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L'Atomica è già stata sganciata
di Laura Malucelli

Oggi, ancora una volta, hanno sganciato la "super bomba" e vicino a una città, a un abitato civile. La "super bomba", conosciuta anche come 'daisycutter', 'taglia margherite', combina una miscela di nitrato di ammonio e alluminio con ossigeno e idrogeno e produce un'esplosione tale da ridurre in cenere una superficie con un raggio di più di mezzo chilometro. Essa era stata largamente impiegata in Vietnam per creare rapidamente campi di atterraggio nella giungla e anche durante la guerra del Golfo. Gli effetti sono devastanti, in tutto e per tutto identici a quelli della bomba atomica, fatta eccezione per il fatto che non emette radiazioni ma sostanze chimiche perduranti altrettanto nocive. Nulla crescerà più, in quei luoghi già così aridi. E i gas che rilascia, il terribile calore, il vento velenoso sono in grado di uccidere migliaia di persone. Quelle migliaia saranno stati talebani, pashtun, "stranieri"… le differenze che ci vogliono inculcare non le sanno nemmeno gli afgani che cambiano continuamente fronte ed alleanze per garantirsi un po' di vita davanti e un pezzo di pane in tavola. Saranno stati nemici o "danni collaterali", ma migliaia di persone sono morte sotto una bomba vile. I talebani e gli uomini del Fronte Unito combattono la loro guerra, fatta di odi e rancori, ma una guerra nella quale si soffre e si piange. Intanto gli occidentali restano ad alta quota a combattere la loro guerra vigliacca, quella che gli impone di non dover mai raccontare in patria dei ragazzi che muoiono e gridano, altrimenti il tacchino potrebbe andare di traverso. Vengono in mente le promesse dei primi giorni, di una guerra con armi talmente tecnologiche da colpire esattamente e solo l'obiettivo. Hanno detto che in passato erano stati fatti errori ma la possibilità di sbaglio è diminuita tanto da garantire una guerra pressoché "pulita". Quanti dovranno ancora morire perché si capisca che la guerra è fatta di morti e che si chiami al terrorismo o no è sempre uno Stato e la sua gente che viene bombardata? E intanto l'obiettivo passa di moda e torna in auge, cambia e si rimescola, a seconda dei giorni e dei risultati. Quando non si riesce a dare un senso a tutto questo sangue, quando gli accordi taciti tra potenze in campo sono tanto repentini quanto segreti, il nome di bin Laden diventa un jingle, ovunque come l'aria. Poi riscompare per un po', perché poi parlare troppo di bin Laden è pericoloso. Rimane sempre il fatto che di lui non si sa nulla, che non ci sono prove, che non si sa dove sia e con chi stia. La storia è troppo complicata e non la si deve e non si vuole spiegare. Così la macchina narrativa dei media ha i suoi nemici da muovere sulla scacchiera degli umori popolari. Ma quanto contano questi nemici? Nulla, sono virtuali. Contano così poco che non è stato nemmeno emesso un mandato di cattura internazionale né contro bin Laden né contro la rete di al Quaeda in contemporanea alla guerra sugli afgani. In pratica essi avrebbero potuto continuare a girare impunemente per l'Europa perché l'America non ha emesso ordini di cattura per nessuno, in conseguenza agli attentati dell'11 settembre. Hanno fatto nomi, hanno creato scalpore ma intorno ad indagini che non sono potute procedere, in totale assenza di un mandato di cattura. Intanto però è stato attaccato l'Afghanistan e il suo popolo di miseri. Ma che i mandati di cattura non esistano, beh questo non importa. I nemici sono virtuali. Osama bin Laden verrà ucciso, molto probabilmente, quando ciò converrà. O, forse, verrà spostato nel mondo come un mirino? Brancoliamo nel buio e in una storia che ci viene propinata talmente paradossale e assurda che se non fosse tragica sarebbe comica. Anche Hollywood (alcune settimane fa) ha offerto il suo servizio per rendere credibili le invenzioni di chi fa la storia e la scrive da sempre falsa. Ma la bomba era vera, i morti lo erano, i bimbi che Gino Strada ci mostra lo sono, i ragazzi-soldato che combattono una guerra che non possono capire lo sono. Quello è tutto ciò che di questa guerra possiamo capire.