CACAONLINE
.IT
 

Oggi la guerra
di Laura Malucelli
Altri giornalisti sono morti. Uno di loro aveva dichiarato che tante guerre erano passate dinnanzi ai suoi occhi per fargli scoprire che, comunque si chiami il loro esercito, a morire sono sempre gli stessi. Sì, i morti che giacciono a terra non hanno ragione o torto, ma hanno abiti cenciosi, visi scavati e stanchi, una vita di miseria disegnata sulle mani e finiscono così, in ogni angolo del mondo, per assomigliarsi tutti. Intanto la propaganda continua a bombardare di messaggi che agli occhi di chi non crede che il popolo venga mai considerato, anche solo per informarlo, lasciano solo il buio. Buio sulle parti in causa, sui chi e sui perché.
Tante informazioni forse importanti sfuggono tra le righe, inviano messaggi, forse decifrabili, forse un giorno, forse non dal popolo, forse non da noi. Ma sono altre verità, briciole di luce o informazioni impazzite. Queste sono quelle di oggi.
I Medici senza Frontiere denunciano che prima della conquista dell'Alleanza del Nord 25 militari USA erano sul terreno. Ma non su un campo di battaglia, bensì nascosti dalla protezione dell'edificio d'appoggio umanitario dei Medici senza Frontiere e in quanto base di MSF non attaccata dai talebani, nei pressi di Herat. Siobhan Isles, coordinatore del progetto MSF a Herat, ha affermato preoccupato che in questo modo hanno messo a rischio tutto il loro lavoro oltre alle loro vite.
In Afghanistan ogni ora una persona muore su una mina, e ogni cinque minuti una persona viene colpita da una mina. Questo dichiarava Amnesty International prima dell'11 settembre. Vi erano 10 milioni di mine antiuomo sul territorio. Ora gli USA hanno sganciato 70.000 cluster bombs nel paese. Si tratta di bombe a grappolo, ogni bomba contiene 202 minibombe, che cadono sul terreno, nella maggior parte inesplose. Esploderanno sui civili negli anni a venire. Per questo per il trattato internazionale della Convenzione di Ginevra sono assolutamente interdette. Gli Stati Uniti contravvengono alla messa al bando.
Il premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchù era a Milano. Parlando agli studenti ha dichiarato che l'Occidente pagherà per tutte le guerre che ha fatto nel mondo. La Menchù, ambasciatrice dell'Unesco, ha detto: "se i seimila morti delle Torri gemelle meritavano una simile guerra, allora l'avrebbero meritata anche le duecentomila vittime della guerra civile del Guatemala e i quasi cinquantamila "desaparecidos". In un'intervista rilasciata a Matteo Scanni il Nobel impegnato sempre contro le ingiustizie così risponde:
Cosa si può fare per fermare una guerra che si preannuncia ancora lunga?
"Purtroppo questo conflitto maschera il tentativo di ricomporre gli interessi mondiali dei paesi più forti militarmente ed economicamente. Sarà anche l'occasione giusta per tappare la bocca a chi non si allinea. Temo un ritorno ai tempi della Guerra fredda, quando tutti gli oppositori del regime erano considerati dei sovversivi. Dunque, attenzione: questa è una crisi mondiale più che una guerra mondiale."
Come legge la guerra in Afghanistan?
"Il primo pensiero va a tutti i civili che sono morti sotto le bombe: ad oggi non sappiamo ancora quanti sono, sicuramente alcune migliaia, se non di più. La guerra è un dramma che colpisce soprattutto le persone della strada. Spero che l'azione diplomatica dell'Onu riesca realmente a fermare questo massacro. La lotta contro il terrorismo non è però la guerra."
Cosa pensa di Bin Laden?
È un alunno degli Stati Uniti, un militare che è stato addestrato come uno stratega per combattere contro i russi. Ma è anche un formidabile pretesto per nascondere i veri interessi che sono in gioco con questa guerra: il controllo degli oleodotti e del petrolio afgano. Ho seguito da vicino l'evolversi di questa situazione dal punto di vista degli accordi internazionali e ho anche studiato alcuni documenti. Ci sono elementi a sufficienza per capire che gli Stati Uniti smaniano per mettere le mani sui paesi arabi.

Oggi ci si prepara ad attaccare l'Iraq. Forse anche per questa guerra ci sono prove invisibili al popolo che impongono una strage e una tragedia umanitaria immane. Chissà quanti altri stati saranno ritenuti colpevoli, chissà se verranno collegati agli attentati dell'11 settembre o si tratterà di prevenzione, ma soprattutto, chissà se saranno tutti stati con pozzi petroliferi.

Tante, troppe cose non quadrano in tutta questa storia. Collegamenti che non conosceremo mai e forse dinnanzi ai quali coloro che ci sembrano i protagonisti, Bush e bin Laden, sono piccola cosa. Tanti interessi, altri e nascosti, ci sono sempre, in ogni guerra. Chi o cos'altro c'è dunque in questa guerra? Torniamo ai giornalisti uccisi. Non uccidono tutti i giornalisti sul territorio, di lì ne sono passati tanti, hanno ucciso questi forse perché questi volevano uccidere. Forse sono stati i talebani, ma ora in Afghanistan anche se fa freddo sono stati i talebani. Forse sono stati dunque i talebani, forse sono stati altri disperati. Ma allora perché proprio quella troupe? "E' morta per ciò che sapeva ma nessuno indaga", scrisse Maria Grazia Cutuli, su Epoca, dopo l'assassinio di Ilaria Alpi a Modagiscio il 20 marzo 1994. Quando sono i giornalisti a morire c'è quasi sempre una storia dietro. Dicono che può essere stata la scoperta delle armi batteriologiche e chimiche di Osama bin Laden. Cioè quelle che tutti sospettavano esistessero e che lui stesso ha dichiarato di avere? Magari poi ha cambiato idea, voleva che la cosa restasse dubbia, non si ricordava di averlo dichiarato…o forse c'era qualcos'altro che collegava le armi chimiche a altre storie? Noi non le sapremo.