II ) Il lavoro è diviso in tre parti: 1) L'Asia centrale,
val bene una (o più guerre) ?
2) Giochi di potere in Afghanistan (parte prima)
3) Giochi di potere in Afghanistan (parte seconda)
la prima parte forse può risultare un po' noiosa ma è
essenziale per capire bene il resto
Afghanistan, la storia vera
L'ASIA CENTRALE VAL BENE UNA (O PIÙ) GUERRE ?
Che fine ha fatto la Russia?
L'8 dicembre 1991 l'URSS cessa di esistere. Al suo posto nasce
la Comunità di Stati Indipendenti (CIS) formata dalla
Russia e dalle ex-repubbliche sovietiche.
Da quel momento è veramente finita la guerra fredda
e con essa il lungo periodo di tensione internazionale? Secondo
il generale USA W.E. Odom "la scomparsa della minaccia
sovietica non
ha reso obsoleto il sistema di sicurezza guidato dagli USA
e creato per contenerla; l'idea diffusa che la fine della
guerra fredda abbia rimosso il bisogno di una leadership degli
USA nelle tre aree strategiche (Europa, Giappone-Corea, Golfo
Persico-Asia Centrale ndr) è pericolosamente
sbagliata", "anzi è divenuta più importante
proprio per il collasso dell'URSS. Questo è certamente
vero nel Transcaucaso e nell'Asia Centrale".
La caduta della Russia rende appetibili le ex-repubbliche
sovietiche, ora accessibili al mercato occidentale, sostanzialmente
per due ragioni: una, di carattere prettamente economico,
scaturisce dal bisogno dell'Occidente di espandere il suo
mercato, ormai stagnante, in nuove aree e di impossessarsi
delle notevoli risorse naturali, ancora inesplorate, presenti
in alcuni di questi Paesi; l'altra, di natura strategica,
nasce dal desiderio di accerchiare la Russia, pur sempre potenza
nucleare, attraverso una strategia a tenaglia.
A nord la Nato comincia ad allargarsi, senza incontrare troppi
ostacoli, verso l'Europa Orientale e i Paesi baltici, mentre
a sud procede la penetrazione statunitense nel Caucaso e nell'Asia
Centrale.
E' soprattutto qui, in Asia Centrale, che si apre il cosiddetto
"Grande Gioco", sia in quanto si tratta di una zona
ancora da spartire, sia perché essa è ricca
di risorse naturali.
Che cosa c'è di tanto "speciale" in Asia
Centrale?
Soffermiamo la nostra attenzione sulla zona del Turkestan
occidentale, che comprende Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan,
Turkmenistan e Kirghizistan. Si tratta dei 5 Paesi ex-sovietici
meno evoluti, trovatisi, all'atto dell'indipendenza dall'URSS,
alle prese con i problemi di una confusa transizione economica
dovuta all'obsolescenza del preesistente apparato industriale.
La prima risorsa di questi Paesi è l'agricoltura, sebbene
pessime politiche agricole, quali la monocoltura del cotone
e l'eccessivo sfruttamento agricolo, abbiano causato veri
e propri disastri ambientali. Tuttavia questa parte del Turkestan
riveste un forte interesse per il Grande Gioco asiatico, che
si riassume così: vi è abbondanza di fonti energetiche
e materie prime ancora da sfruttare, si tratta di zone di
transito per gasdotti e oleodotti; inoltre questi Paesi sono
grandi produttori di oppio e vie di passaggio per le droghe
orientali. La politica di questi Paesi è un giochino
ben noto: hanno bisogno di riforme strutturali, ma non hanno
i soldi per realizzarle;
con riforme fittizie che migliorano alcuni indicatori economici,
ma non il reddito pro-capite, cercano disperatamente di attirare
i capitali stranieri. Tutte queste repubbliche sono zeppe
di idrocarburi e di materie prime: in particolare si segnalano
Uzbekistan per gas e oro, Kirghizistan per i metalli, mentre
per il gas soprattutto il Turkmenistan. Quest'ultimo nel 1998
è stato il 4° produttore mondiale di gas, che al
95% viene esportato. Ecco qualche dato circa gli investimenti
stranieri, considerando che spesso insediamento economico
ha significato anche penetrazione militare; è il caso
di Uzbekistan pieno di basi USA, e del Tagikistan, che ospita
10000 soldati russi.
Alcuni di questi Paesi hanno goduto di aiuti del FMI e si
stima che fino al 1998 investitori occidentali e orientali
abbiano speso 5 miliardi di dollari e ancor più ne
spenderanno in futuro. Vediamo qualche nome: Newmont Minino
(industria estrattiva), Technip (raffinerie), Daewoo, Siemens,
Stet, Deutsche Telekom, Coca Cola. Il settore trainante è
però quello dell'estrazione e trasporto di gas e petrolio,
che vede a far la parte del leone Russia (Gasprom), USA (Unocal
e Chevron), Turchia e Cina, settore ancor più importante
in quanto chi controlla le vie del petrolio detiene il potere.
Al momento dell'indipendenza queste repubbliche del Turkestan,
tutte desiderose di entrare in contatto con l'area del dollaro,
ma prive di sbocchi marittimi, si vedevano ancora costrette
ad appoggiarsi alla rete di trasporto dell'ex-URSS, (peraltro
inadeguata ai nuovi giacimenti) in mano ad una Russia allora
senza futuro e che spesso appariva più che altro come
una rivale nella "corsa all'ovest". Molto più
conveniente sarebbe stato per loro puntare direttamente verso
l'Oceano Indiano.
E' illuminante il caso del Turkmenistan, che, come vedremo,
ci riporterà all'attuale guerra. A metà degli
anni '90 la Gasprom, che detiene il monopolio dell'esportazione,
si rifiuta di vendere all'Occidente il gas turkmeno, tenendolo
per sé. Il Turkmenistan guarda allora all'Iran, che
offre il suo porto di Bandar-Abbas sul Persico; questo progetto
trova l'opposizione USA che contropropone un gasdotto Caspio-Turchia
(Baku-Ceyan) e soprattutto appoggia un progetto del Pakistan
che propone un gasdotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan
( porto di Gwadar). Questo progetto prevedeva un ruolo di
primo piano della statunitense Unocal e della saudita Delta-Oil.
Siamo negli anni in cui il regime talebano è in buoni
rapporti con gli USA e la via di passaggio rappresentata dall'Afghanistan
è aperta. Torniamo adesso agli anni nostri e leggiamo
dalla "Rivista ENI": Le riserve di gas (Turkmenistan,
Uzbekistan, Kazakhstan) sono dell'ordine di 15-20 trilioni
di mc. Altri quantitativi si potrebbero aggiungere a seguito
di nuove attività esplorative.
Inoltre: La distanza dai mercati potenziali, la mancanza di
gasdotti per le esportazioni proiettano lo sfruttamento delle
riserve di gas in una prospettiva temporale di lungo termine.
Le alternative di trasporto al sistema russo verso i mercati
europei, verso l'Oceano Indiano o verso la Cina hanno il problema
dei transiti attraverso l'Iran (sottoposto ad embargo americano)
o l'Afghanistan (la cui situazione interna è sempre
fluida eufemismo sostitutivo di " condizione perenne
di guerra civile"- ndr), oppure comportano investimenti
che rendono, ad oggi, il gas centroasiatico meno competitivo
rispetto a quello proveniente da altre aree.
Il nuovo Grande Gioco
Cerchiamo ora di disegnare una mappa delle strategie effettive
messe in atto
dai governo USA, in completo accordo con gli interessi delle
multinazionali.
Esaminiamo ora un documento di A.W. Burke della Logistica
del corpo dei
marines scritto per l'ultimo numero del '99 su "Strategic
Review", dello
U.S. Strategic Institute di Boston, in commento del documento
presidenziale
" National Security Strategy" del 30/10/1998: "
L'insieme dei campi
energetici della regione Asia centrale-Medio Oriente contiene
la più grande
concentrazione mondiale di riserve di idrocarburi e merita
l'attenzione
statunitense. Assicurare alle compagnie USA la leadership
nello sviluppo
delle risorse nella regione e azzerare l'influenza russa e
iraniana
sull'esplorazione e sviluppo dei campi energetici, nonché
sulle direttrici
delle pipelines per l'esportazione costituisce la base di
quella politica."
Seguono raccomandazioni che così riassumiamo:
1. Pieno supporto alla realizzazione delle condotte transcaspiche
( tra cui
la Baku-Ceyan) che avrebbero il pregio di mettere fuori gioco
le vie
controllate da Iran e Russia
2. Limitare la penetrazione russa nella regione
3. Sostenere la Turchia in quanto fedele alleato contro Russia
ed Iran
4. Controllare l'Iran
5. Coltivare il Pakistan in chiave anti-Iran; " Il Pakistan
è già un
possibile punto di passaggio per l'esportazione del gas (pur
di passare per
l'Afghanistan, ndr)"
6. Aumentare la presenza militare americana in Asia Centrale
istituendo
rapporti di cooperazione con i vari governi locali.
Come agiscono in questo nuovo contesto strategico le altre
potenze? Abbiamo
ragione di ritenere che la condotta perseguita sia la stessa
degli USA.
L'Iran va accrescendo il suo potenziale militare da tempo
e ha di recente
siglato un accordo con Mosca per rifornimenti bellici per
oltre 300 milioni
di dollari all'anno.
La Cina stessa ha raggiunto un importante accordo per l'acquisto
di armi
dalla Russia, con la quale ha anche firmato un accordo sulla
riduzione delle
truppe di frontiera, chiudendo in tal modo un conflitto sul
riconoscimento
di alcuni confini che si trascinava da anni.
GIOCHI DI POTERE IN AFGHANISTAN ( PARTE PRIMA )
Prima fase: 1979-1989, la sporca guerra Urss-Afghanistan
Dal '79 al '89 si svolge la guerra Urss-Afghanistan. Vediamo
quali sono i
retroscena di questa guerra e che conseguenze ha avuto nello
scenario del
mondo islamico.
Un passo indietro: il 1973 è l'anno in cui, con un
colpo di stato
ortganizzato dal principe Mohammed Daud che detronizza il
re Zahir Shah,
l'Afghanistan viene proclamato una repubblica; nel '78 il
Partito
Democratico del Popolo afghano (PDPA), filo-sovietico, dà
il via alla
"rivoluzione d'aprile" che porta alla nascita della
Repubblica Democratica
dell'Afghanistan, sotto la guida di Mohammad Taraki.
Tuttavia le riforme del nuovo regime, volte alla sovietizzazione
e alla
laicizzazione del paese, alimentano il malcontento di larghi
strati della
popolazione.
E' questo il contesto in cui comincia a organizzarsi la resistenza
islamica
armata.
A metà del '79 le formazioni della guerriglia islamica
riunite in un unico
fronte di resistenza sostenuto da Iran Pakistan ,Cina, controllano
quasi
l'80% del territoro afghano. Taraki viene ucciso e il PDPA
si spacca
definitivamente. L'URSS,
di fronte alla minaccia dell'estansione della ribellione islamica
alle
vicine repubbliche di Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan,
decide di
invadere l'Afghanistan oltrepassando il confine nel dicembre
'79.
Nel gennaio '80 gli Usa offrono al Pakistan un piano di aiuti
economici e
militari per arrestare l'avanzata dell'Urss in Afghanistan,
ma era già da
tempo che la Cia tendeva la sua longa manus verso l'area in
questione. Da
un'intervista a Zbigniew Brzezinsky,ex consigliere per la
Sicurezza
Nazionale Statunitense, da Le Nouvel Observateur (Francia)
15 Gennaio 1998 :
Brzezinsky: Secondo la versione ufficiale della faccenda,
gli aiuti ai
Mujaheddin da parte della CIA sono cominciati durante il 1980,
ovvero, dopo
che l'armata rossa aveva cominciato l'invasione dell'Afghanistan
il 24
Dicembre 1979. La realta', rimasta fino ad oggi strettamente
celata, è
completamente diversa: è stato il 3 luglio 1979 che
il presidente Carter ha
firmato la prima direttiva per aiutare segretamente gli oppositori
del
regime filo sovietico di Kabul.
Quello stesso giorno ho scritto una nota al presidente nella
quale si
spiegava che a mio parere quell'aiuto avrebbe determinato
un intervento
armato dell'unione sovietica in Afghanistan.
Domanda: nonostante questo rischio lei ha sostenuto questa
azione segreta.
Ma lei stesso desiderava questo intervento sovietico ed ha
cercato di
provocarlo?
Brzezinsky: non e' proprio cosi?. Non abbiamo spinto i russi
ad intervenire,
ma abbiamo consapevolmente aumentato le probabilita' di un
loro intervento
Come si attua la strategia USA in questo contesto?
Il ruolo fondamentale è svolto dai servizi segreti
pakistani (ISI) che
ricevono intelligence e finanziamenti da USA e Arabia Saudita
( sono questi
gli anni dell'alleanza economica tra la famiglia Bush e la
famiglia saudita
dei bin Laden, al cui proposito torneremo in seguito). L'ISI
gestisce
autonomamente i fondi americani e la guerra contro la Russia
non viene
presentata al popolo afghano e ai volontari stranieri (che
d'ora in poi
chiameremo arabi-afghani) come una guerra pro-America, ma
come una jihad
islamica contro gli infedeli comunisti. I pochi ufficiali,
che in realtà
erano a conoscenza del vero ruolo americano, lo hanno silenziosamente
accettato, pur di abbattere l'allora principale nemico russo.
Citiamo qualche dato: al 1987 si stima che l'America avesse
fornito alle
forze della guerriglia 65000 tonnellate di armi, fra cui i
micidiali missili
Stinger, e aiuti economici fino a 470 milioni di dollari.
Con l'appoggio
della Cia l'ISI arrivò ad avere uno staff segreto di
ben 150000 persone, a
tutti gli effetti una vera e propria struttura parallela di
governo.
Agli inizi dell'89 è definitivo il ritiro delle truppe
sovietiche e la
sconfitta russa (13310 morti e 35478 feriti ) contribuisce
in modo
determinante alla dissoluzione dell'Urss, come ben previsto
dagli strateghi
americani.
Seconda fase O89' 92- ascesa dei mujhaeddin
Al di là dell'alleanza con gli usa il pakistan ha interesse
a installare un
governo islamico a Kabul subalterno ai suoi scopi. Infatti,Islamabad
, vuole
"disinnescare", la questione del Pashtunistan (la
"Linea Durand" divideva in
due i territoti dell'etnia pashtun tra Afghanistan e Pakistan)
in senso
favorevole al suo paese, così da potersi dedicare alla
ancor più delicata
questione del Kasmhir ( ove c'è l'uranio) dove erano
in corso guerre
sanguinose con l' India.
Inoltre un governo estremista di stampo islamico-sunnita in
Afghanistan
avrebbe esercitato una pressione contro il vicino Iran islamico-sciita
("bestia nera" degli Usa ), e contemporaneamente
avrebbe costituito un freno
per un eventuale ritorno russo nell'area.
Questi calcoli hanno convinti gli Usa a sforzarsi per sostenere
la Jihad
finchè con la definitiva scomparsa dell'Urss ( dic.'91),
l'America si chiama
fuori da un'area ormai scomoda a causa della presenza di un
pericoloso
integralismo islamico da lei stessa precedentemente armato
e si dedica
prevalentemente ad altre aree ( per esempio il golfo persico
dove nel 91
scoppia la guerra ).
L'alleanza dei partiti di Peshawar, che sembrava ormai chiaramente
forzata e
imposta dall'esterno per interessi economici, i quali peraltro
andavano
cambiando la loro direzione, si sciolse e scoppiò la
guerra civile tra le
diverse fazioni della resistenza islamica. Nel 1992 i mujaheddin
tagiki
sostenuti dall'Iran e fedeli a Rabbani e Massud, si impossessano
di Kabul,
sottraendola all'uzbeko Dostum e ad Hekmatjar, leader degli
afghani-arabi,
appoggiato dal Pakistan.
Gli scontri proseguono a fasi alterne fino al 1994, nel momento
in cui
compaiono i talebani ( che nel 1996 prenderanno Kabul) e Russia
e USA
tornano ad interessarsi dell'area.
E' importante capire come la guerra contro la Russia prima
e la successiva
guerra civile siano state il brodo di coltura di un acceso
fanatismo
islamico ( di impronta wahabita-saudita). Basti pensare che
con soldi
sauditi e soprattutto pakistani tra il '92 e l'82 ben 35000
musulmani
provenienti da tutto il mondo hanno infoltito le fila dei
combattenti
afghani. Il Pakistan in primo luogo ha creato centinaia di
madrassas e campi
militari in Afghanistan, più volte usate in seguito
come centri di
reclutamento e addestramento per i soldati da spedire in Kashmir,
Kossovo e
Cecenia.
Fra l'altro molti combattenti hanno preso a ragionare sul
fatto che, se si
era riusciti a sconfiggere l'URSS, perché non si poteva
fare lo stesso con
gli Stati Uniti?
Emblematico è il ragionamento di Brzezinsky.
D: e nessuno di voi e' pentito di avere supportato l'integralismo
ed il
terrorismo islamico con armi ed addestramento?
Brzezinsky: cosa e' più importante per la storia del
mondo? I talebani od il
collasso dell'impero sovietico? Qualche musulmano esaltato
o la liberazione
dell'Europa centrale e la fine della guerra fredda?
L'errore (o forse la dimenticanza ) degli Stati Uniti appare
ora in tutta la
sua evidente drammaticità.
GIOCHI DI POTERE IN AFGHANISTAN (PARTE SECONDA)
Il nuovo grande ruolo dell'Afghanistan nella partita globale
Mentre all'interno del Paese i capi guerrieri si scontrano
massacrando la
popolazione civile, all'esterno non è visibile alcuna
ricerca di soluzioni
politiche per l'Afghanistan. Il mondo intero sembra voler
"dimenticare"
l'esistenza di questo Paese, per cancellare i misfatti e gli
errori di
valutazione commessi in questa regione.
Nel 1993 cambia il contesto strategico e l'Afghanistan, ormai
completamente
disintegrato, torna a farsi importante per i grandi manovratori
delle trame
del potere mondiale. La sparizione dell'URSS è ormai
irreversibile; le
ex-repubbliche sovietiche vogliono divenire luogo di approdo
dei capitali
americani. Teheran si offre ora come via alternativa a i traffici
dell'Asia
Centrale. Consentire all'Iran di controllare i traffici nell'area
avrebbe
significato ridurre l'influenza degli Usa da un lato e dell'Arabia
Saudita
dall'altro sugli stati della CIS dove venivano emergendo nuove
riserve di
petrolio e di gas. Era infatti sul petrolio del Caspio che
l'Iran voleva
mettere le mani. In questo momento dunque Usa e Arabia Saudita
si ritrovano
alleati. Il Pakistan , maggior produttore mondiale di oppio,
voleva dal
canto suo il controllo delle vie della droga. Con la guerra
afgana fu
possibile per il Pakistan agire indisturbato su questo territori
segnato
dagli scontri e bisognoso di finanziare i mujaheddin senza
gravare sui
bilanci interni, decise di trasferire le piantagioni di oppio
in Afghanistan.
Con la piena legittimazione della Cia e dell'Isi ebbe inizio
un enorme
commercio di narcotici che portò l'Afghanistan a produrre,
tra il '92 e il
'95, ben 240 tonn. di oppio annue.
Il 91,5 % del ricavato totale andava ai grandi centri della
criminalità
organizzata sparsi nel mondo civilizzato per un valore di
9,15 miliardi di
dollari all'anno; i restanti 850 milioni di dollari criminali
i fermavano in
Pakistan, consentendogli di affermarsi come potenza nucleare.
I talebani e la strategia Pakistana di controllo dell'Afghanistan
Il 4 novembre del '94 un gruppo di guerriglieri assalta nei
pressi di
Kandahar un convoglio di 30 camion pakistani diretto in Asia
Centrale. I
taliban, (letteralmente , "studenti di teologia coranica")
compaiono per la
prima volta sulla scena come gruppo armato che dichiara di
voler proteggere
la libertà di traffico e di transito in Afghanistan.
Il giorno dopo Kandahar
viene presa dai talebani. Agli inizi del O95 i talebani controllano
sette
province afghane su 28 e nel febbraio O95 arrivano a Kabul
sconfiggendo in
pochi mesi i partiti dei mujaheddin e il governo, sempre più
debole e diviso
di Rabbani.
E' chiaro che il convoglio nascondesse dietro la facciata
di aiuti umanitari
merci scottanti quali armi e droga.
I talebani appartengono alla setta sunnita dell'Islam (inizialmente
erano
pasthun durani ) e vogliono costruire una vera società
islamica, sebbene sin
dall'inizio non siano chiare le loro concezioni statuali e
le loro idee
costituzionali.
Tra fasi stagnanti e momenti di rapidissime avanzate militari,
sostenuti
economicamente e militarmente dal Pakistan, i talebani arrivano
nel '98 a
conquistare Mazar-i-Sharif e a controllare il 90% del territorio
afghano.
Nella prima tappa di questa ascesa un governo talebano filopakistano
era la
carta che il Pakistan poteva giocare per soddisfare l'alleato
americano, che
sosteneva fortemente il progetto Unocal di un gasdotto attraverso
l'Afghanistan. Nel 1998 tuttavia qualche ingranaggio in questo
complesso
marchingegno si rompe.
Facciamo ora un passo indietro.
Bin Laden, gli americani e i talebani
La storia degli affari tra la famiglia Bush e la famiglia
Bin Laden comincia
negli anni '60 in Texas. Mohammad Bin Laden, sceicco saudita
diventato
miliardario con commesse edili provenienti direttamente dalla
famiglia reale
comincia a fare investimenti in America. Dopo la morte di
Mohammad
(incidente aereo) il testimone passa al figlio Salem Bin Laden,
fratello
maggiore di Osama, che "sbarca" in Texas nel '73,
fondando una compagnia
aerea. Compagno di avventure imprenditoriale di Salem è
il cognato Khalid
bin Mafhouz, proprietario della più grande banca privata
del mondo e
banchiere della casa reale saudita. L'obiettivo dei due è
entrare nei
circoli finanziari americani che contano per poter poi condizionare
la
politica americana agli interessi della dinastia saudita.
L'uomo giusto da
agganciare per questo progetto è in quegli anni G.
Bush senior, petroliere,
influente uomo politico, direttore della Cia dal '76. C'è
anche il contatto
giusto: si tratta di J.Bath, imprenditore, amico personale
di G.Bush junior,
agente Cia per i contatti con l'Arabia Saudita , alle dipendenze
di Bush
senior. L'anno di svolta è il '78. Bush jr. fonda la
Arbusto Energy e i due
sauditi, tramite Bath, prestanome di Salem, contribuiscono
al capitale
iniziale. In seguito Bath procurerà molti affari importanti
ai due che
entreranno pesantemente nei giri giusti. Gli anni '80 vedono
l'ascesa di
tutti questi personaggi. Bush sr. diventa vice presidente
nell'81 e
presidente nell'88; Bush jr. si da sempre più alla
finanza e nonostante le
sue società sembrassero sempre a un passo dal fallimento
guadagna milioni di
dollari , usufruendo di finanziamenti dagli arabie da tutto
l'entourage di
papà Bush. Salem e Mafhouz si radicano nel tessuto
economico americano. Tra
l'86 e il '90 Mafhouz acquisisce il 20% delle azioni Bcci
, banca usata come
copertura dalla Cia per il riciclaggio del denaro della droga,
denaro usato
tra le altre cose per finanziare i mujaheddin afghani nella
loro guerra
contro l'URSS. Tra i consiglieri di tale banca siede tra l'altro
Khalifa ,
sceicco del Bharein . Sempre Mafhouz è tra i finanzatori
della "Blessed
Relief", Ong musulmana recentemente accusata di finanziare
Osama Bin laden
(di cui Mafhouf è cognato).Tutte queste attività
portano Mafhouz al 125°
posto nella classifica degli uomini più ricchi del
mondo secondo Forbes.
Nell'87 Mafhouz acquisisce il 17% delle azioni Harken Energy
compagnia di
Bush Jr.; subito dopo la Harken ottiene una commessa multimiliardaria
dal
Barhein ( guarda caso) e le azioni volano alle stelle.Nell'88
però Salem
muore come il padre in un incidente aereo e nel '90 il sodalizio
Bush
_Mafhouz si rompe. Bush jr., prevedendo la crisi del petrolio
kuwaitiano e
la conseguente guerra del golfo ( fatta dal padre) vende tutte
le azioni
della Harken finchè il prezzo è ancora alto;
quando la Harken fallisce
Mafhouz è l'unico che ne paga le conseguenze e lo scandalo
travolge anche la
Bcci che fallisce. Mafhouz dunque scompare di scena e ripara
in Irlanda.
Attualmente è ricercato come braccio destro di Osama
Bin Laden.
Durante la guerra contro l'URSS il giovane Osama combatte
al fianco dei
mujaheddin; pur essendo antiamericano, sceglie di approfittare
del sostegno
USA contro l'URSS . Tra il '90 e il '91 si rompe il cartello
finanziario tra
Bush e bin Laden e soprattutto l'America invade il Golfo.
Osama si allontana
allora dalla casa reale saudita, facendosi promotore degli
interessi
petroliferi locali.
Privato successivamente della cittadinanza saudita, ripara
in Sudan, da
dove, grazie alle sue immense risorse finanziarie riesce a
mettersi a capo
di un vasto movimento islamico antiamericano, cresciuto e
fanatizzato nel
calderone delle guerre civili afghane. Messo in piedi un vero
e proprio
impero del terrore, si sposta in Afghanistan, dove nel '96,
con la
mediazione del Pakistan (qual fatale errore!) conosce il mullah
Omar.
Mediante un'abilissima operazione politica, supportata dagli
aiuti
finanziari e militari che bin Laden era in grado di offrire
ai talebani,
sfila ai pakistani il controllo di ampi settori del regime
talebano,
rivolgendoli contro l'America. Nel 1998 si sfiora la guerra:
bin Laden fa
esplodere le ambasciate americane in Africa e l'America risponde
con una
pioggia di missili sui campi di al-Queda. L'Unocal abbandona
il progetto. I
tempi per una guerra però non sono ancora maturi. Sono
gli anni in cui
l'amministrazione Clinton privilegia i Balcani e il Kossovo.
Si tenta una
negoziazione che sembra aprire uno spiraglio; nel 2000 la
Unocal rientra nel
progetto, ma è solo uno fuoco di paglia. In seguito
il cambio della guardia
al governo USA: si insedia al potere l'amministrazione più
militarista e
connessa con gli interessi petroliferi degli ultimi anni.
Dal marzo 2001 ad
agosto 2001 l'America offre un ultimatum ai talebani: se ci
consegnate bin
Laden ( e ci lasciate costruire il gasdotto Unocal, ndr) vi
copriremo d'oro,
altrimenti vi seppelliremo di bombe.
Collettivo di fisica, gruppo "guerra e pace", un.
"La Sapienza", Roma
Questo lavoro è in fase costante di aggiornamento.
Sarà gradita ogni forma di collaborazione
Per mandare materiale, osservazioni , commenti, critiche :
guerraepace@collettivodifisica.it
Chiunque può stamparlo, fotocopiarlo e diffonderlo
come crede (anzi, gli autori si augurano che ciò avvenga)
con l'unica richiesta di riportare sempre la nota per il lettore
iniziale e i contatti web e e-mail con il collettivo di fisica
indicati in prima pagina.
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