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IgNobel 2017

E come ogni anno dedichiamo questo numero di Cacao ai premi IgNobel.
Il premio, arrivato alla ventisettesima edizione viene assegnato dalla rivista Annals of Improbable Research a dieci autori di ricerche al limite dell’assurdo ma sempre scientificamente ineccepibili.
Il riconoscimento comprende anche una banconota da dieci bilioni di dollari. Emessa dallo Zimbabwe ed equivalente a circa quaranta centesimi di euro.

Premio IgNobel per la Fisica
A Marc-Antoine Fardin, del Laboratoire de Physique alla École Normale Supérieure di Lione, che in un articolo pubblicato nel 2014 sulla rivista Rheology Bulletin, ha osservato che i gatti si adattano perfettamente alla forma dei contenuti in cui vengono posti. Quindi, c’è da ritenere che i gatti siano dei liquidi? E così possiamo ridefinire la definizione degli stati della materia?

Premio IgNobel per la pace (domestica)
A uno studio di un’équipe di medici coordinata da Milo Puhan, che ha testato su 25 pazienti ultradiciottenni l’ipotesi secondo la quale suonare il digeridoo sarebbe una valida terapia per la sindrome da apnea notturna e il russamento. Probabilmente non contro l’insonnia ma non si può avere tutto.

Premio IgNobel per l’Economia
A J. Rockloff e Nancy Greer che hanno scoperto che tenere in mano un coccodrillo vivo può intensificare la voglia di giocare d’azzardo. Ma solo se l’azione suscita uno stato emotivo positivo: Quindi non sorridete ai coccodrilli se volete tenervi lontani dal tavolo da gioco,

Premio IgNobel per l’Anatomia
Una ricerca condotta dal medico inglese James A. Heathcote cercava di spiegare come mai le orecchie continuano a crescere do 0,22 millimetri ogni anno fino alla morte. Perché le orecchie sì e le altre parti del corpo invece si fermano? La ricerca non ha dato risposte.
Sennò vinceva l’altro premio.

Premio IgNobel per la Biologia
All’équipe internazionale (Svizzera, Giappone e Brasile) di Kazunori Yoshizawa per uno studio in cui si racconta l’inversione degli organi sessuali in un curioso insetto delle caverne brasiliane, del genus Neotrogla. Le femmine sono dotate di una struttura erettile simile a un pene, coperto di spine, che in qualche modo “catturano” lo sperma maschile durante la copula.
La notizia vera è che la copula dura 70 ore. Ricordatevelo nella prossima reincarnazione.

Premio IgNobel per la Fluidodinamica
Lo ha vinto Jiwon Han, laureando alla Korean Minjok Leadership Academy, in Corea del Sud per il suo studio su come si deve tenere una tazza di caffè per minimizzare il rischio di fuoriuscite. Bisogna tenere la tazza dall’alto con tutte e cinque le dita. E camminare all’indietro. (GIURO!)

Premio IgNobel per l’Ostetricia
Uno studio di Marisa Lopez-Teijon e colleghi che dimostra non solo che ai feti piace e fa bene la musica (si sapeva), ma che questa viene apprezzata ancora di più se suonata direttamente all’interno del canale vaginale materno.
Ok, fate voi la battuta, è come sparare sulla croce rossa.

Premio IgNobel per la Nutrizione
E’ stato assegnato a ricercatori brasiliani per il primo rapporto scientifico sul consumo di sangue umano da parte dei Diphylla ecaudata, pipistrelli noti con il nome di “vampiro senza coda”.
Solitamente questi pipistrelli si nutrono di sangue animale ma non disdegnano anche quello umano…

Premio IgNobel per la Medicina
Premiato uno studio sul disgusto per il formaggio. E’ stato realizzato con sofisticate scansioni cerebrali che hanno rivelato che il formaggio attiva il globo pallido esterno del cervello.

Ultimo ma non ultimo il premio IgNobel per la Cognizione
Il riconoscimento è andato a ricercatori italiani dell’Università Sapienza di Roma e dell’Istituto Superiore di Sanità per essere riusciti a dimostrare che molti gemelli identici non sono in grado di distinguersi visivamente tra loro quando guardano velocemente una foto che li ritrae.

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Carissimi,
questa settimana vi parliamo di una delle ultime opere di Dario Fo: Darwin. Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre?
Riprendiamo questo testo, ricco di dipinti e immagini, perché forse non tutti sanno che con i suoi studi Darwin intendeva combattere la tratta degli schiavi, il razzismo.
Come sono attuali questi antichi!
Buona lettura!
Per acquistare il libro clicca qui

Corrispondenza da smaltire e conoscenza da divulgare
Una volta a casa (terminato un viaggio in giro per il mondo durato cinque anni – n.d.r.), Darwin cercò di mettere ordine fra i reperti, dai coleotteri agli uccelli da imbalsamare, che aveva raccolto durante il viaggio e si apprestò a leggere l’immensa quantità di missive che i suoi amici ricercatori avevano continuato a spedire in Inghilterra e coi quali aveva proseguito la corrispondenza anche durante tutto il viaggio. (...)

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Alla riscoperta del mondo

Carissimi,
ci siamo proprio affezionati a questo Darwin qui, come lo racconta Dario nel suo ultimo lavoro e quindi dedichiamo ancora allo scienziato inglese questo numero di Cacao. 
Se siete dalle parti di Biella potete ammirare la mostra bellissima a lui dedicata  a Palazzo Ferrero e Palazzo Gromo Losa con dipinti, pupazzi, sagome, sculture.
Oggi vi proponiamo le prime pagine del libro: Darwin. Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre? Edito da Chiarelettere.
Grazie a Dario Fo per questo splendido lavoro.
Se vuoi acquistare il libro clicca qui

Alla riscoperta del mondo
Un giovane curioso e assetato di conoscenza

Charles Darwin, nato in Inghilterra all’inizio dell’Ottocento, crescendo si dimostrò nel suo evolversi culturale uno dei geni assoluti della scienza degli ultimi secoli.
Comincio col dirvi che Darwin proveniva da una famiglia di personaggi fuori dal comune. Nonni e padre erano di professione medici: tutti presi da una voglia irresistibile di scoprire attraverso la nuova scienza una verità del sapere del tutto sconosciuta. Soprattutto facevano parte di quella umanità che oggi chiamiamo progressista.
Tanto per cominciare, le lotte a cui partecipavano con slancio straordinario erano quelle contro la tratta degli schiavi e tutti i conflitti sullo sfruttamento coatto dei lavoratori.
Il giovane Darwin fu a sua volta coinvolto fortemente dal desiderio di conoscenza: «Quando mi trovo davanti a ogni realtà conclamata – ripeteva – mi sorge sempre il dubbio che la verità sia un’altra». E ancora ragazzino divenne un accanito ricercatore, si interessò agli insetti per arrivare agli esseri viventi più complessi. Ma, come succede a tutti i ragazzini o quasi della sua età, guardava con molta attenzione ed emozione anche le ragazzine, in particolare una più giovane di lui di qualche anno. Si chiamava Fanny.
Con lei trascorreva tutte le vacanze estive. Un giorno, mentre raccoglievano in un campo di fragole alcuni coleotteri, si ritrovarono così vicino a una fragola da morderla insieme e si baciarono.
Gli incontri che preferivano, però, erano quelli sotto il tetto del palazzo in cui abitava Fanny: lo chiamavano «il Paradiso». In Paradiso si amarono davvero senza limiti.
Ma, ahimè, arrivò il tempo in cui l’inverno costrinse Charles ad abbandonare Fanny per frequentare l’università a Edimburgo. Tentò di entrare nella facoltà di Medicina ma, al primo incontro con l’autopsia di un cadavere, svenne dopo aver vomitato addosso al maestro degli squartamenti. Fu indirizzato quindi a frequentare la facoltà di Teologia, un po’ meno cruenta.
Il suo interesse per la scienza, però, cresceva di giorno in giorno, soprattutto grazie alle lettere che riceveva e spediva ad altri giovani naturalisti e scienziati di fama, di cui aveva letto articoli che lo avevano fortemente colpito.
Spesso si lamentava d’essere costretto ad abitare in un’isola, l’Inghilterra, rimanendo nella quale era difficile toccare con mano la realtà espressa dall’intero creato. Per cui, all’età di vent’anni, decise di esplorare da vicino tutto il mondo ancora in gran parte sconosciuto. Quindi si imbarcò su un tre alberi della Reale marina inglese nelle vesti di ricercatore scientifico.
Zampe che si accorciano e becchi che si allungano
Culturalmente il capitano era il suo esatto opposto: un credente quasi fanatico col quale Charles ebbe spesso discussioni che finivano nell’insulto. Fin dal primo giorno di navigazione si divertiva ad apostrofare il giovane laureato col termine di «reverendo» e ogni tanto anche di «dottore».
Darwin non raccoglieva le provocazioni ma un giorno, trovandosi la nave ancorata alle Galápagos, un arcipelago del Pacifico situato al largo del continente sudamericano e attraversato dall’equatore, raccolse il solito sberleffo e si lasciò andare a sostenere idee che per il capitano erano vere e proprie bestemmie.
Il confitto si consumò durante il pranzo degli ufficiali, a bordo naturalmente del Beagle (questo era il nome del brigantino).
Eccovi il dialogo.
«Se vi devo dire la verità, dottor Darwin – comincia il capitano –, spero non vi offendiate, mi è difficile capire come possa un uomo intelligente a par vostro, con una laurea in Teologia, diventato pastore di anime, andarsene in giro a raccogliere conchiglie, coleotteri e crostacei, e non per mangiarli, ma per catalogarli. A che scopo?»
«Nella ricerca della verità» risponde Darwin.
«Già, la verità del coleottero!?»
In coro gli ufficiali esplodono in una grossa risata.
Il professore in Teologia non raccoglie la provocazione e risponde tranquillo: «Vedete, capitano, grazie a ricercatori che sono arrivati prima di me ho maturato una teoria».
«E quale sarebbe questa teoria?»
«Quella inerente all’evoluzione delle specie.»
«Che vuol dire con evoluzione?»
«È un termine che viene dal latino evolutio, che indica il gesto di srotolare il papiro del conoscere.»
«Ah, interessante! Non lo sapevo.»
«Io e i miei amici scienziati ci siamo messi in testa che ogni essere vivente sulla Terra, che sia animale, vegetale o umano, così come lo conosciamo oggi, risalga a una specie primordiale univoca, poi in seguito si sia evoluto e da una sola specie si siano prodotte specie diverse più composite.»
«Sì, la conosco questa teoria. Ma andate avanti, diteci, che cosa le fa evolvere queste creature? Una loro volontà innata?»
«No, in questo primo caso la volontà non c’entra per niente. L’evoluzione avviene incidentalmente, ma soprattutto questa metamorfosi è prodotta dalla necessità di sopravvivere. Ogni giorno qui alle Galápagos visitiamo atolli contornati da barriere coralline, e voi potete ben testimoniare che queste isole sono straordinariamente prossime l’una all’altra. Eppure in ogni atollo risiedono fauna e flora completamente diverse.»
«Sì, è vero, l’ho osservato anch’io.»
«Ecco, bravo, avrete notato che gli uccelli che abitano l’una e l’altra isola svelano forme diverse di ali, e dimensioni e colori differenti. Che in alcuni volatili il becco si è allungato, in altri le zampe si sono accorciate o divenute di doppia lunghezza. È qui che mi sono chiesto: perché? Che cosa ha prodotto questa variante tanto evidente in quei volatili? Appunto, la ricerca di un modo più facile e sicuro di campare.»
«Come, come? Si accorciano e si allungano le zampe per riuscire a sopravvivere?» «Certo, naturalmente con un processo che dura secoli. Ci sono volatili che all’istante si trovano costretti a campare in una palude nella quale l’acqua è a livelli minimi, tre, quattro piedi al massimo, e il cibo di cui si nutrono, crostacei vari, sta sul fondo. Ed ecco che per evitare di tuffarsi decine di volte nell’acqua risolvono meglio facendo sì che le zampe si allunghino, e anche il becco e il collo s’allungano, per permettere all’uccello di infilare la testa fino al fondo della palude.»
E il capitano con ironia: «Stupendo! Come a dire che quei volatili hanno il privilegio di poter ridurre o dilatare gambe e becco a seconda del livello della laguna?».
«Sì, è così! Alcuni giungono sull’acqua e proseguono galleggiando e facendosi trasportare dalle correnti. Altri invece volano ad alta quota e poi di lassù, all’istante, serrano le ali l’una contro l’altra così da poter penetrare nel mare come siluri, zuuun!, fino a raggiungere decine di spanne sul fondo, e catturano i pesci con una velocità e una precisione impressionanti. Questo è un esempio di diversa evoluzione.» «Fantastico! E quindi voi, grazie a una semplice osservazione, caro Darwin, mi venite a dire che il fenomeno della metamorfosi a cui partecipiamo è frutto dell’adattamento naturale insito in ogni essere vivente, e che uccelli e fenicotteri e fringuelli dimostrano istinto di adattabilità, quindi sono intelligenti!»
«Eh sì, mi dispiace, ma alludere a certi personaggi chia-mandoli “stupidi come un piccione” è completamente sbagliato.»
(Continua)

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In ricordo di Dario Fo

L’universo impossibile: l’origine della specie umana e Darwin secondo Fo Venerdì 18 novembre alle ore 20:00 BookCity 2016 renderà omaggio alla fantasia e alla visionarietà di Dario Fo, ospite di diverse edizioni della manifestazione. Con Jacopo Fo e Gianni Barbacetto. Letture e interventi di Michela Casiere, Mario Pirovano, Jacopo Zerbo.
Vi aspettiamo al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci Auditorium – Via San Vittore 21, Milano.

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Pubblichiamo di seguito la lettera scritta da Dario Fo al Sindaco di Biella, Marco Cavicchioli dove si stava allestendo la mostra dedicata a Darwin, inaugurata per la prima volta questa estate al Palazzo del Turismo Primo Grassi a Cesenatico.

Caro Marco,
mi spiace di non averti potuto conoscere quando, nel 1974, venimmo con tutta la compagnia a Biella per un incontro davvero epico, giacché allora tu eri un bambino, avevi appena cinque anni. Nessuno poteva immaginare fin da allora che dopo quarant’anni saresti divenuto il sindaco di una delle città più vive del Piemonte. Ma di certo, qualche anno dopo quell’evento, ti avranno raccontato delle manifestazioni che, con Franca e l’intera nostra compagnia, (...)

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Cacao è una testata giornalistica regolarmente registrata presso il Trib. di Perugia Aut. n° 634 del 21/06/1982
Redazione:
Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
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