Quadri e disegni di Jacopo Fo in vendita Quadri, tele e bozzetti di Dario Fo in vendita
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25 scuole di Boston hanno deciso di affiancare alle tradizionali cartine geografiche e mappamondi le “proiezioni di Peters”, più fedeli alle vere dimensioni dei continenti. L'Africa è più grande e allungata, l'Europa più piccola, con la Germania più a nord.
Negli ultimi 400 anni abbiamo usato le cartine disegnate da Gerardo Mercatore, cartografo fiammingo del XVI secolo, il quale pensò di adattare le proporzioni dei Paesi del mondo alle rotte marittime coloniali.
(Fonte: Ansa.it)

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Daniele Mosca, di professione gelatiere, approda alla finalissima mondiale di Gelato World Tour (dall'8 al 10 settembre sul lungomare di Rimini) assieme a sette colleghi italiani.
Originario di Amatrice, ha perso casa e negozio durante il terremoto e da sette mesi non preparava più gelato.
"Spero che questa finale sia un trampolino di lancio, perché ricominciare è veramente difficile".
(Fonte: Repubblica)

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Il defibrillatore scomparso la settimana scorsa dalla scuola elementare di Soprazocco (Gavardo, Brescia) è riapparso nel cortile dell’Istituto, molto probabilmente restituito dal ladro. Quando si dice “un cuore grande”...
(Fonte: Bresciaoggi.it)

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Wiwanana, il film di Iacopo Patierno che racconta la storia del progetto Il Teatro Fa Bene (qui il trailer www.ilteatrofabene.it/wiwanana/), ha ricevuto una menzione speciale della giuria al 27.mo Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, svoltosi a Milano.
Bella e azzeccatissima la motivazione: “Attraverso il percorso di crescita personale ed espressiva degli attori mozambicani coinvolti nel progetto teatrale documentato, il film abbatte ogni barriera tra i protagonisti e lo spettatore che li guarda e che si immedesima senza riserve. Come per incanto cade la necessità di ricorrere a un “noi” e a un “loro”, e quindi il concetto stesso di barriera culturale.”
Grazie!

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Intervento di Jacopo Fo all’Università La Sapienza di Roma il 24 marzo 2017

Il teatro e la lotta (prima parte)

Buonasera!
Non è garantito che la genetica assicuri anche di essere intelligenti… quindi voi avete questo grosso dubbio, che io capisco: sono solo un cretino figlio di Dario Fo e Franca Rame oppure no?
Quello che posso provare a mettervi a disposizione è una serie di cose che mi hanno insegnato, non si tratta tanto di informazioni quanto di un metodo.
Quello che sono, nel bene e nel male, è il risultato di un trattamento che tradizionalmente veniva messo in atto nelle famiglie degli attori. Se nelle famiglie dei clown e degli acrobati mettono i bambini nelle altalene a tre mesi di vita così che riescano a fare il triplo salto mortale prestissimo, la scuola che ho subito io, e in un certo senso non potevo farne a meno, è molto diversa dal percorso che solitamente si crede debba fare un attore. Io sono cresciuto in un sistema di bottega.
Mio padre e mia madre non mi hanno mai fatto una sola lezione di teatro. (...)

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Carissimi,
come sapete ormai da tempo adoriamo le belle storie che arrivano dal “basso”. Vi abbiamo raccontato di Curitiba, di Antanas Mokus di Bogotà, del lavoro straordinario del Premio Nobel per la Pace Mohamad Yunus.
Queste storie sono migliaia, ormai, e le raccontano in pochi.
Paul Hawken ne parla lungamente sul suo libro Moltitudine Inarrestabile il cui sottotitolo è chiarificatore: Come è nato il più grande movimento al mondo e perché nessuno se ne è accorto.
Nella quarta di copertina si legge: “Ogni giorno, in ogni paese, nascono organizzazioni impegnate nella difesa della giustizia sociale e nella promozione della sostenibilità ecologica. Sono spesso piccolissime, non vengono rilevate dai media tradizionali, il potere politico le ignora o cerca di intralciare la loro attività. Non si riconoscono nelle ideologie dominanti e non hanno leader o istituzioni centrali. I loro obiettivi dipendono dal contesto in cui operano e dalla sua storia. Si servono della tecnologia per creare network sempre più estesi, e costituiscono il più importante movimento nella storia dell’umanità. Paul Hawken fornisce le coordinate e le metafore con cui descrivere questo fenomeno: proprio come il sistema immunitario, i cui anticorpi si attivano ogni volta che la nostra salute viene messa in pericolo, Moltitudine inarrestabile dà conto della risposta di milioni di persone alle minacce che vengono portate all’integrità della nostra casa, la Terra, e a quella dei suoi abitanti, tutti noi.”

Parliamo allora di transizione invisibile riportando integralmente un articolo apparso su uno dei nostri siti preferiti: comune-info.net e ringraziamo Gianluca Carmosino per lo splendido lavoro di informazione che lui e la sua Redazione fanno su questo sito.
In questo articolo si parla dell’Unione dei Lavoratori Disoccupati (UTD) a General Mosconi, nel nord dell’Argentina. La città ha 22mila abitanti che hanno lavorato nell’impresa petrolifera statale YPF fino alla privatizzazione, avvenuta negli anni Novanta del secolo scorso, che ha generato una schiera di disoccupati.
Che si sono organizzati…

La transizione che non vediamo
di Raúl Zibechi
Stiamo transitando verso un mondo nuovo, postcapitalista. E’ un processo che stiamo vivendo, dunque non abbiamo la distanza sufficiente per sapere in quale periodo ci troviamo adesso. Tutto indica, però, che stiamo attraversando le fasi iniziali di quella transizione. Malgrado questa transizione mostri profonde similitudini con le precedenti (quella dall’antichità al feudalesimo e quella dal feudalesimo al capitalismo), l’incapacità di comprendere ciò che accade davanti ai nostri occhi è notevole: un vero processo di costruzione collettiva di mondi nuovi.

Nel pensiero di emancipazione, e in particolare nel marxismo, l’idea che ogni transizione debba cominciare con la presa del potere alla scala dello Stato-nazione si è fatta senso comune. Questa asserzione avrebbe dovuto essere ripensata dopo i fallimenti sovietico e cinese, ma soprattutto dopo la demolizione degli stati provocata del neoliberalismo, cioè dal capitale finanziario e dalla Quarta guerra mondiale (la definizione preferita dagli zapatisti, ndt) in corso. Per transitare verso un mondo non capitalista si deve prendere il potere, ma perché dev’essere un potere a scala statale? E perché farlo a livello istituzionale?
E’ questo uno dei nodi essenziali della problematica e una delle ragioni della enorme difficoltà concettuale per poter visualizzare le transizioni realmente esistenti. La seconda difficoltà, legata alla precedente, è che le transizioni non sono omogenee, non comprendono tutto il corpo sociale alla stessa maniera. La storia insegna che di solito le transizioni cominciano nelle periferie del sistema-mondo e di ogni nazione, in aree rurali remote e in piccoli paesi, negli anelli deboli del sistema, dove prendono forza e si espandono poi nei centri del potere.
D’altro canto, le transizioni non solo non sono uniformi dal punto di vista geografico, ma anche da quello sociale, giacché sono processi guidati dalla necessità umana e non dalle ideologie. Generalmente sono i popoli che abitano nel sottoscala – gli indigeni, i neri e i meticci – i primi a costruire mondi altri; i settori popolari, le donne e i giovani di solito sogliono essere i protagonisti principali.
Vorrei fare un esempio di qualcosa che sta succedendo proprio adesso, qualcosa che ha già un importante grado di sviluppo e che difficilmente potrà essere fatto rientrare, salvo si verifichi un genocidio. Mi riferisco all’esperienza dell’Unione dei Lavoratori Disoccupati (UTD) a General Mosconi, nel nord dell’Argentina. La città ha 22 mila abitanti che hanno lavorato nell’impresa petrolifera statale YPF fino alla privatizzazione, avvenuta negli anni Novanta del secolo scorso, che ha generato una schiera di disoccupati. In quegli anni si è sviluppato un forte movimento di disoccupati, noti come piqueteros, che ha strappato piani di sussidio sociale ai governi che si sono succeduti.
Durante il ciclo di lotte piquetero, la UTD è stato uno dei principali riferimenti per l’insieme del paese, i suoi memorabili blocchi stradali erano seguiti con entusiasmo dagli altri movimenti. La UTD godeva di un forte prestigio e i suoi dirigenti, che hanno subito centinaia di cause di procedimenti giudiziari per i blocchi stradali e altri delitti, erano tra i più popolari in Argentina.
Le cose sono cambiate velocemente. L’arrivo al governo di Néstor Kirchner, nel 2003, e il conseguente arretramento dei movimenti, hanno cancellato la UTD dallo scenario mediatico e dall’attenzione dei militanti sociali. Le notizie su quello che succede nel lontano nord dell’Argentina sono scarse quanto nebulose.
La UTD ha approfittato tuttavia dei piani sociali (ora tagliati da Macri) per costruire un mondo nuovo. In questo momento sono in funzione 110 orti agroecologici di due ettari ciascuno, dove lavorano in media circa 30 persone per ogni orto. Producono una gran varietà di vegetali, tengono un pollaio e dei maiali in ogni orto. Contano su un laboratorio di carpenteria che si avvale dell’abbondante legname della zona. Nei cinque capannoni di cui dispone il movimento, come racconta il reportage di Claudia Acuña sulla rivista MU (luglio del 2016), hanno messo su anche laboratori di saldature, di classificazione dei semi e di riciclo della plastica,
Hanno costruito inoltre vivai che riproducono la flora nativa con la quale riforniscono il territorio, dalle piazze fino ai monti, minacciati dalla vertiginosa espansione della soia transgenica e dai taglialegna. Parte del lavoro lo dedicano a sostenere gli spazi pubblici della città e i boschi dei dintorni, in una regione dove cresce il narcotraffico coperto dalla complicità statale-poliziesca.
Un semplice calcolo permette di constatare che tra le 4 e le 5 mila persone vivono in relazione al lavoro collettivo che l’UTD organizza, si tratta del 40 per cento dell’intera popolazione attiva di Mosconi. Quelle famiglie hanno costruito un’autonomia alimentare, vale a dire che non dipendono più dai piani sociali ma stanno prendendo in mano tutto quel che li riguarda, dalla produzione di alimenti fino alla costruzione di abitazioni. Stanno riproducendo la vita al di fuori delle compatibilità del sistema, senza mettersi in relazione con il capitale né dipendere dallo Stato. Insomma, lavorano con dignità.
Si dirà che si tratta di un’esperienza appena locale. Però gli orti e le modalità dell’azione della UTD si stanno già espandendo nella vicina Tartagal, che ha il triplo della popolazione di Mosconi. Parecchie migliaia di attività di questo tipo esistono in America Latina, perché i settori popolari hanno compreso che il sistema non ha più bisogno di loro né li lega a sé, come è invece successo durante i brevi anni del welfare state. C’è una strategia implicita in questo insieme di mondi nuovi che non passa per gli stati-nazione ma per il rafforzamento e l’espansione di ogni iniziativa, per l’affinamento dei tratti antisistema e antipatriarcali, e per il potenziamento delle resistenze.
Un segno della maturità di buona parte di questi mondi nuovi sta nel mantenere le distanze dalle istituzioni di partito e statali, anche se, quando ce n’è la possibilità, gli chiedono aiuto e acchiappano qualche risorsa con un occhio al garantire la sopravvivenza e l’altro al mantenere l’indipendenza.
Nella lunga transizione in corso, a oggi è impossibile sapere se si tratterà di decenni o secoli, i mondi nuovi si trovano a dover affrontare una delle più potenti offensive del sistema. Quel che hanno ottenuto finora ci incoraggia a un sereno ottimismo.
 
Fonte: la Jornada
traduzione per Comune-info: Marco Calabria
Raúl Zibechi, scrittore e giornalista uruguayano dalla parte delle società in movimento, è redattore del settimanale Brecha. I suoi articoli vengono pubblicati con puntualità in molti paesi del mondo, a cominciare dal Messico, dove Zibechi scrive regolarmente per la Jornada. In Italia ha collaborato per oltre dieci anni con Carta e ha pubblicato diversi libri: Il paradosso zapatista. La guerriglia antimilitarista nel Chiapas, Eleuthera; Genealogia della rivolta. Argentina. La società in movimento, Luca Sossella Editore; Disperdere il potere. Le comunità aymara oltre lo Stato boliviano, Carta. Territori in resistenza. Periferia urbana in America latina, Nova Delphi. L’edizione italiana del suo ultimo libro, “Alba di mondi altri” è stata stampata nel luglio 2015 dalle edizioni Museodei.

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Mohammed Anas, 22enne attaccante ghanese, al termine del match tra il Free State Stars e l'Ajax Cape Town è stato premiato come miglior giocatore della partita. Nell’intervista post gara ha prima ringraziato i tifosi, poi la moglie, poi la ragazza.
Ooops.
(Fonte: Repubblica)

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Il rover della Nasa arrivato nel 2012 su Marte ha bucato una delle sei ruote. E’ già partito il soccorso Aci, un po’ di pazienza e arrivano.
(Fonte: Corriere.it)

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Grazie a Google finalmente non ci porremmo più questa domanda. Nell'aggiornamento delle Mappe, in fase beta e quindi non ancora definitiva, Google ha introdotto alcune funzioni per ricordarci, e farci vedere sulla cartina, dove abbiamo parcheggiato l'auto. Potrà anche tenere il conto dei minuti di sosta, avvisando quando sta per scadere il biglietto del parchimetro.
Un’imprecazione sonora ci farà sapere quando il vigile alzerà il tergicristallo per infilarci la multa.
(Fonte: Ansa)

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Ad Ekaterinburg in Russia, si è disputato uno spettacolare torneo di curling. Quattro squadre composte da dieci atleti ciascuna hanno spinto alcune utilitarie verso un bersaglio dipinto sulla pista. L'idea di disputare la particolare competizione è venuta ai manager di una compagnia di assicurazione russa, dopo aver trattato diversi sinistri stradali causati proprio dalle strade ghiacciate.
Uno strano senso dell’umorismo.
(Fonte: Repubblica)

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