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Questa che si sta svolgendo non è soltanto una guerra, è
una rivoluzione.
Una rivoluzione del modello di pensiero creatosi negli ultimi anni
e una
rivoluzione del linguaggio. L'interesse a mantenere il controllo
della
popolazione civile ha sempre imposto un linguaggio imbonito, ipocrita,
ma
che permetteva di far rientrare la guerra nel senso morale dei civili
occidentali. I nemici morti sono sempre stati segnalati come "perdite
nelle
fila nemiche", poi si parlava di obiettivi colpiti. Credevamo
di avere un
senso comune ormai assodato, che ci spingeva a rigettare le stragi
di massa,
che ci portava a ritenere che gli eserciti nemici vengono amnistiati,
che
ci faceva sentire le guerre come l'intervento dei buoni contro un
nemico
invisibile e mai piangente.
Ma l'America ha deciso di cambiare politica e dopo essersi consultata
con i
suoi esperti di comunicazione ha stabilito che il mondo occidentale
civile
era ora disponibile a sentire l'odore del sangue tirando fuori istinti
sopiti dalla morale. Così hanno preso la morale, l'hanno
infilata in una
fossa e ci hanno messo parecchi quintali di terra sopra.
Mostrano tranquillamente giovanissimi volontari arabi sanguinanti,
morti a
terra, disperati, e li sottolineano con parole mai usate prima.
Viene
sganciata la terribile bomba pesante, che distrugge tutto
indiscriminatamente, e dichiarano "l'obiettivo è uccidere
quanti più uomini
possibili". L'obiettivo è uccidere uomini non era mai
stato detto nella
società moderna. I volontari arabi si arrendono e l'America
ribadisce che
non li vuole arresi ma morti. Dichiara apertamente il desiderio
di strage.
Ci sono i marines a sud dell'Afghanistan. Ci hanno detto esplicitamente
che
lo scopo di questi terminators è uccidere chi tenta la disperata
fuga. E
senza più alcun problema viene mostrata al mondo la loro
operazione
dichiarata un "successo": l'uccisione di sette ragazzi
che non sparano,
stanno fuggendo.
In queste ore centinaia, forse migliaia, di giovani a Tora Bora
stanno
chiedendo disperatamente l'intervento dell'ONU, quella propaggine
degli USA
che si ostina a chiamarsi Nazioni Unite, ma Rumsfeld risponde "nemmeno
per
sogno, li ammazziamo tutti". E gli uomini di Washington sorridono,
a volte
addirittura ridono, quando parlano di uccidere tutti, di non dare
possibilità di nessuna bandiera bianca, di non fare prigionieri.
Questa tecnica è stata studiata a tavolino. Lo scopo è
sfruttare l'onda
emotiva degli attentati in America per aprire un nuovo capitolo
sulle guerre
e il colonialismo. La gente si abitua, si calmano gli inascoltati
sostenitori dei diritti civili e in futuro non ci saranno più
processi alle
guerre e agli eccidi in paesi lontani. Nessuno reagisce più,
l'ONU tace, i
morti sono una festa. La tecnica è riuscita.
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