cancella quello precedente, sostituendolo.
Anche se la vita sessuale e la riproduzione si sono progressivamente sganciati dall’idea di matrimonio o di monogamia, anche questi aspetti sono ugualmente oggetto di progettazione e pianificazione. I giovani aspettano in media i 15-17 anni per fare le loro prime esperienze sessuali e i 24-25 per fidanzarsi. Tra i 20-25 anni, età media in cui si lascia definitivamente il focolare domestico, i giovani si muovono spesso tra il proprio alloggio e quello dei genitori. Dall’inizio degli anni ’70 i modelli di comportamento sono molto cambiati, ma permane lo stesso modello di razionalità che vigila sull’economia generale e su quella libidica: un accoppiamento eterosessuale con sfondo patriarcale.
L’individuo contemporaneo vuol vedere riconosciuta dal partner l’identità che rivendica nell’interazione. Attualmente, l’individuo non e' mai sicuro di essere amato per quello che è. E’ questa particolare tensione che rende oggi la relazione amorosa così fragile e insoddisfacente, Anche in amore, scrive il sociologo Francois de Singly, non si può essere sicuri di essere felici. Uno dei due amanti può avere l’impressione di avere nella coppia un atteggiamento diverso da se', magari troppo rigido, o troppo gerarchico, o troppo chiuso. Allora si domanda se, nel coinvolgimento nella relazione, riesce a rimanere se stesso. E’ senza dubbio per questo motivo, scrive de Singly, che al giorno d’oggi gli uomini hanno un rapporto ambiguo con l’amore: desiderano un amore libero, privo di eccessi e che, allo stesso tempo preservi, l’identità.
La maggior parte dei trentenni ha paura dell’amore, non si fida e preferisce fermarsi a sentimenti più superficiali.

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