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I cacciatori di mammut non sono mai esistiti

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Carissimi,
in questi giorni ad Alcatraz si è parlato molto di mammut. Il nostro era bellissimo, fatto di legno e stoffa, tenuto su con una carrucola, ondeggiava sinuosamente mentre quattro ragazze stranamente vestite facevano le gambe e Mario Pirovano manovrava la proboscide molto compreso nel suo ruolo.
Ma c'era anche un gran lumacone e una pentola con altri lumaconi.
Tutto questo perchè abbiamo girato un video di una canzone con la Bandabardò dove cercavano di spiegare come mai molto probabilmente i nostri antenati non si cibavano di grandi mammiferi.
Tutta questa storia è raccontata nel libro di Jacopo Fo & C. dal titolo La Vera Storia del Mondo che vi ripresentiamo oggi.
Buona lettura!

PERCHÉ I CACCIATORI DI MAMMUTH NON SONO MAI ESISTITI
Nelle pitture rupestri preistoriche troviamo sovente scene di caccia ad animali di taglia media o grande.
E questa circostanza ha indotto a pensare che quella fosse un'attività abituale dei primitivi. Io credo, al contrario, che essi trovassero interesse a dipingere quelle scene proprio perché non erano fatti abituali ma straordinari avvenimenti da ricordare con pitture celebrative.
Sui libri di storia scolastici vediamo spesso disegni di uomini primitivi che circondano giganteschi mammut e li uccidono con lance di legno e pietra.
Credo proprio che a quei tempi scene del genere fossero molto improbabili. Anche se i nostri progenitori erano probabilmente più forti di noi, a causa della vita selvaggia, è difficile che siano riusciti in simili imprese.
La caccia era indirizzata verso piccole prede come topi, conigli e serpenti.
Già la cattura di un cervo era una cosa eccezionale. Provate voi, se ci riuscite, ad avvicinarvi a un cervo tanto da poterlo colpire con una lancia. E anche se ci riuscite, quante probabilità avete di ucciderlo o di ferirlo gravemente?
Le tecniche di caccia ai grandi animali dovevano tener conto dell'enorme disparità di forze ed erano ben più astute e complesse di un attacco con lance e pietre. L'umanità cacciò all'inizio soprattutto sfruttando alcune particolarità del territorio.
Ad esempio, si approfittava di burroni verso i quali decine di battitori armati di bastoni sospingevano un branco di cavalli facendoli precipitare. Una volta feriti o morti, gli animali erano facile preda degli uomini. In altre situazioni le prede venivano spinte in gole o valli ristrette dove venivano bloccate e poi abbattute con una pioggia di macigni.
Queste tecniche di caccia richiedevano molta organizzazione e l'uso delle grida e di rumori di sassi o legni percossi diede probabilmente origine al gusto per la musica.
Di certo una battuta di caccia preistorica doveva essere un intrattenimento musicale da non perdere.
Comunque la caccia grossa era una cosa di una durezza inimmaginabile.
La difficoltà di trovare luoghi adatti e di costruire tra i cacciatori un coordinamento sufficiente al buon esito dell'impresa faceva sì che, molto spesso, ci si limitasse a contendere a iene e avvoltoi le carcasse di animali abbattuti dalle belve. Ma nonostante l'evidenza dei fatti, la maggioranza degli accademici stenta a rinunciare all'idea degli uomini primitivi cacciatori di grandi animali.
La caccia ai grossi animali divenne conveniente soltanto millenni più tardi, quando apparvero i primi cacciatori a cavallo, equipaggiati con archi efficientissimi e frecce piumate e coadiuvati da grosse squadre di battitori. E, tra l'altro, tutti sono d'accordo sul fatto che le bande primitive fossero composte da circa sessanta individui tra i quali gli uomini con più di 16 anni non erano più di una quindicina. Come facevano a massacrare tanti grossi animali? Per nutrire con una dieta carnivora 60 persone bisognava fare fuori un cavallo o un elefante ogni quattro o cinque giorni e poi trascinarlo a casa per decine di chilometri. Infatti non c'erano frigoriferi e nei climi caldi la carne marciva
subito. (...)
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