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Articolo
apparso sul Cacao n° 20
"Polemiche
insensate"
Secondo
il sottosegretario alla Difesa Paolo Guerrini le polemiche
sull'uso delle armi all'uranio impoverito durante la guerra
in Kosovo sono insensate.
Durante
un'intervista del Corriere della Sera lo stesso sottosegretario
ha dichiarato che le misurazioni della radioattività
fatte sul posto hanno dato tutte livelli di radioattività
inferiori alle radiazioni "ritenute" normali.
Secondo
lui è inutile tirare fuori il problema adesso. Il governo
italiano sapeva benissimo che gli aerei in dotazione agli
americani portavano armi all'uranio impoverito.
Secondo
lui "gli eventuali riflessi sulla salute umana sono stati
molto esagerati".
E
qui c'è il colpo di scena!
L'intervistatore
dice che uno studio compiuto in Iraq dalla SIRR (Società
italiana ricerche sulle radiazioni) è giunto alla conclusione
che gli effetti sulla popolazione locale siano trascurabili.
Chiede se esista uno studio analogo per il Kosovo.
Paolo
Guerrini risponde che c'è una ricerca finanziata anche
dall'Italia e i risultati sono rassicuranti. Inoltre, fa notare,
i soldati italiani avevano un opuscolo descrittivo che spiegava
come comportarsi per evitare contaminazioni. Le zone a rischio
sarebbero state inoltre bonificate da squadre speciali.
Una
dichiarazione praticamente identica è stata rilasciata
il 18 febbraio al quotidiano "Il Manifesto" dal
generale Giuseppe Emilio Gay, comandante del Comando italiano
a Pec: "Abbiamo fatto fare rilevazioni e in nessun caso
abbiamo situazioni oltre i limiti di guardia dell'ONU".
Bisogna
però ricordare due cose: la prima è che l'Onu
e la Nato hanno fatto una mappatura delle zone a rischio di
contaminazione dopo la guerra dei Balcani.
Una
di queste zone è la città di Belgrado, dove
vige l'embargo. Qui nessun tipo di macchinario per le rilevazioni
può entrare e nessuna informazione può uscire.
La
seconda è che fino ad oggi si è parlato di contaminazione
radioattiva, ma nessun rilevamento è stato fatto sulla
tossicità chimica dell'uranio sulla popolazione.
Uno
studio dell'agenzia Anpa ha infatti dimostrato che il pericolo
dell'uranio è anche la contaminazione chimica dovuta
all'ingestione e all'inalazione delle polveri.
Domenica
scorsa padre Jean-marie Benjamin ci ha portato ad Alcatraz
un video di circa un'ora che racconta l'embargo, ma soprattutto
mostra le vittime civili delle contaminazioni chimiche (e
non solo radioattive) in Iraq.
Il video di padre Jean-Marie Benjamin, uno dei protagonisti
di questa guerra contro l'uranio e l'embargo e autore del
libro "Iraq l'Apocalisse", contiene anche una serie
di interviste a esperti e vittime dell'embargo iracheno e
dell'uranio impoverito.
Tra
le altre anche un'intervista a Carol, sergente donna dell'esercito
degli Stati Uniti d'America. Durante la guerra del Golfo ha
prestato servizio come infermiera presso i soldati delle truppe
alleate e aiutava anche i civili iracheni.
Avvicinandosi
a un carrarmato iracheno in fiamme ha respirato particelle
di uranio liberate dal fumo. Oggi è affetta da una
grave forma di tumore.
C'è
poi un'intervista al professor Siegwart-Horst Gunter, presidente
della Croce Gialla Internazionale di Vienna e esperto di malattie
infettive e epidemiologia. Gunter dal 1991 a oggi si è
recato ben 22 volte in Iraq per curare i bambini contaminati
da uranio.
Stiamo
visionando tutto il video e sbobinando le parti più
salienti delle interviste, vi sapremo dire qualcosa nelle
prossime settimane. La cosa più sconvolgente di tutta
questa storia è che le autorità militari e politiche
continuino a negare l'esistenza del problema della tossicità
chimica dell'uranio 238.
Simone
Canova
Italia:
Muoiono di leucemia due militari italiani che avevano
partecipato alla missione multinazionale in Bosnia (Novembre
Ô98). Salvatore Vacca 23 anni di Nuxsis nel cagliaritano e
Giuseppe Pintus, 28 anni di Assemini, sempre in provincia
di Cagliari, sono deceduti nel settembre scorso.
La
Pax Christi denuncia il silenzio assoluto su questi due cadaveri
e sulle cause della loro morte.
Antonello
Repetto di Pax Christi spiega che pochi sono a conoscenza
di questi due decessi a causa dell'assoluto silenzio dei media.
I
famigliari chiedono insistentemente indagini e verifiche che
invece languono. I vertici militari della Brigata Multinazionale
di Pace liquidano i due decessi per leucemia acuta linfoblastica.
Parlano di tragica coincidenza.
Sono
i primi due casi di militari morti per leucemia dopo la guerra
in Kosovo, mentre la Nato si ostina a impedire le rilevazioni
sulle aree di utilizzo dell'uranio impoverito nelle zone colpite.
Ammonisce
Antonello Repetto che i decessi di questi due militari potrebbero
purtroppo essere i primi di una lunga serie perché
il Kosovo, la Serbia e la Bosnia sono ormai saturi di radioattività.
(Notizia
tratta da "Il Manifesto" dell'11 marzo)
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