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Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
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L'idea di questo kolossal nasce dal libro "La vera storia del mondo" scritto da Jacopo Fo. Il video-promo lo abbiamo realizzato alla Libera Università di Alcatraz insieme alla Bandabardò che, oltre a partecipare alle riprese del video, ha scritto la musica della canzone "I Mammut" che potete sentire nel video.
Questa è solo una piccola parte del Film-Musical che vorremmo realizzare coinvolgendo numerosi attori e cantanti. Avevamo pensato di realizzare uno spettacolo teatrale e portarlo in tournée ma i costi sono proibitivi, quindi  abbiamo deciso di fare un film con colossali scenografie, girando pezzo per pezzo con diversi gruppi. Lo stesso meccanismo parcellizzato lo useremo anche per realizzare scenografie e costumi.
LA VERA STORIA DEL MONDO: generali imbecilli, sacerdoti sadici, invenzioni geniali, orge di massa, divinità criminali, popoli indomabili, guerre inutili, complotti demenziali. Come fu che scendemmo sugli alberi e arrivammo a ballare il bughi bughi e a fare sesso per telefono? (...)

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Published in CACAO DELLA DOMENICA

Le Fatiche di Ercole

Carissimi,
questa settimana vi presentiamo un libro per ragazzi scritto da Sergio Parini e disegnato da Jacopo Fo. Si tratta de Le Fatiche di Ercole edito da Gallucci Editore, grandiosa casa editrice per bambini e ragazzi.
Ercole è il primo supereroe della storia. Da più di tremila anni si narrano le due dodici avventure mozzafiato: credi che sia facile sconfiggere un drago con sette teste che sputano veleno?
Divertente, con disegni bellissimi...
Ecco qui il prologo, buona lettura!


Prologo
Tanto tanto tempo fa, in Grecia, un paese famoso per gli dèi potentissimi, le donne sagge e i guerrieri coraggiosi, viveva un ragazzo. Il suo nome era Ercole. Era figlio del re degli dèi, Zeus, e di una principessa greca, Alcmena, celebre per la sua bellezza. Ma la regina degli dèi, Era, la moglie Zeus, era gelosa di Ercole, perché era nato dall’amore tra suo marito e un’altra donna.
Quando voleva, Era sapeva essere molto cattiva e crudele. Pensa che, quando Ercole era appena nato, lei scese dall’Olimpo, l’altissima montagna dove viveva con gli altri dèi, apposta per mettere due enormi serpenti velenosi nella sua culla.
Ma non aveva fatto i conti con quel bambino.
Ercole, infatti, già da piccolo aveva una forza straordinaria, dono di suo padre Zeus. Ercole era troppo piccolo per rendersi conto del pericolo. Non sapeva ancora parlare, faceva solo nghé nghé, come ogni bimbo della sua età. Quanto a camminare, non se ne parlava proprio: a stento iniziava a gattonare per terra. Ma sapeva stringere le mani. E tanto bastò. Pensò che quelle bestiacce velenose fossero giocattoli. Ne prese uno in una mano e uno nell’altra e strinse, strinse, strinse. Strinse finché le due bestie non caddero nella culla, morte soffocate!
Per un po’ Era, sconsolata, lo lasciò stare, e il bambino crebbe, ricevendo la migliore educazione possibile a quei tempi. La sua mamma e il suo sposo Anfitrione fecero venire da tutta la Grecia i maestri più bravi e famosi. Un centauro, mezzo uomo e mezzo cavallo, velocissimo e astuto, gli insegnò a cacciare. Anfitrione, imbattibile nelle corse con le bighe, lo rese abilissimo nella guida dei carri con i cavalli. Il nipote di Apollo, dio del Sole, fece di lui un bravissimo arciere. Altri gli insegnarono a combattere con la spada, la lancia e la clava. Altri ancora gli insegnarono la letteratura e la musica. Ricevette un’educazione magnifica. Intanto cresceva: divenne grande, grosso e fortissimo, grazie anche a tutto l’esercizio fisico che gli avevano fatto fare i suoi maestri.
Ma, anche se era forte, non era un bullo, o un attaccabrighe. Era gentile per natura, però sapeva come reagire quando lo sfidavano o gli facevano un torto. Diceva sempre: «Io tratto gli altri come loro trattano me». E guai a trattarlo male! Se si infuriava, per chi l’aveva provocato non c’era scampo.

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Published in LIBRI

Carissimi,
in questi giorni ad Alcatraz si è parlato molto di mammut. Il nostro era bellissimo, fatto di legno e stoffa, tenuto su con una carrucola, ondeggiava sinuosamente mentre quattro ragazze stranamente vestite facevano le gambe e Mario Pirovano manovrava la proboscide molto compreso nel suo ruolo.
Ma c'era anche un gran lumacone e una pentola con altri lumaconi.
Tutto questo perchè abbiamo girato un video di una canzone con la Bandabardò dove cercavano di spiegare come mai molto probabilmente i nostri antenati non si cibavano di grandi mammiferi.
Tutta questa storia è raccontata nel libro di Jacopo Fo & C. dal titolo La Vera Storia del Mondo che vi ripresentiamo oggi.
Buona lettura!

PERCHÉ I CACCIATORI DI MAMMUTH NON SONO MAI ESISTITI
Nelle pitture rupestri preistoriche troviamo sovente scene di caccia ad animali di taglia media o grande.
E questa circostanza ha indotto a pensare che quella fosse un'attività abituale dei primitivi. Io credo, al contrario, che essi trovassero interesse a dipingere quelle scene proprio perché non erano fatti abituali ma straordinari avvenimenti da ricordare con pitture celebrative.
Sui libri di storia scolastici vediamo spesso disegni di uomini primitivi che circondano giganteschi mammut e li uccidono con lance di legno e pietra.
Credo proprio che a quei tempi scene del genere fossero molto improbabili. Anche se i nostri progenitori erano probabilmente più forti di noi, a causa della vita selvaggia, è difficile che siano riusciti in simili imprese.
La caccia era indirizzata verso piccole prede come topi, conigli e serpenti.
Già la cattura di un cervo era una cosa eccezionale. Provate voi, se ci riuscite, ad avvicinarvi a un cervo tanto da poterlo colpire con una lancia. E anche se ci riuscite, quante probabilità avete di ucciderlo o di ferirlo gravemente?
Le tecniche di caccia ai grandi animali dovevano tener conto dell'enorme disparità di forze ed erano ben più astute e complesse di un attacco con lance e pietre. L'umanità cacciò all'inizio soprattutto sfruttando alcune particolarità del territorio.
Ad esempio, si approfittava di burroni verso i quali decine di battitori armati di bastoni sospingevano un branco di cavalli facendoli precipitare. Una volta feriti o morti, gli animali erano facile preda degli uomini. In altre situazioni le prede venivano spinte in gole o valli ristrette dove venivano bloccate e poi abbattute con una pioggia di macigni.
Queste tecniche di caccia richiedevano molta organizzazione e l'uso delle grida e di rumori di sassi o legni percossi diede probabilmente origine al gusto per la musica.
Di certo una battuta di caccia preistorica doveva essere un intrattenimento musicale da non perdere.
Comunque la caccia grossa era una cosa di una durezza inimmaginabile.
La difficoltà di trovare luoghi adatti e di costruire tra i cacciatori un coordinamento sufficiente al buon esito dell'impresa faceva sì che, molto spesso, ci si limitasse a contendere a iene e avvoltoi le carcasse di animali abbattuti dalle belve. Ma nonostante l'evidenza dei fatti, la maggioranza degli accademici stenta a rinunciare all'idea degli uomini primitivi cacciatori di grandi animali.
La caccia ai grossi animali divenne conveniente soltanto millenni più tardi, quando apparvero i primi cacciatori a cavallo, equipaggiati con archi efficientissimi e frecce piumate e coadiuvati da grosse squadre di battitori. E, tra l'altro, tutti sono d'accordo sul fatto che le bande primitive fossero composte da circa sessanta individui tra i quali gli uomini con più di 16 anni non erano più di una quindicina. Come facevano a massacrare tanti grossi animali? Per nutrire con una dieta carnivora 60 persone bisognava fare fuori un cavallo o un elefante ogni quattro o cinque giorni e poi trascinarlo a casa per decine di chilometri. Infatti non c'erano frigoriferi e nei climi caldi la carne marciva
subito. (...)
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Dario Fo: Un uomo bruciato vivo

Carissimi,
questa settimana vi presentiamo un libricino scritto da Dario Fo con Floriana Cazacu dal titolo "Un uomo bruciato vivo" che racconta una storia tragica, quella di Ion Cazacu, padre di Floriana, piastrellista romeno, bruciato vivo nel 2000 da un impresario edile di Gallarate, per aver chiesto lo stipendio che gli spettava.
Nella pagina di presentazione del libro sul sito di Commercioetico.it troverete anche un video dove Dario ne parla alle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi.

Vi riportiamo qui la seconda di copertina e l'introduzione al libro. Poche pagine, un racconto per non dimenticare, per aiutare Floriana e proteggere anche suo marito, anch'egli minacciato e vittima di violenze e soprusi. Se volete, aiutateci a diffondere questa testimonianza, perchè l'attenzione, la memoria, la conoscenza possano fermare l'orrore che prospera nel silenzio.

Un esercito di nuovi schiavi
Pensiamo sia bene aprire il racconto a dialogo, che verte soprattutto su un aberrante fatto di cronaca avvenuto all'inizio di questo secolo, con una notizia quasi del tutto sconosciuta: secondo il rapporto realizzato da Fillea e Ires-Cgil, l'evasione e l'elusione fiscale nell'edilizia, per quanto riguarda la sola Lombardia, nel 2010 ammontava a un miliardo e 100 milioni di euro.
Il 2 luglio 2012, alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, il sostituto procuratore Nadia Calcaterra e il capitano delle fiamme gialle Paolo Pettine indicono all'improvviso una conferenza stampa, nella quale danno notizia di un'operazione, condotta simultaneamente dalla procura e dalla finanza, attraverso la quale è stata portata alla luce una vera e propria organizzazione criminale che dal 2005 ha messo in atto in Brianza e dintorni un'ingente frode contributiva e fiscale per oltre 23 milioni di euro, utilizzando lavoratori, prevalentemente extracomunitari, che figuravano impiegati presso una medesima impresa, con legale contratto e pagamento dei contributi, quando in verità costoro erano assunti da altre aziende, che fungevano da copertura per l'impresa principale. Tali società, tutte riconducibili a soggetti partecipi della frode, erano di fatto inesistenti e provvedevano a mascherare la costante somministrazione illecita di manodopera con delle fatture che non trovavano però riscontro nella relativa dichiarazione dei redditi.
I responsabili delle varie società, undici persone, sono stati incriminati per reati di emissione e utilizzo di fatture, naturalmente false, per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione dei redditi, indebita compensazione d'imposta, nonché somministrazione e utilizzo irregolare di manodopera. Gli inquirenti hanno indagato per due anni consecutivi con grande impegno, prima di arrivare all'incriminazione di tutto il gruppo.
Ma quanti sono gli operai, provenienti dall'Est e dall'Africa, che dall'inizio di questo secolo, in Italia, sono caduti vittime di questi biechi sfruttatori? C'è da non crederci: sono circa 1400. Spesso, a questi operai, oltre ai contributi, si è fatta mancare anche la paga. E' risaputo che con questo atto indegno si giungeva a non versare milioni di euro, che naturalmente diventavano il bottino principale di questi sfruttatori. Come potevano costoro permettersi di negare la paga stabilita agli operai per mesi e mesi? E' semplice, con il ricatto, e spesso con la violenza.
Davanti alle richieste di saldare il dovuto si iniziava col rimandare il versamento per mancanza temporanea di liquidità. Ma quando i richiedenti sollecitavano il dovuto residuo, poiché si trovavano a non poter mantenere la famiglia e pagare i debiti, spesso contratti con gli strozzini, ecco che si arrivava, da parte dei datori di lavoro, alla minaccia, che consisteva nel denunciare gli operai in quanto privi di permesso di soggiorno. E, se costoro insistevano, ecco che la denuncia, sempre anonima, in cui si insinuava perfino che il lavoratore fosse parte di un giro di spacciatori, giungeva puntualmente alla polizia, che procedeva all'arresto e al rimpatrio forzato dello sventurato clandestino.
Perchè ci siamo preoccupati fin dal prologo di questo testo di denunciare una situazione tanto drammatica e indegna, che si perpetua da anni nel nostro Paese? Soprattutto per la ragione che di questa infamità vergognosa, noi, spettatori spesso indifferenti, siamo del tutto colpevoli.

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Bello figliolo che tu se' Raffaello

Carissimi,
continuiamo con la presentazione dei libri tratti dagli spettacoli che vanno in onda su Rai5 ogni lunedì e che hanno come protagonista il nostro premio Nobel preferito.
Lunedì 16 marzo, ore 21:15, andrà in onda Raffaello.
Il libro, edito dalla Franco Panini Editore, ha per titolo: Bello figliolo che tu se' Raffaello. E bello lo era davvero Raffaello tanto che come scrive Dario Fo: "Quando morì aveva appena trentasette anni. Si racconta che per il dolore anche i sanpietrini si staccavano, rotolando fuori dal selciato e mezza Roma urlando piangeva disperata".
Il libro è zeppo di immagini, a colori, e decine di disegni che raccontano insieme al testo.
Buona lettura!

Finalmente a Firenze
Il Vasari racconta che mentre Raffaello stava lavorando nel cantiere della città del Palio alcuni giovani assistenti, tornati da Firenze, descrivevano entusiasti le nuove opere che si stavano erigendo nella Repubblica fiorentina, i grandi maestri che là operavano e il fermento creativo che esaltava l'intera vita della popolazione.
In seguito a quella descrizione Raffaello sente crescere un irresistibile desiderio d'esser testimonio di quella felice alacrità e abbandona il cantiere congedandosi con grande impaccio di Pinturicchio.
Prima di recarsi a Firenze torna a Perugia, dove fa visita a Giovanna Feltria della Rovere, sua appassionata committente. Diciamo appassionata sia per la stima che aveva per il talento di Raffaello che per le sue qualità intrinseche dovute alla sua ormai risaputa bellezza, e per il fascino che sapeva emanare.
Non è difficile immaginare che la ancor bella signora, vedova di Giovanni della Rovere prefetto di Roma in quanto nipote del Papa si fosse fortemente invaghita del giovane. Ce lo testimonia la lettera di raccomandazione che invia di slancio a Pier Soderini. Nella missiva la signora, scoprendo tutto il suo calore, intercede presso il Gonfaloniere di Firenze perché offra aiuto al giovane, dotato di buon ingegno, "figliolo discreto e gentile (...) che io amo sommamente" e che desidero "venga a buona perfezione" nel suo apprendere. "Però lo raccomando alla Signoria Vostra strettamente, quanto più posso, pregandola per amor mio che in ogni sua occorrenza le piaccia prestargli ogni aiuto e favore".
Baldassarre Castiglione, umanista amico di Raffaello, avrebbe commentato: "Se le lettere acquisissero oltre lo scritto il battito del cuore e l'umido del languore, quella missiva avrebbe potuto grazie a un solo alito di vento raggiungere la città di Fiorenza".
Raffaello rimane quasi sconvolto da ciò che vede realizzarsi in quella città. Lo stupisce il fervore, la voglia di discutere e proporre idee nuove da parte di ognuno. La prima impressione in realtà è quella di un disordinato bailamme e di confusione ciarlona, ma poi si rende conto che solo permettendo a ognuno di partecipare, anche fuori di costrutto, si riesce a coinvolgere con impegno la gran parte della gente. Forse per la prima volta Raffaello si trova a respirare qualcosa di completamente nuovo e difficilmente reperibile: la democrazia.
Nella Firenze libera incontra, se pur in spazi diversi, i più grandi maestri dell'arte rinascimentale: pittori, scultori e architetti. Vede il cartone della battaglia di Anghiari di Leonardo (a Firenze dal 1503 al 1506) ed egualmente fa visita a Michelangelo che a sua volta sta completando il cartone sulla Battaglia di Cascina. I disegni preparatori servono a realizzare due grandi affreschi che in una straordinaria tenzone saranno giudicati dalla popolazione intera. Malauguratamente le due opere non vedranno mai la luce.
Inoltre il ragazzo d'Urbino fa appena in tempo ad assistere al trasporto del grande blocco marmoreo del David di Michelangelo, ingabbiato sopra un gigantesco carro, dalle grandi ruote con ammortizzatori a molla, che lo trasporta in Piazza della Signoria. L'opera è stata commissionata dalla Repubblica di Firenze perché divenga simbolo della acquistata libertà dopo la recente cacciata del Medici (1494). Il ragazzo vorrebbe avvicina Buonarroti, ma scopre che quello straordinario personaggio è restio e recalcitrante. Perciò si accontenta di disegnare di nascosto le sue figure sui cartoni. Invece con Leonardo l'approccio è molto più facile e fra loro nasce un'amicizia immediata. Tanto che l'anziano maestro permette al ragazzo di sfogliare quanto gli pare i suoi disegni, direttamente nel suo studio, anche senza la sua presenza.
Raffaello si innamora di quegli appunti e bozzetti e li studia con attenzione, eseguendo anche delle copie. Senz'altro Leonardo sarà il pittore da cui riceverà la più importante della lezioni.

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Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
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