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20 novembre del 1992 a Carrara, al Teatro Animosi, Franca Rame debutta con "Settimo: ruba un po’ meno n. 2" di Dario Fo e Franca Rame. Nello stesso anno in cui scoppia il caso "tangentopoli", un monologo in cui Franca racconta, senza tanto fantasticare nell'assurdo perché non ce n'è bisogno, i particolari delle 'ladronerie' dei politici italiani. Grandissimo successo di critica e pubblico. Man mano che l’inchiesta di Milano prosegue lo spettacolo si arricchisce di particolari e di notizie. Sul palcoscenico dietro a Franca le foto degli inquisiti, inizialmente sono pochissime, Mario Chiesa e pochi altri, nel prosieguo della tournèe diventeranno decine. Quello che vi proponiamo oggi, però, è qualcosa di un po’ diverso. Alla fine dello spettacolo Franca cambiava del tutto argomento e registro. E parlava di quello che stava accadendo a lei, personalmente, in quel periodo. Franca raccontava ai suoi spettatori della malattia che l’attanagliava in quel periodo: la depressione. E ne parlava a suo modo, con ironia ed emozione, come solo una gran donna come lei sa fare. Franca è guarita, e l’inizio della guarigione è proprio quello che racconta nel finale del monologo… beh.. non vi voglio anticipare altro, buona lettura.
DA SETTIMO: RUBA UN PO’ MENO N° 2
La depressone di Dario Fo e Franca Rame
Oddio... scusate un attimo, ho un calo di zuccheri... sento che mi sta riprendendo la stessa crisi di ieri sera... Andavo così bene, maledizione! Mi viene da piangere... (Verso la quinta) per favore... i sali minerali e le pastiglie di glucosio. Grazie.. (Entrano in scena due attrici con ciò che è stato richiesto) Maledetta questa crisi che mi becca di colpo! Cosa mi stia succedendo non lo so... Sono sempre stata una donna razionale, ragionante, piena di forza, di voglia di fare... e adesso, niente… Non ho voglia più di niente! Non so perché. No, lo so! Sto attraversando un momento della mia via tremendo, di 'coma’ profondo in piedi. Avete capito bene ‘COMA’… Soffro di depressione... e non riesco ad uscirne. Forse... non voglio uscirne. Sono una, dei sei milioni di depressi del nostro paese. Lo sapevate? sei milioni... quelli che si conoscono. Settanta per cento femmine. 4 milioni e duecentomila femmine depresse. Cioè una ogni 20. Dio che spavento!
Ti trovi in condizioni terribili: lo spirito è a terra, non t’importa nulla della famiglia, dei figli, di quello che succederà, pensi serenamente al suicidio... poi c'è la mattina che ti alzi e dici "Sì, questo è il giorno buono" e lo tenti. Io mi vergogno profondamente di quello che vi sto dicendo. Mi sento ripetere "Ma di che cosa ti lamenti, che cosa vuoi?" ma vi giuro che se anche avessi a disposizione tutti gli angeli del paradiso disposti a guatarmi in tutto, o 3.000 vigili di Milano che mi rilasciano il permesso permanente per posteggio in sosta vietata non sarei nemmeno un briciolo felice. Ma attenti io non sono una depressa di passaggio, una "umorale"... sono una depressa stabile, vera... tant'è che sono in cura da uno psichiatra. Giuro! Ecco, vi vedo, voi sani... normali... che state pensando: "Ma cara signora Rame perché non va in una bella clinica a curarsi invece di venire qui ad angosciarci coi suoi problemi?" Perché non posso… Prima di tutto lo faccio anche per voi... voglio darvi l'opportunità di sentirvi una volta tanto coinvolti, generosi, con noi ‘diversi’... che in sala ce ne saranno almeno una ventina come me... voglio farvi provare il piacere di dimostrare la vostra disponibilità umana e civile: la vostra solidarietà. E' solo la fiducia nella vostra comprensione, che mi permette di dirvi qualcosa che difficilmente riuscirei a tirar fuori in altra occasione. (Senza enfasi) “Ho bisogno di voi.”… Sono circa sei mesi che non dormo... me no sto a letto a guardarmi la televisione. Quando spengo la luce accendo la radio, m'infilo l'auricolare nell'orecchio, cerco Radio Popolare o Radio Radicale e mi ascolto i discorsi dibattiti in Parlamento, Pannella… tutta la notte che posso anche impazzire. Mi alzo alle 7... alle 8 di sera... ho problemi per lavarmi. L'idea di prendermi un bagno... una doccia, mi manda in crisi... tremo tutta... non che sia diventata una zozzona... mi lavo a spizzichi e bocconi. Solo nei punti essenziali... Penso: “A cosa serve, lavarsi la schiena che poi è sempre coperta... me la laverò questa estate. Le orecchie me le lavo... anche perché si vedono e si sporcano... che non ho mai capito perché le orecchie si debbano sporcare tanto, che non fanno niente! Che ci posso fare? E' un classico della depressione. Non riesco a parlare con nessuno... L'unica gente con la quale riesco a comunicare... siete voi, il pubblico. Forse perché mi ascoltate senza contraddirmi né soprattutto darmi consigli. Non sopporto quelli che appena gli dici "sono depressa" incominciano a farti la predica: “Ma come? Depressa tu? Ma cosa ti manca? Sei un'attrice stimata... sei indipendente... puoi fare tutto quello che vuoi..., la famiglia ti ama... Devi reagire! Fai qualcosa... vai in palestra... fai footing”.
Non è così semplice… credo che la causa della mia depressione parta da lontano... sia più complessa... Quando ci penso su, per esempio mi viene in mente una frase di mia madre. La mia mamma mi voleva molto bene. Sono nata dopo 10 anni che aveva già avuto tre figli. Si sentiva sempre un po' in imbarazzo quando le chiedevano: "Ma come mai, dopo tanti anni... una bimba così piccola." Io avevo 5 o 6 anni e lei scherzando rispondeva: “Ma che le devo dire... io non l'aspettavo questa bambina... ma mio marito è andato al mercato, c'era una liquidazione... costava poco e lui l'ha comprata. Per gli affari mio marito non è mai stato tagliato..." E' chiaro che stava scherzando... ma io ero piccola e per questa sciocchezza ho avuto il magone addosso per tanto tempo... ed ho sempre, per tutta la mia esistenza, cercato d'essere il "miglior affare" della sua vita. Mio figlio non sarà mai un depresso... perché, per dargli sicurezza, ogni volta che faceva la pupù... urlavo di gioia... “Bravo! Bella! Sei uno stupendo cagone!” Saltava da un gradino un po’ alto: “Magnifico… andrai alle Olimpiadi!” Mi mostravo felice e disponibile in tutto. Non mi sono mai pentita di come ho allevato mio figlio. Lo lodavo o sgridavo al momento giusto. Ho parlato molto con lui, di tutto, con delicatezza, e con franchezza. Non l’ho mai trattato come un ‘bambino’. L’ho amato tanto. Tantissimo. Vi sto facendo un sacco di confidenze…
Forse riesco a parlare con voi perché non mi dite subito: "Sapesse io... cara signora!" che poi finisce che tocca a me tirarvi su. Poi c'è l'altro problema, molto più serio, quasi tragico: sono circa sei mesi che non mangio. Non si vede molto. Non sono neanche tanto dimagrita... anche perché le medicine che prendo, ingrassano. Sono in stato preanoressico... credetemi, come Diana... Se mangio al ristorante, vomito, se mangio in famiglia, tra parenti, amici, anche se trovo piacere della loro compagnia, e mangio con appetito... vomito lo stesso. E' un rifiuto totale del mio corpo e del mio cervello verso il cibo, o forse è più onesto, più giusto dire, è il rifiuto di vivere. Non riesco a "prendere" niente di quello che mi darebbero a piene mani chi mi sta vicino, mio marito, mio figlio... gli amici. Non voglio niente. Mi è scoppiato dentro il rifiuto di vivere... “Non t'interessa mangiare? E non mangiare!” mi dicevo. Ho scoperto che ci si regge in piedi con pochissimo: due brioches la mattina con the, una mozzarella dopo lo spettacolo, la notte... con una pera e crackers... se mi va. Se no niente. Ovviamente dopo sette mesi la mancanza di cibo mi aveva ridotta uno straccio… tutto d’un colpo s’è notato. Che stravagante è il corpo umano… che scherzo m’ha fatto: di colpo mi son trovata pelle e ossa.. brutta, ma brutta, da aver vergogna a uscire di casa. Sono stati i medici che mi hanno costretto a riprendere a lavorare. Ho fatto molta fatica ad assentarmi dalla bara che virtualmente tenevo accanto al letto. Durante la tournée con "Mamma i sanculotti", una commedia che recitavo l'anno scorso, ho scoperto una cosa bizzarra... si mangiavano per esigenza scenica degli spaghetti... all'inizio fingevo… la sola vista mi disturbava… figurati mandarli giù. Una sera, distratta da quello che stavo dicendo, senza accorgermi, mi sono infilata una forchettata in bocca… un attimo di perdimento: non potevo sputarli fuori e li ho ingoiati. Non è successo nulla. Sono rimasti tranquilli e beati nel mio stomaco che pure lui era contento… Altra forchettata… Oh ma che bene! Ho messo in atto anche in questa commedia quanto sperimentato la scorsa stagione. Ho avuto la certezza della mia improvvisa follia: se tentavo di mangiare gli spaghetti al ristorante, vomitavo, se me li servivano in camerino, li vomitavo... Se invece venivano cucinati in sartoria e il piatto fumante mi arrivava in scena non succedeva nulla. Li mangiavo tranquilla. Così ho realizzato che per stare in piedi mi bastavano gli spaghetti dello spettacolo, nient'altro... ma solo se li mangio in palcoscenico... davanti al pubblico. Pazza?
Ecco perché sono qui. Col pretesto di recitare mangio gli spaghetti e li digerisco grazie a voi... Devo pur sopravvivere... Voi colmate le mie carenze affettive... Forse la soluzione per uscire dalla depressione potrebbero essere tre spettacoli al giorno. Voi siete il mio Alka-Seltzer. (Fa un gesto verso la quinta: Viene portato in scena un piatto di spaghetti fumanti posti su di un tavolo. Franca si siede con un sorriso mangia lentamente, mentre scende la luce.) Fine.
Per acquistare il dvd Settimo ruba un po' meno clicca qui Su questo argomento puoi leggere anche Guarire di David Servan-Schreiber
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Commenti
ho letto su Cacaonline della tua depressione...! Non sapevo, mi dispiace molto di quanto hai sofferto e sono davvero contenta che l'abbia superata.
Un caro saluto
Maria Pia
Cara Franca,
ho letto su Caconline della tua depressione...! Non sapevo, mi dispiace molto di quanto hai sofferto e sono davvero contenta che l'abbia superata.
Come forse ricorderai anni fa ho partecipato alla tua interessante rassegna "Un palcoscenico per le donne"; vivo a Roma, ma mi capita anche di venire a Milano, mi farebbe piacere venire a trovarti.
Auguri affettuosi di Buon Natale e di un Nuovo Anno con quello che desideri
Un bacio
Maria Pia Daniele
Cara Franca,
ho letto su Cacaonline della tua depressione...! Non sapevo, mi dispiace molto di quanto hai sofferto e sono davvero contenta che l'abbia superata.
Un caro saluto
Maria Pia
Un abbraccio
simona
Cara Franca,
ho letto su Caconline della tua depressione...! Non sapevo, mi dispiace molto di quanto hai sofferto e sono davvero contenta che l'abbia superata.
Come forse ricorderai anni fa ho partecipato alla tua interessante rassegna "Un palcoscenico per le donne"; vivo a Roma, ma mi capita anche di venire a Milano, mi farebbe piacere venire a trovarti.
Auguri affettuosi di Buon Natale e di un Nuovo Anno con quello che desideri
Un bacio
Maria Pia Daniele
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