Altri giornalisti sono morti. Uno di loro aveva dichiarato
che tante guerre erano passate dinnanzi ai suoi occhi per fargli scoprire
che, comunque si chiami il loro esercito, a morire sono sempre gli
stessi. Sì, i morti che giacciono a terra non hanno ragione
o torto, ma hanno abiti cenciosi, visi scavati e stanchi, una vita
di miseria disegnata sulle mani e finiscono così, in ogni angolo
del mondo, per assomigliarsi tutti. Intanto la propaganda continua
a bombardare di messaggi che agli occhi di chi non crede che il popolo
venga mai considerato, anche solo per informarlo, lasciano solo il
buio. Buio sulle parti in causa, sui chi e sui perché.
Tante informazioni forse importanti sfuggono tra le righe, inviano
messaggi, forse decifrabili, forse un giorno, forse non dal popolo,
forse non da noi. Ma sono altre verità, briciole di luce o
informazioni impazzite. Queste sono quelle di oggi.
I Medici senza Frontiere denunciano che prima della conquista dell'Alleanza
del Nord 25 militari USA erano sul terreno. Ma non su un campo di
battaglia, bensì nascosti dalla protezione dell'edificio d'appoggio
umanitario dei Medici senza Frontiere e in quanto base di MSF non
attaccata dai talebani, nei pressi di Herat. Siobhan Isles, coordinatore
del progetto MSF a Herat, ha affermato preoccupato che in questo modo
hanno messo a rischio tutto il loro lavoro oltre alle loro vite.
In Afghanistan ogni ora una persona muore su una mina, e ogni cinque
minuti una persona viene colpita da una mina. Questo dichiarava Amnesty
International prima dell'11 settembre. Vi erano 10 milioni di mine
antiuomo sul territorio. Ora gli USA hanno sganciato 70.000 cluster
bombs nel paese. Si tratta di bombe a grappolo, ogni bomba contiene
202 minibombe, che cadono sul terreno, nella maggior parte inesplose.
Esploderanno sui civili negli anni a venire. Per questo per il trattato
internazionale della Convenzione di Ginevra sono assolutamente interdette.
Gli Stati Uniti contravvengono alla messa al bando.
Il premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchù era a Milano.
Parlando agli studenti ha dichiarato che l'Occidente pagherà
per tutte le guerre che ha fatto nel mondo. La Menchù, ambasciatrice
dell'Unesco, ha detto: "se i seimila morti delle Torri gemelle
meritavano una simile guerra, allora l'avrebbero meritata anche le
duecentomila vittime della guerra civile del Guatemala e i quasi cinquantamila
"desaparecidos". In un'intervista rilasciata a Matteo Scanni
il Nobel impegnato sempre contro le ingiustizie così risponde:
Cosa si può fare per fermare una guerra che si preannuncia
ancora lunga?
"Purtroppo questo conflitto maschera il tentativo di ricomporre
gli interessi mondiali dei paesi più forti militarmente ed
economicamente. Sarà anche l'occasione giusta per tappare la
bocca a chi non si allinea. Temo un ritorno ai tempi della Guerra
fredda, quando tutti gli oppositori del regime erano considerati dei
sovversivi. Dunque, attenzione: questa è una crisi mondiale
più che una guerra mondiale."
Come legge la guerra in Afghanistan?
"Il primo pensiero va a tutti i civili che sono morti sotto le
bombe: ad oggi non sappiamo ancora quanti sono, sicuramente alcune
migliaia, se non di più. La guerra è un dramma che colpisce
soprattutto le persone della strada. Spero che l'azione diplomatica
dell'Onu riesca realmente a fermare questo massacro. La lotta contro
il terrorismo non è però la guerra."
Cosa pensa di Bin Laden?
È un alunno degli Stati Uniti, un militare che è stato
addestrato come uno stratega per combattere contro i russi. Ma è
anche un formidabile pretesto per nascondere i veri interessi che
sono in gioco con questa guerra: il controllo degli oleodotti e del
petrolio afgano. Ho seguito da vicino l'evolversi di questa situazione
dal punto di vista degli accordi internazionali e ho anche studiato
alcuni documenti. Ci sono elementi a sufficienza per capire che gli
Stati Uniti smaniano per mettere le mani sui paesi arabi.
Oggi ci si prepara ad attaccare l'Iraq. Forse anche per questa
guerra ci sono prove invisibili al popolo che impongono una strage
e una tragedia umanitaria immane. Chissà quanti altri stati
saranno ritenuti colpevoli, chissà se verranno collegati
agli attentati dell'11 settembre o si tratterà di prevenzione,
ma soprattutto, chissà se saranno tutti stati con pozzi petroliferi.
Tante, troppe cose non quadrano in tutta questa storia. Collegamenti
che non conosceremo mai e forse dinnanzi ai quali coloro che ci
sembrano i protagonisti, Bush e bin Laden, sono piccola cosa. Tanti
interessi, altri e nascosti, ci sono sempre, in ogni guerra. Chi
o cos'altro c'è dunque in questa guerra? Torniamo ai giornalisti
uccisi. Non uccidono tutti i giornalisti sul territorio, di lì
ne sono passati tanti, hanno ucciso questi forse perché questi
volevano uccidere. Forse sono stati i talebani, ma ora in Afghanistan
anche se fa freddo sono stati i talebani. Forse sono stati dunque
i talebani, forse sono stati altri disperati. Ma allora perché
proprio quella troupe? "E' morta per ciò che sapeva
ma nessuno indaga", scrisse Maria Grazia Cutuli, su Epoca,
dopo l'assassinio di Ilaria Alpi a Modagiscio il 20 marzo 1994.
Quando sono i giornalisti a morire c'è quasi sempre una storia
dietro. Dicono che può essere stata la scoperta delle armi
batteriologiche e chimiche di Osama bin Laden. Cioè quelle
che tutti sospettavano esistessero e che lui stesso ha dichiarato
di avere? Magari poi ha cambiato idea, voleva che la cosa restasse
dubbia, non si ricordava di averlo dichiarato
o forse c'era
qualcos'altro che collegava le armi chimiche a altre storie? Noi
non le sapremo.
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