Quadri e disegni di Jacopo Fo in vendita Quadri, tele e bozzetti di Dario Fo in vendita
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Nel corso dell’intervento di Jacopo riportato nel Cacao di domenica scorsa il pubblico è intervenuto con numerose domande: ne riportiamo le più significative.
Buona lettura!

Domanda: Nel lavoro dei suoi genitori, e anche nel suo, quando è stato consapevole e voluto il recupero di certe pratiche teatrali storiche?
Risposta: I primi otto spettacoli di mio padre erano atti unici che mia madre recitava quando era piccola. Si andava allora sul sicuro: dal momento in cui si usa un canovaccio, una struttura narrativa rodata, la possibilità di sbagliare è bassa. (…)
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Ero una ragazza quando ho sentito per la prima volta questo testo di Franca e Dario che raccontava di Mamma Togni, medaglia d’oro della Resistenza.
Il 25 aprile abbiamo ricordato la Liberazione (e non la Libertà… porc...) e allora vi proponiamo questo racconto.
Quel giorno in piazza doveva parlare un deputato missino ma non sapeva che tra il pubblico c’era Mamma Togni col suo bastone.
Recita Franca Rame.

“Mamma Togni… mamma Togni, i fascisti sono in piazza su a Monte Beccaria, vogliono parlare in piazza!”
Due ragazzini da in fondo alle scale i sont venud a ciamamm
“Chi l’è che parla? Chi è ‘sto fascista?”
“Servello”. (...) CONTINUA A LEGGERE CACAO del Sabato

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Con una nuova e rivoluzionaria teoria un gruppo di ingegneri meccanici dell’Università di Berkeley ha provato a spiegare perché, improvvisamente, e senza un motivo apparente, ci si slacciano le scarpe.
Tre i fattori in gioco: l’impatto del piede col suolo mentre camminiamo, la torsione della caviglia, il fatto che la maggior parte delle volte ci allacciamo le scarpe in modo sbagliato (usando il nodo dell’asino invece del corretto nodo piano simmetrico).
Sono candidati di diritto agli IgNobel 2017.
Per elaborare la teoria gli ingegneri hanno piazzato accelerometri sui lacci delle scarpe e costretto una ragazza a camminare su un tapis roulant per ore...
(Fonte: Repubblica.it)

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Con una lunga lettera pubblicata sul sito del Mogliano Rugby, Aristide Barraud, francese, classe 1989, mediano d’apertura, in forze al Mogliano, annuncia il suo ritiro dal rugby giocato.
Pazzesca la sua storia: la sera del 13 novembre 2015, durante gli attentati che hanno sconvolto la città di Parigi, Aristide si trova in mezzo alla sparatoria, protegge la sorella minore ma un terrorista gli spara in pieno petto e su un piede.
Polmone perforato, la sorella riporta invece la frattura scomposta di un braccio.
Aristide viene sottoposto a diverse operazioni chirurgiche, riesce anche a tornare in campo, allenarsi, giocare una partita.
Ora l’annuncio del ritiro.
Da un’intervista di aprile 2016: “I medici non hanno ancora capito come non sia morto nei primi dieci minuti.
E quando ho detto loro che non ero nemmeno svenuto, non ci credevano. Da un punto di visto fisiologico, ciò non era quasi possibile. Avevo perso quasi tutto il mio sangue. Il rischio era il polmone. Volevano asportarmelo. Ci hanno messo del tempo prima di operare, potevo non sopravvivere a un intervento. Un medico ha deciso di farmi un’ecografia al cuore. Ha messo l’apparecchio e ha gridato ai colleghi: “Oh, putain! Venite a vedere! Ha il cuore di un bue“. Ho girato la testa e ho visto il mio cuore che pompava. Boum, boum. Mi hanno domandato: “Sei uno sportivo?” Ho detto di sì. A Mogliano, nello stile del nostro gioco, il numero 10 deve correre molto… Vedendo questo, i medici si sono detti che ce l’avrei fatta. Due giovani chirurghi dell’ospedale di Bichat si sono presi la responsabilità di operarmi conservando il polmone”.
Dalla sua lettera del ritiro: “Adesso ho bisogno di continuare a curarmi, nel corpo e nella testa. Sono stato in “battaglia” dal primo giorno, da quando mi sono svegliato più morto che vivo. Ho bisogno di tempo, e ho voluto scrivere queste righe perché in questo momento non voglio rilasciare altre interviste e parlare ancora di queste cose. Voglio staccare con tutto, anche con il Rugby. Tornerò, sicuramente tornerò, perché questo sport è la mia vita, ma lo farò quando starò davvero bene e potrò dare il meglio di me stesso per gli altri.”
In bocca al lupo, Aristide!

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Il birrificio Heineken di Massafra, provincia di Taranto, grazie al solare fotovoltaico produce quasi il 20% del proprio fabbisogno energetico.
Sul tetto dell’azienda sono stati installati 13mila pannelli distribuiti su una superficie di oltre 50mila mq. Sono in grado di generare 4,42 GWh di energia elettrica all’anno.
Grazie ad altri accorgimenti, dal 2010 a Massafra è stato ridotto il consumo idrico del 17,7%, il consumo di energia elettrica del 9,6% e il consumo di energia termica del 15%.
(Fonte: Business Insider Italia)

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E’ successo alla Michigan State University, negli Stati Uniti. Appurato che un intero stock di maionese, oltre 5.000 litri, era avariata, Carla Iansiti e Cole Gude, i due responsabili della sostenibilità all’interno dell’Università, hanno deciso di trasformarla in energia (biogas) utilizzando un biodigestore anaerobico.
Per il suo impegno nell’uso dei digestori anaerobici, la cui energia alimenta varie fattorie nell’area del campus, l’Università è stata premiata diverse volte.
Dopo 5.000 litri di maionese i batteri nel digestore sono entrati in sciopero.
(Fonte: Propositivo.eu)

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La Signora è da buttare
La Signora è da buttare probabilmente è lo spettacolo più scatenato di Dario Fo. In scena il circo: clown, trapezisti e mille gag acrobatiche interpretati dalla famiglia dei Colombaioni.
La Signora è l’America, quella della fine degli anni ’60, della guerra in Vietnam, delle lotte di Martin Luther King.
E Franca Rame è la protagonista di questo spettacolo tutto raccontato al femminile: interpreta l’America dei cowboy, tutti i presidenti, la mamma che va alla guerra in Vietnam con suo figlio.
Con le interviste a Luciana Castellina, Paola Cortellesi e i racconti della stessa Franca ripercorriamo quegli anni e il lavoro di questa straordinaria donna.
Intervengono Dacia Maraini e Andrea Purgatori.

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E’ il titolo del libro di Anna Maria Palma e Lorenzo Canuti che verrà presentato domani 28 aprile alle 18 alla libreria Alzaia in viale Minzoni 25E a Firenze.
Se siete da quelle parti andatevi a godere un po’ di gentilezza!

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Rodrigo Tot, 59 anni, un agricoltore della comunità maya Q'eqchi del Guatemala, è uno dei vincitori quest'anno del Premio Goldman, il 'Nobel per l'ambiente'.
La Fondazione Goldman sottolinea la lotta promossa da Tot contro le autorità del paese e le imprese minerarie, nel tentativo di recuperare terre della sua comunità. Tot ha in altre parole dimostrato di aver portato avanti "una coraggiosa leadership del suo popolo e nella difesa delle terre ancestrali".

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La scoperta è di alcuni ricercatori italiani. Ed è dovuta al caso. I ricercatori stavano studiando la camola del miele o tarma della cera (Galleria mellonella), un insetto responsabile della peste delle arnie e che si ciba della cera degli alveari.
Bene, anzi male, malissimo se non fosse che ci si è accorti che la camola digerisce anche il polietilene, usato per le buste, le pellicole alimentari, i tappi delle bottiglie.
Non è il primo insetto con queste caratteristiche ma è molto più vorace.
Buon appetito!

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Cacao è una testata giornalistica regolarmente registrata presso il Trib. di Perugia Aut. n° 634 del 21/06/1982
Redazione:
Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
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