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Posso essere chi voglio

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Carissimi,
lo scorso fine settimana si è tenuto ad Alcatraz un incontro tra chi collabora con il Comitato Nobel per i Disabili, così da definire il programma per il 2015 e conoscere i nuovi arrivati.
Sono stati due giorni veramente intensi ed emozionanti.
Tra le altre cose sabato pomeriggio abbiamo avuto un collegamento via Skype con Peter Vercaiteren, autore di un libro che abbiamo già presentato su Cacao ma di cui vorrei parlarvi ancora, dopo che ho avuto la fortuna di sentire raccontata la sua esperienza dalla sua voce.
Peter oggi è un signore di 46 anni, è nato in Belgio e risiede in Italia e più precisamente a Catelnuovo ne’ Monti, nell’Appennino reggiano. 
Soffre di una forma di autismo particolare: la Sindrome di Asperger, che è considerata “un disturbo pervasivo dello sviluppo legato allo spettro autistico. Come nell'autismo, ha esordio nell'infanzia, senza ritardo mentale o difficoltà nel linguaggio, anzi si accompagna a una proprietà di linguaggio sviluppata e a un'intelligenza nella norma o a volte superiore.
Le persone Asperger hanno una sviluppatissima capacità di elaborare informazioni ma possono incontrare disagio nel gestire l’empatia e le relazioni sociali. Così scrive aspergerpride.it
Molti di noi ricordano il film Rain Man dove Dustin Hoffman interpretava magistralmente una persona con questo disturbo. Ma in questo libro Peter ci racconta la sua vita “da dentro” e soprattutto dal punto di vista di chi ha avuto la diagnosi in età adulta e ha vissuto tutto il disagio della sua diversità senza capire che accadeva, con uno spasmodico desiderio di essere come tutti gli altri o comunque di poter fingere di esserlo.
Sentirlo raccontare è stata un’esperienza unica: “Ero un bambino impossibile” diceva sorridendo “Volevo che i giochi fossero come dicevo io, non accettavo niente che uscisse dalle regole e mi ci arrabbiavo, mi imponevo, ero veramente antipatico e di conseguenza ero spesso vittima di ritorsioni da parte dei miei compagni”.
Non so immaginare cosa significhi sentirsi diverso e passare anni a cercare di organizzare la propria mente e le proprie emozioni così da “adattarle” a una socialità che non si capisce e che non ci capisce. Ma posso capire che enorme sollievo abbia provato Peter quando gli hanno diagnosticato la Sindrome di Asperger. Finalmente il suo modo di interpretare il mondo e la vita  aveva una spiegazione, finalmente tutto acquisiva quel senso che non aveva avuto da sempre.
Il libro ha un titolo che spiega già molto: “Posso essere chi voglio”. E quella che potrebbe sembrare una dichiarazione di forza o arroganza a me racconta la fatica di chi ha sempre cercato di conformarsi, con grande sforzo, alla “normalità” degli altri.
Oggi Peter è adulto e vuole raccontare la sua storia per creare un ponte tra chi soffre di questa forma d’autismo e gli altri, vorrebbe parlarne nelle scuole, vorrebbe raccontare cosa sente dentro chi è autistico perché quello che si conosce non spaventa.
Se volete invitare Peter scrivetemi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , se volete acquistare il suo libro cliccate qui
Di seguito un altro estratto dal libro. Buona lettura!

ABC
Ho uno zio che lavora per una società di lavorazione della carta. Questo è stato per me un regalo del cielo, infatti, grazie a lui, la nostra casa non è mai sprovvista della carta necessaria alle mie piccole mani avide. Nella mia stanza dei giochi c'è una pila di grandi fogli bianchi, penso formato A3 (a me sembrano enormi!) appoggiati su una mensola bianca. Io li utilizzo per placare la mia fame inesauribile di espressione artistica. Per giorni interi posso rimanere fermo a disegnare, disegnare e disegnare. Adoro i piccoli uomini.
Ho tre anni, perciò i miei disegni sono ancora abbastanza primitivi, ma già molto dettagliati. Sono molto più evoluti di quelli degli altri bambini della mia età. A causa loro ricevo molti complimenti e mi sento felice. Le piccole teste delle mie immagini sembrano tutte uguali. Sono vere e proprie “teste piatte”. Hanno una linea grossa orizzontale a disegnare la parte superiore della testa, una linea grossa verticale per la parte posteriore della testa e un arco che rappresenta l'arrotondamento della faccia, interrotta da un piccola protuberanza per il naso. E tutte queste teste hanno un gran ciuffo di capelli là dove la linea superiore e quella posteriore della testa si incontrano. Come se tutti questi uomini si fossero appena alzati dal letto senza pettinarsi. Penso davvero che siano piuttosto belli. Ciò che rende le mie “teste piatte” così speciali, rispetto ai disegni degli altri bambini, è il fatto che sono disegnate tutte di profilo e mai di fronte. Come se preferissi non guardarli negli occhi. Inoltre non sono figure completamente statiche ma, al contrario, molto indaffarate. Camminano, parlano, costruiscono castelli e combattono in eroiche avventure cavalleresche. Ma, senza mai versare una piccola goccia di sangue.
Per tutta la mia vita, utilizzerò questa tecnica di disegno come base per i piccoli uomini che disegnerò più avanti nei miei tanti fumetti. Mi sono sempre rifiutato di andare in una scuola di disegno, perché i piccoli uomini che mi insegnerebbero lì non sarebbero più i miei piccoli uomini: quelle “teste piatte” col loro divertente ciuffo all'indietro sulla testa. O forse perché in generale non accetto con facilità le istruzioni fornite da qualcun altro. Anche se questa persona è un'autorità nel suo campo. Il modo in cui le altre persone tentano di insegnarmi qualcosa, spesso non coincide con la mia ostinata prospettiva. Preferisco di gran lunga imparare tutto da solo perché in questo modo posso essere sicuro che il risultato sarà vicino a come io voglio che sia. Se non è nel mio modo, divento irrequieto e mi ribello. Come se il mio mondo perfetto venisse attaccato da una minaccia brutale. Odio completamente quando gli altri cercano di cambiare la struttura e la forma ideale del mio mondo perfetto. Allora mi sento proprio come se avessi lavorato con molta fatica per anni interi nel tentativo di costruire qualcosa che qualcuno poi all'improvviso demolisca del tutto dalle fondamenta.
Tutto ciò di cui ero così sicuro, al quale mi ero attaccato nella speranza di essere sulla strada giusta per essere accettato in questo mondo, viene distrutto. Anche se so benissimo che le persone stanno solo cercando di indirizzarmi nella direzione giusta per diventare migliore. Eppure reagisco molto negativamente dato che la struttura del mio mondo è costruita del cristallo più fragile. Il minimo urto la può frantumare in milioni di schegge aghiformi. Per fortuna, a tre anni nessuno sta cercando di migliorare il mio modo di disegnare e non ricevo altro che lodi. (...)
(Continua)

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