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San Valentino San Valentino fu un vescovo e un martire cristiano. E il martirio fu di quelli un po’ truci, prima il Santo venne torturato e poi decapitato di notte, così come furono giustiziati i discepoli che andarono a raccogliere le sue spoglie. Il 14 febbraio è l’anniversario della morte del Vescovo. Ma perché San Valentino è il patrono degli innamorati? Sono molte le leggende entrate a far parte della cultura popolare, su episodi riguardanti la sua vita. Una, di origine statunitense, narra come un giorno il vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando e andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati. Un'altra versione di questa storia narra che il santo sia riuscito a ispirare amore ai due giovani facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci gesti d'affetto; da questo episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell'espressione piccioncini. Secondo un altro racconto, Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia e il centurione romano Sabino: l'unione era ostacolata dai genitori di lei ma, vinta la resistenza di questi, si scoprì che la giovane era gravemente malata. Il centurione chiamò Valentino al capezzale della giovane morente e gli chiese di non essere mai più separato dall'amata: il santo vescovo lo battezzò e quindi lo unì in matrimonio a Serapia, dopo di che morirono entrambi. Ecco perché San Valentino è considerato il patrono degli innamorati. Alla sua diffusione, soprattutto in Francia ed in Inghilterra, contribuirono i benedettini, attraverso i loro numerosi monasteri, essendo stati affidatari della Basilica di San Valentino a Terni dalla fine della seconda metà del VII secolo.
Ma come mai un gruppo di monaci si dà tanto da fare per istituire questa festa dell'amore? Perché, come spesso accade la venerazione a San Valentino andava a sostituire un rito pagano e cioè i lupercalia romani, celebrati il 15 febbraio; questi riti erano dedicati alla fertilità e non all'amore romantico. Nel 496 Papa Gelasio I dedicò il 14 febbraio al santo e martire San Valentino, presumibilmente anche con lo scopo di cristianizzare la festività romana, così come era accaduto per moltissime altre feste pagane, la più importante il 25 dicembre quando si celebravano i giorni al Sole, che fu sostituita dal Natale.
I Lupercalia erano molto divertenti Le origini della festa sono avvolte nella leggenda. Il rito consisteva in una corsa a piedi degli abitanti del Palatino, senza abiti e con il pube coperto dalle pelli degli animali sacrificati, tutto in onore di Pan Liceo ("dei lupi"). Secondo una leggenda narrata da Ovidio, al tempo di re Romolo vi sarebbe stato un prolungato periodo di sterilità nelle donne. Donne e uomini si recarono perciò in processione fino al bosco sacro di Giunone, ai piedi dell'Esquilino, e qui si prostrarono in atteggiamento di supplica. Attraverso lo stormire delle fronde, la dea rispose che le donne dovevano essere penetrate da un sacro caprone, ma un sacerdote etrusco interpretò l'oracolo in un altro senso sacrificando un capro e tagliando dalla sua pelle delle strisce con cui colpì la schiena delle donne e dopo dieci mesi lunari le donne partorirono. Questa la leggenda… non sapremo mai com’è andata veramente, ma possiamo immaginare senza scomodare gli spiriti. La festa era celebrata da giovani sacerdoti chiamati Luperci, seminudi con le membra spalmate di grasso e una maschera di fango sulla faccia. Venivano poi fatte loro indossare le pelli delle capre sacrificate, dalle quali venivano tagliate delle strisce da usare come fruste. Dopo un pasto abbondante, tutti i lucerci dovevano correre intorno al colle saltando e colpendo con queste fruste sia il suolo per favorirne la fertilità sia chiunque incontrassero, ed in particolare le donne, le quali per ottenere la fecondità in origine offrivano volontariamente il ventre. In questa seconda parte della festa i luperci erano essi stessi contemporaneamente capri e lupi: erano capri quando infondevano la fertilità dell'animale (considerato sessualmente potente) alla terra e alle donne attraverso la frusta, mentre erano lupi nel loro percorso intorno al Palatino. Secondo Quilici, la corsa intorno al colle doveva essere intesa come un invisibile recinto magico creato dagli scongiuri dei pastori primitivi a protezione delle loro greggi dall'attacco dei lupi; la stessa offerta del capro avrebbe dovuto placare la fama dei lupi assalitori, che in quel periodo dell’inverno erano particolarmente affamati e quindi aggressivi. E poi i lucerci alla fine del rito dovevano ridere! E questo, come già sapete, ci piace molto. Intendiamoci, ci piace moltissimo che esista una festa degli innamorati, TI AMO è la frase più bella del mondo, non c’è un altro modo più dolce per dichiarare a una persona che è dentro la trama della nostra vita, che lo amiamo, come dice Franca Rame del suo Dario: “Lo amo tutto. Lo amo così com’è”. E quindi lo abbiamo scritto su una tazza da colazione, perché sia la prima cosa che vediamo la mattina, quando assonnati e ingrugniti pensiamo al lavoro, ai problemi che ci aspettano, ai piccoli disagi quotidiani, perché ci riporti sempre all’essenza: TI AMO. O anche per la tisana della sera, quando finalmente ci rilassiamo, l’ultimo pensiero: TI AMO. Buon Lupercale a tutti!!!
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